Giornata straordinaria.

Tre riparazioni per due clienti, e due libri venduti ai clienti.

Il primo lo incontro in centro, ha la ruota posteriore forata ( gli ho detto che anche le biciclette si Bucano, e dunque nulla di nuovo sotto il sole)

Lui e il suo coinquilino hanno pagato due libri oltre la sommetta per la bici tossica che ogni tanto si Buca.

Poi un'ora dopo alla libreria Belgravia a mettere in sesto le biciclettine dei figli di Luca il libraio da cui ero andato settimane fà a presentare il libro.

Cazzo non potevo immaginare che dietro le forature si nascondesse un mondo così pieno di cuori e sorrisi!

Biciclette di tutto il mondo Bucatevi per noi.

 

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NENA

23 giugno 2011

Nena
Giornata di bicicletta trainata a mano, di mal di schiena, immerso nel caos cittadino intento a non farmi inghiottire dalla frenesia che mi circonda e che quasi mi rimprovera per il mio passo lento.
" Ciao, tu sei Alkoliker! Ciao " !
Percepisco una sorta di corto circuito, nel copione di oggi non era previsto questo personaggio. Resto bloccato, un attimo dopo le afferro entrambe le mani, le entro negli occhi, lei è entrata nei miei solo un attimo prima.
" Sul treno verò? Ci siamo conosciuti sul treno "?
" No, un mio amico mi ha mandato un tuo video da Youyube, tu avevi una giacca arancione "
Ho la conferma che si tratta di una donna bellissima, occhi azzurri, forse verdi, forse celesti, oppure tutti insieme, la pelle del viso come le pagine di un libro sfogliato mille volte, un libro letto, amato, abbandonato, un libro messo in uno zaino che ha viaggiato a piedi, sui treni, nelle coriere, in qualche vecchio furgone scassato alimentato con olio di colza.
Ok rivediamo un attimo il copione di questa storia, per oggi direi che questo è il personaggio principale: una bella donna con il guardaroba nel bosco che la domenica mattina fa colazione con gli Elfi.
" Io sono Nena "
Ondeggia sui fianchi, sorride, è contenta, fa un mezzo passo indietro e mi saluta:
" Ciao ci vediamo in giro " 
Con il braccio fa due cerchi nell'aria e scompare.
Cerco di fermarla ma è come infilare il braccio in una nuvola.

L'INQUILINO

1 settembre 2009

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Non devo più scendere in città. Mii uccide.
L’alcool delle ultime settimane per il quale sono ancora ubriaco mentre prendo il primo caffè della giornata non appena metto piede in Babilion mi cala in uno stato ansioso carico di paura. Panico, credo si tratti di questo.
E poi lui, proprio sotto la cintura che pare non subire i massicci attacchi alcolici degli ultimi giorni.
Caffè latte e zucchero per una colazione sempre troppo dolce.Devo comprarmi un cucchiaino, in questa casa c’era praticamente tutto e non comprendo perchè si siano portati via solo le posate.
Una caffettiera da tre tazze per due porzioni di caffè in uno dei tanti bicchieri lasciati nella dispensa: bicchieri per l’acqua, il vino, gli amari, la birra e ben sei scodelle per la colazione.
Al secondo bicchiere di caffè ecco cominciare il tormento. A dodici anni era quasi una gioia masturbarsi a tutte le ore, tre quattro cinque volte al giorno per circa dieci anni.Poi solo due tre volte al giorno, ovunque, a casa mia o degli amici, in bottega e in qualsiasi spazio pur di soddisfare le erezioni di  quello che con gli anni si è rivelato uno scomodo inquilino.
A lui non importa, mi guarda con il suo unico occhio quasi ad implorare: " Aiutami, ti prego".
Non potrò fare nulla fintanto che non verserà le sue lacrime bianche gelatinose e dunque obbedisco.
Sono sceso in bicicletta per ritirare la pensione, la pressione della sella sulla vescica sembra averlo quietato ma i suoi desideri mi salgono sino ai polsi.Ora son miei.
Non posso fermarmi un attimo, sono talmente agitato, eccitato, che qualsiasi sguardo o visione trasformerebbero il mio corpo in una gatta in calore. Uomo o donna di qualsiasi età e forma non mi dissuaderanno, come al solito mi affido ai pedali della bicicletta fissando il battistrada della ruota anteriore e cercare di non "Guardare", a meno che non abbia la certazza di avere di fronte a me un aminale affine.
Mi siedo su una panchia nei pressi della stazione, mi sale l’ansia per il timore che il desiderio straspaia vivo e impetuoso.Spiegare che non mi appartiene sarebbe impossibile, l’unica cosa che posso fare è quella di inchiodare la vescica alla sella per controllare come posso l’inquilino scomodo.
"Bastardo lasciami in pace, voglio solo fare la spesa e tornare a casa".
Al negozio di informatica mi accoglie una signora di sessantanni circa, un  garbato sorriso, vestita come una donna d’altri tempi e i modi dei negozianti di una volta tesi a soddisfare tutte le richieste dei loro clienti.
Io cerco solo un lettore DVD, l’inquilino tutto il resto.
"Lasciami in pace Bastardo".
Comincio a tremare e per il momento appaio solo come un ragazzo estremamente timido e goffo, mi fermerei volentieri a parlare con la signora di qualsiasi cosa. Vorrei raccontarle del libro e delle tante soddisfazioni che mi regala continuamente, ma il Bastardo preme ed io esco
velocemente col mio DVD   dal negozzio per tentare di addomesticarlo con il dorso della sella.
Per quanto piccola sia questa città, c’è comunque troppa gente e l’unica cosa che posso fare è inboccare l’argine del fiume.
"Basta adesso basta". Mi sembra di impazzire.
Incrocio due ragzze dal passo lento e  in fila indiana, sembrano uscite da una comunità psichiatrica per la passeggiata mattutina, rallento e mi volto per vederle svanire dietro l’isolato. Ho atteso sino alla fine un cenno nella speranza di incrociare un animale affine. Troppo imbottite di farmaci.
Ansia, ansia, la speranza prolungata si strasforma in dolore e paura che per lunghi attimi non riesco a contenere. La febbre di questi giorni sembra minare tutti i puntelli che mi sono piazzato indosso in questi anni per sfuggire alla pazzia.
Se bevo adesso anche un sorso di birra finisco in lacrime in psichiatria.
Eppure mi sono masturbato prima di uscire di casa.
"Cosa vuoi da me? Lasciami in pace, voglio solo tornare a casa e far partire il DVD e poi faremo a modo tuo".

