Gattini

13 ottobre 2012

Questa mattina lo psichiatra mi ha detto ” bene Stefano, in questo periodo abbiamo fatto un ottimo lavoro, se sei daccordo direi di rivederci una volta al mese. Chiamami immediatamente e senza indugi quando comincierai a mettere gatti gattini e affini sulla bacheca di Facebook che rimoduliamo la terapiaImmagine
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Le persone che …

7 ottobre 2012

Le persone che incontro riescono a fare quello che da sempre non so fare. Amarmi.
Il mondo degli altri non combacia col mio, quello in cui mi perdo, mi frantumo, mi tremo.
Il mondo degli altri mi nutre, il mio mi affama.MONDI

IL DOMATORE DI DRAGHI

5 ottobre 2012

Accade sempre più spesso di ritrovarmi disancorato dalla realtà, fenomeno che con gli anni si manifesta sempre più subdolamente.

Approfitto di questi momenti di ancoraggio alla realtà per tentare, scrivendo di mettere a fuoco il meccanismo diabolico che mi disallinea portandomi così in una sorta di mondo parallelo sempre più spesso carico di paura.

Scrivo accompagnato dal dubbio sulla mia attuale ubicazione, potrei essere qui o dall’altra parte, oppure dall’altra parte col dubbio di essere qui. Oppure in transito da una realtà psichica all’altra. Non cerco la risposta adesso, so bene che non la troverò.

Uso le parole come una piattaforma a cui legarmi per il tempo più lungo che mi sarà possibile e restarci aggrappato nella speranza di averlo fatto nel mondo buono, quello privo di paura.

“ Dicono che la vicina di casa abbia appena partorito, sul fatto che fosse rimasta incinta l’avevo sentito dire anche dalla madre in una furibonda lite notturna con il compagno. Lo aveva affermato davanti ai poliziotti che erano intervenuti dopo che l’uomo aveva quasi demolito l’appartamento. Lui era stato allontanato dalla donna per diverso tempo finché poi con la coda fra le gambe era stato riaccolto in casa.

Lo vidi una sera entrare in cantina, venni poi a sapere che aveva ripulito la cantina.

La figlia la vedo tutti i giorni e mai col bambino in braccio, ha il seno piccolo che al massimo potrebbe contenere tre cucchiai di latte, non sento mai piangere un bambino, non vedo carrozzelle o pannolini nella borsa della spesa.

Chi era incinta e dov’è il bimbo?

Non possono essere stati così stupidi da averlo seppellito in cantina.

Mi sale l’ansia, camminino su e giù per la casa, mi siedo e mi rialzo continuamente.

E se suonano alla porta? Spengo la radio e cammino scalzo per non far rumore, spengo anche il cellulare e cerco di respirare lentamente.

Cazzo sono finito di nuovo dall’altra parte un’altra volta, devo trovare il modo di tornare indietro. Non ci sono bambini, non ci sono amanti che li uccidono, c’è solo una cantina ripulita e basta.

Riaccendo il cellulare, la radio e mi infilo le ciabatte, bene sono riuscito a tornare indietro pronto e con un filo di ansia a domare il prossimo Drago.Immagine

PRESENTAZIONI DA SALOTTO

3 ottobre 2012

In occasione dell’uscita del libro ripartono anche quest’anno le presentazioni da salotto. La formula è semplice, voi invitate amici e parenti a casa ed io vengo a raccontare del libro. Un pomeriggio fra amici. Suggerirei un aperitivo al sacco in cui ognuno porta qualcosa da condividere con gli altri. Il numero degli invitati non conta, contano quelli presenti.
Per contatti scrivete a edera007@gmail.com
Il numero di telefono è nel profilo
L’iniziativa è valida per il piemonte.Immagine

