NENA

23 giugno 2011

Nena
Giornata di bicicletta trainata a mano, di mal di schiena, immerso nel caos cittadino intento a non farmi inghiottire dalla frenesia che mi circonda e che quasi mi rimprovera per il mio passo lento.
" Ciao, tu sei Alkoliker! Ciao " !
Percepisco una sorta di corto circuito, nel copione di oggi non era previsto questo personaggio. Resto bloccato, un attimo dopo le afferro entrambe le mani, le entro negli occhi, lei è entrata nei miei solo un attimo prima.
" Sul treno verò? Ci siamo conosciuti sul treno "?
" No, un mio amico mi ha mandato un tuo video da Youyube, tu avevi una giacca arancione "
Ho la conferma che si tratta di una donna bellissima, occhi azzurri, forse verdi, forse celesti, oppure tutti insieme, la pelle del viso come le pagine di un libro sfogliato mille volte, un libro letto, amato, abbandonato, un libro messo in uno zaino che ha viaggiato a piedi, sui treni, nelle coriere, in qualche vecchio furgone scassato alimentato con olio di colza.
Ok rivediamo un attimo il copione di questa storia, per oggi direi che questo è il personaggio principale: una bella donna con il guardaroba nel bosco che la domenica mattina fa colazione con gli Elfi.
" Io sono Nena "
Ondeggia sui fianchi, sorride, è contenta, fa un mezzo passo indietro e mi saluta:
" Ciao ci vediamo in giro " 
Con il braccio fa due cerchi nell'aria e scompare.
Cerco di fermarla ma è come infilare il braccio in una nuvola.
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WEB ON THE ROAD

14 aprile 2011

E poi improvvisamente ti trovi nel posto giusto, con la Poderosa accucciata dietro la panchina e la sensazione che tutto quello che ti gira intorno abbia trovato la sua giusta collocazione nel mondo. Due ragazzini giocano a " Muro" con un pallone di cuoio spelacchiato dai continui colpi contro il muro di cinta di una modesta casa di campagna.
Il vento tira. Gli occhi pieni di polvere. Gli alberi ballano. Le case impassibili.

Su Faccebook potete seguire gli spostamenti.
Ho un PC e la connessione per aggiornare il mio stato.

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Web on the road

11 aprile 2011

L'INQUILINO

1 settembre 2009

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Non devo più scendere in città. Mii uccide.
L’alcool delle ultime settimane per il quale sono ancora ubriaco mentre prendo il primo caffè della giornata non appena metto piede in Babilion mi cala in uno stato ansioso carico di paura. Panico, credo si tratti di questo.
E poi lui, proprio sotto la cintura che pare non subire i massicci attacchi alcolici degli ultimi giorni.
Caffè latte e zucchero per una colazione sempre troppo dolce.Devo comprarmi un cucchiaino, in questa casa c’era praticamente tutto e non comprendo perchè si siano portati via solo le posate.
Una caffettiera da tre tazze per due porzioni di caffè in uno dei tanti bicchieri lasciati nella dispensa: bicchieri per l’acqua, il vino, gli amari, la birra e ben sei scodelle per la colazione.
Al secondo bicchiere di caffè ecco cominciare il tormento. A dodici anni era quasi una gioia masturbarsi a tutte le ore, tre quattro cinque volte al giorno per circa dieci anni.Poi solo due tre volte al giorno, ovunque, a casa mia o degli amici, in bottega e in qualsiasi spazio pur di soddisfare le erezioni di  quello che con gli anni si è rivelato uno scomodo inquilino.
A lui non importa, mi guarda con il suo unico occhio quasi ad implorare: " Aiutami, ti prego".
Non potrò fare nulla fintanto che non verserà le sue lacrime bianche gelatinose e dunque obbedisco.
Sono sceso in bicicletta per ritirare la pensione, la pressione della sella sulla vescica sembra averlo quietato ma i suoi desideri mi salgono sino ai polsi.Ora son miei.
Non posso fermarmi un attimo, sono talmente agitato, eccitato, che qualsiasi sguardo o visione trasformerebbero il mio corpo in una gatta in calore. Uomo o donna di qualsiasi età e forma non mi dissuaderanno, come al solito mi affido ai pedali della bicicletta fissando il battistrada della ruota anteriore e cercare di non "Guardare", a meno che non abbia la certazza di avere di fronte a me un aminale affine.
Mi siedo su una panchia nei pressi della stazione, mi sale l’ansia per il timore che il desiderio straspaia vivo e impetuoso.Spiegare che non mi appartiene sarebbe impossibile, l’unica cosa che posso fare è quella di inchiodare la vescica alla sella per controllare come posso l’inquilino scomodo.
"Bastardo lasciami in pace, voglio solo fare la spesa e tornare a casa".
Al negozio di informatica mi accoglie una signora di sessantanni circa, un  garbato sorriso, vestita come una donna d’altri tempi e i modi dei negozianti di una volta tesi a soddisfare tutte le richieste dei loro clienti.
Io cerco solo un lettore DVD, l’inquilino tutto il resto.
"Lasciami in pace Bastardo".
Comincio a tremare e per il momento appaio solo come un ragazzo estremamente timido e goffo, mi fermerei volentieri a parlare con la signora di qualsiasi cosa. Vorrei raccontarle del libro e delle tante soddisfazioni che mi regala continuamente, ma il Bastardo preme ed io esco
velocemente col mio DVD   dal negozzio per tentare di addomesticarlo con il dorso della sella.
Per quanto piccola sia questa città, c’è comunque troppa gente e l’unica cosa che posso fare è inboccare l’argine del fiume.
"Basta adesso basta". Mi sembra di impazzire.
Incrocio due ragzze dal passo lento e  in fila indiana, sembrano uscite da una comunità psichiatrica per la passeggiata mattutina, rallento e mi volto per vederle svanire dietro l’isolato. Ho atteso sino alla fine un cenno nella speranza di incrociare un animale affine. Troppo imbottite di farmaci.
Ansia, ansia, la speranza prolungata si strasforma in dolore e paura che per lunghi attimi non riesco a contenere. La febbre di questi giorni sembra minare tutti i puntelli che mi sono piazzato indosso in questi anni per sfuggire alla pazzia.
Se bevo adesso anche un sorso di birra finisco in lacrime in psichiatria.
Eppure mi sono masturbato prima di uscire di casa.
"Cosa vuoi da me? Lasciami in pace, voglio solo tornare a casa e far partire il DVD e poi faremo a modo tuo".

Sognato da Stefano


La casa

15 febbraio 2009

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Untitled from bruccoleri stefano on Vimeo.

Questo video è stato realizzato per la redazione di Telestrada ed è stata un’occazione per fare il punto della situazione.