Sognato da Stefano


Un contadino da 800 Mgh

31 agosto 2009

Io ci voglio essere

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La nuova vita di adesso, fatta di casa, muri ed un arredamento dignitoso si arricchisce di un nuovo elemento: un lavoro occasionale fatto di un orario minimo  da rispettare, quello in cui Gigi mi chiederà di rispettare nelle rare e preziose collaborazioni presso i suoi orti.
Gigi ha trentacinque anni e da cinque ha intrapreso l’attività di agricoltore biologico. Non è figlio d’arte, è partito con una caparbietà di cui mi sfuggono le ragioni profonde ma dal quale riesce a trarre reddito e soddisfazione e quel senso minimo che giustifichi il fatto di stare al mondo.
Quando gli parlo della mia esigenza di entrare in possesso di un PC per poter continuare a scrivere mi offre due compiuters che tiene in magazzino accanto al decespugliatore e al bidone della benzina.
L’accordo è che in cambio io gli offra venti ore di lavoro nei campi che coltiva, mentre per il lavoro  da giardiniere presso i clienti privati ricenerò dieci euro l’ora.
Il primo ingaggio è per l’annaffiatura di un campo di zucche, una sorta di campo di calcio in discesa e noi siamo in due. Mi chiedo come diamine riusciremo ad innaffiare un campo così vasto e allo stesso tempo mi sale il pentimento per quelle venti ore di lavoro per due carcasse che un tempo qualcuno chiamava compiuter. Mi torna l’amore per la vecchia carta e penna, ma Gigi coglie il mio sconforto e mi rassicura dicendomi che sarà divertente cimentarsi con l’ingegneria idraulica realizzati a suon di colpi di zappa.
Qui la tezza è bastarda e poco disposta ad essere disciplinata, sassosa , sabbiosa quasi rabbiosa,arida se dimentichi di coccolarla per breve tempo. Infilare la zappa in una terra dimenticata è quasi impossibile, qui le zappe sono fatte a punta per poter scivolare sui sassi e infilarsi nella terra.
E poi arriva il gioco con l’acqua, le file di zucche sono disposte lungo la discesa seminate in canali realizzati a mano con la zappa in cui far arrivare l’aqcua dalla parte più alta del campo. E’ un gioco di canali, l’acqua arriva dalla montagna, basta canalizzarla con un poco di sapienza e dopo arriva dove vuole il contadino e quando arriva impentuosa nel campo, basta regolare il sistema di piccole dighe realizzate nell’ultimo secolo facendo attenzione a non farti travolgere la seminana, ma Gigi pone una pietra piatta allo sbocco del piccolo torrente e l’acqua si fa docile. A questo punto bisogna solo attendere che lentamente riempia i canali realizzati con la zappa e attendere, Gigi per innaffiare porta con sè un libro o una rivista e ad ogni capitolo entra nel campo per assicurarsi che gli argini abbiano tenuto, perchè se dovessero cedere, l’acqua non arriverebbe a valle ad innaffiare le zucche più lontane dalla fonte.
Io non ho portato un libro, non amo leggere ed allora penso ai miei compiuter, compenso di questa lunga lenta innafiatura.
Sono venuto qui per scrivere, solo scrivere, ripulirmi, ritrovarmi e con tutta probabilità perdermi per l’ennesima volta.

La casa

15 febbraio 2009

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Untitled from bruccoleri stefano on Vimeo.

Questo video è stato realizzato per la redazione di Telestrada ed è stata un’occazione per fare il punto della situazione.