AUTUNNO

1 ottobre 2012

L’autunno, con le sue giornate sempre più corte ha portato in questa casa un vento sottile, gelido, dal profumo di Morfina, di Chemio, un vento carico di paura proprio nei giorni in cui avevo fatto pace con il mondo.
L’amico Antonio, ventiquattro anni è malato. Pochi mesi fa era andato a vivere da solo per la prima volta, un lavoro da facchino con contratto a tempo indeterminato, la macchina a rate, la fidanzata, e il sabato e domenica a casa e in birreria con glia amici.
Un fulmineo colpo di fioretto sul posto di lavoro, la corsa in ospedale, le analisi ed un referto medico che cambia tutto.
La conosco molto bene quella sensazione che in pochi attimi semplifica ciò che è complesso, abbreviando ogni pensiero, ogni prospettiva. Il passato si sintetizza immortalandosi in poche essenziali immagini ed in profumi che ritornano come presenti, reali.
Questo autunno col suo vento sottile mi riporta al pensiero sulla morte, sulla vita e la non vita, su come la mia diagnosi di fatto abbia migliorato la mia vita fatta di un giorno alla volta.
Caro Antonio prova a pensare che cent’anni son fatti di un giorno alla volta, di un frammento di attimo messi in fila uno dopo l’altro. Riempili più che puoi e porta casa il miglio bottino.
Adesso ti abbraccio
Stefano

VI PRESENTO MIO FIGLIO

28 settembre 2012

Vi presento il mio secondo figlio “ L’allevatore di farfalle “ che esce a distanza di un anno da “Via della casa comunale n° 1”.  anche lui concepito per strada nei primi mesi del 2004. Un libro scritto per necessità e non per vocazione, quello che allora mi accadeva era talmente sconvolgente che avrei  almeno dovuto scriverlo altrimenti sarei impazzito, e così dopo aver perso la casa cominciai a scrivere dall’interno di un dormitorio quello che stavo vivendo, poi arrivò la strada con tutte le sue sfumature e le grandi sorprese che non ti aspetteresti da un luogo che nel’ immaginario viene rappresentato come una terra di confine e di conflitti. Nulla di tutto questo, ho preso più botte fra le mura domestiche che accampato in un prato o a dormire sulle panchine dei giardini.Vent’anni fa nel pieno della notte tre uomini entrarono in casa mia, io tenevo sempre le chiavi di casa appese fuori dalla porta, furono venti minuti di terrore e botte, con un naso spaccato ed una paura che mi sorprende ancora oggi. Poi dopo un chiarimento durato giorni si accorsero di aver sbagliato piano, io ero al primo mentre, quello che li aveva fottuti e fatti incazzare stava al secondo piano. Quando ormai era chiaro che avevano sbagliato qualcosa si guardarono in faccia e uno di loro disse “ Abbiamo sbagliato piano cazzo “ in un calabrese stretto che avrebbe intimidito anche Totò Riina.La strada per come l’ho conosciuta io è sempre stato un luogo di prossimità, di incontro, di conoscenza che volta per volta riversavo sul mio diario. Avevo sempre carta e penna per fermare quello che mi accadeva, da da i primi momenti drammatici a successive pedalate in giro per l?Italia.Un diario che non avrebbe mai pensato di finire in un libro prima e in un secondo successivamente.Via della casa  comunale è andato in stampa la prima volta nel 2009, stampato in proprio in sessanta copie cucite e tagliate a mano ed altre ottocento stampate in tipografia, vendute col passa parola, consegnate in strada o volta per volta  agli amici che lo chiedevano, poi un anno fa per lui è arrivato un editore vero: Ediciclo Edizione, dalla strada al salone del libro, dai dormitori alle università, dai ripari di fortuna ai giornali nazionali, tivù, radio, biblioteche e salotti a casa di amici.L’allevatore di farfalle è il fratello minore del primo e pare promettere un bel futuro, irriverente, dissacrante come il papà, ma anche poetico. Il titolo del libro è ispirato ad una fiaba in cui si racconta con delicatezza la morte ai bambini, quando l’ho letta ho pensato “ Voglio morire anche io allora “A novembre in libreriaImmagine

Mani sporche

24 settembre 2012

Perché non ti fai la doccia, perché non pulisci la tua casa, perché non ti vuoi bene?

Un invito anche affettuoso che mi sento ripetere ormai da anni da quando ero bambino e soprattutto da adolescente. In quartiere gli amici mi chiamavano “ Mani sporche” per via della mia passione per la meccanica della bicicletta che mi vedeva interi pomeriggi a smontare e rimontare biciclette e vecchi motorini, non mi lavavo le mani, averle eternamente sporche di grasso rappresentava il tratto più definito della mia personalità. Avevo le mani sporche perché sapevo riparare una bicicletta, le ammiravo, ammiravo le mezze lune rovesciate delle unghia nere, mi portavo le mani al naso per sentire l’odore del grasso impastato con la polvere, per sentire il mio odore.

Spettinato” era il secondo soprannome, nel quartiere ognuno aveva un soprannome che lo distingueva e definiva rispetto agli altri. Il figlio del carbonaio era conosciuto come “ lello carbone, ciccione, tirchione e ricottaro”

Io “ Manisporchè “ non mi accorgevo e curavo della mia capigliatura piuttosto che delle macchie di grasso piazzate ovunque come su un grembiule di fiori neri, io neppure sapevo di essere sporco, quello che sapevo coincideva con quello che desideravo, e desideravo solo imparare meglio degli altri a riparare le biciclette. Poi arrivarono i motorini a due tempi: i Morino a tre marce, i Benelli monomarcia, i Ciao e le Vespe a tre e quattro marce e le prime biciclette da corsa.

In tutto questo continuavo a non essere sfiorato dall’ipotesi di pettinarmi o lavarmi le mani.

Essere sporchi o meglio“ Non puliti” è esattamente come essere anoressici, bulimici, alcolisti, psichiatrici, timidi, sbruffoni, psicotici, tratti non incompatibili fra loro che possono senza particolari conflitti convivere fra loro nello stesso caschetto di capelli arruffati e sporchi.

Lo sporco se mai mi fosse interessato vederlo, credo di averlo visto veramente per la prima volta a quattordici anni, prima avevo grossi problemi di vista tanto che per vedere meglio gli oggetti dovevo portarli alla bocca e cosi facevo con quelli appesi al muro, ricordo che in quarta elementare appoggiavo la lingua sulla lavagna per sentirne la consistenza.

In seconda media la professoressa di lettere mi caricò in sella alla sua vespa 150 per portarmi da un ottico, goccine per dilatare la pupilla, visita oculistica e dopo un paio di giorni arrivarono gli occhiali ed una visione più nitida del mondo. Il mondo non l’avevo mai visto cosi limpidamente, in effetti si poteva dire che non lo avevo mai visto il mondo, sicuramente non come lo avevano visto gli altri.

Mi guardai le mani e mi cercai nello specchio, nulla di cui vergognarsi, pensai. Sporco, spettinato furono concetti che imparai solo dopo aver indossati i primi occhiali.

Giornata straordinaria.

Tre riparazioni per due clienti, e due libri venduti ai clienti.

Il primo lo incontro in centro, ha la ruota posteriore forata ( gli ho detto che anche le biciclette si Bucano, e dunque nulla di nuovo sotto il sole)

Lui e il suo coinquilino hanno pagato due libri oltre la sommetta per la bici tossica che ogni tanto si Buca.

Poi un'ora dopo alla libreria Belgravia a mettere in sesto le biciclettine dei figli di Luca il libraio da cui ero andato settimane fà a presentare il libro.

Cazzo non potevo immaginare che dietro le forature si nascondesse un mondo così pieno di cuori e sorrisi!

Biciclette di tutto il mondo Bucatevi per noi.

 

logo bici4

NENA

23 giugno 2011

Nena
Giornata di bicicletta trainata a mano, di mal di schiena, immerso nel caos cittadino intento a non farmi inghiottire dalla frenesia che mi circonda e che quasi mi rimprovera per il mio passo lento.
" Ciao, tu sei Alkoliker! Ciao " !
Percepisco una sorta di corto circuito, nel copione di oggi non era previsto questo personaggio. Resto bloccato, un attimo dopo le afferro entrambe le mani, le entro negli occhi, lei è entrata nei miei solo un attimo prima.
" Sul treno verò? Ci siamo conosciuti sul treno "?
" No, un mio amico mi ha mandato un tuo video da Youyube, tu avevi una giacca arancione "
Ho la conferma che si tratta di una donna bellissima, occhi azzurri, forse verdi, forse celesti, oppure tutti insieme, la pelle del viso come le pagine di un libro sfogliato mille volte, un libro letto, amato, abbandonato, un libro messo in uno zaino che ha viaggiato a piedi, sui treni, nelle coriere, in qualche vecchio furgone scassato alimentato con olio di colza.
Ok rivediamo un attimo il copione di questa storia, per oggi direi che questo è il personaggio principale: una bella donna con il guardaroba nel bosco che la domenica mattina fa colazione con gli Elfi.
" Io sono Nena "
Ondeggia sui fianchi, sorride, è contenta, fa un mezzo passo indietro e mi saluta:
" Ciao ci vediamo in giro " 
Con il braccio fa due cerchi nell'aria e scompare.
Cerco di fermarla ma è come infilare il braccio in una nuvola.

L'INQUILINO

1 settembre 2009

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Non devo più scendere in città. Mii uccide.
L’alcool delle ultime settimane per il quale sono ancora ubriaco mentre prendo il primo caffè della giornata non appena metto piede in Babilion mi cala in uno stato ansioso carico di paura. Panico, credo si tratti di questo.
E poi lui, proprio sotto la cintura che pare non subire i massicci attacchi alcolici degli ultimi giorni.
Caffè latte e zucchero per una colazione sempre troppo dolce.Devo comprarmi un cucchiaino, in questa casa c’era praticamente tutto e non comprendo perchè si siano portati via solo le posate.
Una caffettiera da tre tazze per due porzioni di caffè in uno dei tanti bicchieri lasciati nella dispensa: bicchieri per l’acqua, il vino, gli amari, la birra e ben sei scodelle per la colazione.
Al secondo bicchiere di caffè ecco cominciare il tormento. A dodici anni era quasi una gioia masturbarsi a tutte le ore, tre quattro cinque volte al giorno per circa dieci anni.Poi solo due tre volte al giorno, ovunque, a casa mia o degli amici, in bottega e in qualsiasi spazio pur di soddisfare le erezioni di  quello che con gli anni si è rivelato uno scomodo inquilino.
A lui non importa, mi guarda con il suo unico occhio quasi ad implorare: " Aiutami, ti prego".
Non potrò fare nulla fintanto che non verserà le sue lacrime bianche gelatinose e dunque obbedisco.
Sono sceso in bicicletta per ritirare la pensione, la pressione della sella sulla vescica sembra averlo quietato ma i suoi desideri mi salgono sino ai polsi.Ora son miei.
Non posso fermarmi un attimo, sono talmente agitato, eccitato, che qualsiasi sguardo o visione trasformerebbero il mio corpo in una gatta in calore. Uomo o donna di qualsiasi età e forma non mi dissuaderanno, come al solito mi affido ai pedali della bicicletta fissando il battistrada della ruota anteriore e cercare di non "Guardare", a meno che non abbia la certazza di avere di fronte a me un aminale affine.
Mi siedo su una panchia nei pressi della stazione, mi sale l’ansia per il timore che il desiderio straspaia vivo e impetuoso.Spiegare che non mi appartiene sarebbe impossibile, l’unica cosa che posso fare è quella di inchiodare la vescica alla sella per controllare come posso l’inquilino scomodo.
"Bastardo lasciami in pace, voglio solo fare la spesa e tornare a casa".
Al negozio di informatica mi accoglie una signora di sessantanni circa, un  garbato sorriso, vestita come una donna d’altri tempi e i modi dei negozianti di una volta tesi a soddisfare tutte le richieste dei loro clienti.
Io cerco solo un lettore DVD, l’inquilino tutto il resto.
"Lasciami in pace Bastardo".
Comincio a tremare e per il momento appaio solo come un ragazzo estremamente timido e goffo, mi fermerei volentieri a parlare con la signora di qualsiasi cosa. Vorrei raccontarle del libro e delle tante soddisfazioni che mi regala continuamente, ma il Bastardo preme ed io esco
velocemente col mio DVD   dal negozzio per tentare di addomesticarlo con il dorso della sella.
Per quanto piccola sia questa città, c’è comunque troppa gente e l’unica cosa che posso fare è inboccare l’argine del fiume.
"Basta adesso basta". Mi sembra di impazzire.
Incrocio due ragzze dal passo lento e  in fila indiana, sembrano uscite da una comunità psichiatrica per la passeggiata mattutina, rallento e mi volto per vederle svanire dietro l’isolato. Ho atteso sino alla fine un cenno nella speranza di incrociare un animale affine. Troppo imbottite di farmaci.
Ansia, ansia, la speranza prolungata si strasforma in dolore e paura che per lunghi attimi non riesco a contenere. La febbre di questi giorni sembra minare tutti i puntelli che mi sono piazzato indosso in questi anni per sfuggire alla pazzia.
Se bevo adesso anche un sorso di birra finisco in lacrime in psichiatria.
Eppure mi sono masturbato prima di uscire di casa.
"Cosa vuoi da me? Lasciami in pace, voglio solo tornare a casa e far partire il DVD e poi faremo a modo tuo".

Sognato da Stefano