Raffa

11 luglio 2012

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La grande coperta ha oscurato il sole da diverse ore, qui è notte. Il mattino si prepara con lentezza.
Questo è il momento per noi, per me che ti ritrovo bella in bicicletta come allora, il ricordo in queste ore si fa carne come nel giorno del nostro primo bacio. Il mattino si avvicina, il sonno mi vuole per se, che come una cattiva compagna mi porta lentamente lontano da te.
Fatico a fermare le tue labbra, Raffaella vorrei sapere dove sei adesso. Vorrei venire a rubarti in bicicletta. Vorrei ma non ti trovo.
Il sonno mi deruba e sento che ti sto perdendo.

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Ti spengo la luce?

15 giugno 2012

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In attesa del monumento

9 giugno 2012

Credo che i tempi siano maturi per cominciare a pensare di dedicare una strada ai Ciclisti.
Una cosa del tipo” Via i Ciclisti” con la strada disseminata di botole direttamente collegate con il centro della terra:

Notte

6 giugno 2012

Vorrei vive di notte.
Mi disturba il brusio poco dopo le prime tracce di luce,i vicini e i loro sciaquoni, le serrature che aprono e chiudono.
Mi disturbano gli studenti sul pulmman alle sette emmezzo del mattino, armati di telefonini cuffiette immobili nello sguardo e inesorabilmente destinati al vuoto della scuola.
Amo gli anziani che sul tram sorridono ai bambini, quelli che parlano da soli in pubblico, quelli che si strappano i peli dal naso nella fila alla posta, gli zingazi che suonano il flauto sui treni, quelli che barcollano su se stessi, chi non ti saluta perchè non ci riesce.
Amare è fatica. Vorrei poter vivere di notte.
Andarmene nella notte senza pena per le cose lasciate.

Bike Pride

3 giugno 2012

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Credo di preferire di gran lunga le attenzioni morbose di un panciuto Andranghetista addestrato in Afaganistan.

Una tazza di caffè e quattro sigarette senza filtro sono appena partite,qulche bottiglia di birra vuota sparse per la stanza in compagnia di Salvatore Accardo, che con il suo violino mi stuzzica il desiderio di essere migliore di me stesso.
Io posso farlo solo con le parole ma quelle fanno il cazzo che vogliono loro, sono davanti al PC come un ragazzino che tenta di abbattere un passerotto con la fionda. Mi alzo vado in camera e fare due tiri di sigaretta, torno controllo se appare il bollino rosso di Facebook, l’ultima dipendenza che mi sono concesso e poi un’altra pietra nella fionda, ci son giorni in cui potresto anche non centrare una montagna con un macigno, figuriamoci ritrovarti sulle dita la parola che potrebbe raddrizzarti la giornata.
Certi personaggi mi girano attorno per giorni, entrano nelle lenzuola conn me, fumano il mio tabacco, si fottono la mia birra, mi dondolano l’uccello e fintanto che non trovo loro uno spazio degno sulla carta mi fanno sentire sospeso, incompiuto, frustrato.
Chilometri fra la cucina e la camera da letto, come in trincea ad aspettare che la guerra finisca o il prossimmo bombardamento a cui alla fine si spera di non sopravvivere, perchè l’attesa è quasi peggiore della morte.
Accardo mi accompagna col violino, cercare la parola perfetta con un maestro della tecnica e dell’intrerpretazione che ad ogni nota raggiunge la perfezione non aiuta, dovrei provare con Marco Masini o con una delle sorelle Carlucci, meglio la Cuccarini.

Nella nuova casa Martina ha preso circa cinque chili di ciccetta in un mese, accudita, curata, agli arresti domiciliari in un luogo protetto che ha visto transitare negli anni quintali di carne strappata, deflorata.

In questo luogo la giustizia degli uomini ha già espresso il suo verdetto, mentre quello della giustizia ordinaria la imprigiona gentilmente in attesa del processo.

Con il grasso arrivano i ricordi a cui si accompagnano lentamente e faticosamente le parole.

Dottoressa, sarei potuta andare via in qualsiasi momento, non ero legata o rinchiusa, sono rimasta perché volevo rimanere con lui, la mia vita erano la ginnastica, la palestra e il mio insegnante, il mio Mister, avrei voluto continuare ad amarlo,sarebbe bastato poco. Io volevo solo mangiare, non sempre, almeno una volta al giorno, ma il mister mi voleva magra, perfetta, leggera. Diceva che per raggiungere i risultati nelle gare avrei dovuto allenarmi e tenermi leggera. Spesso durante gli allenamenti cadevo in terra, potevo bere un bicchiere di te ogni due ore, per il resto solo acqua, vitamine e una minestra senza pane la sera. Diceva che per gli europei avrei dovuto arrivare preparata, leggera. Leggera, leggera, lo diceva sempre ed io alla fine gli ho creduto. Abbiamo organizzato il sequestro per poter lavorare meglio, diceva che dovevamo liberarci delle distrazioni e così sono andata a casa sua, avevo una stanza nascosta dietro un armadio, spostavo i cappotti, spingevo, così quando arrivava qualcuno scomparivo per un po di tempo.

Martina, che fine anno fatto gli incisivi, come li hai persi”?

E’ stata tutta colpa mia dottoressa. Una sera sono uscita dall’armadio per andare in cucina, avevo fame, volevo solo della coccolata che il Mister teneva nel cassetto del tavolo della cucina. Ho sbagliato non avrei dovuto. Il mattino dopo, mentre dormivo il Mister entrò in stanza, sentii solo un gran dolore alla schiena e poi botte, botte dappertutto, caddi in terra e con un calcio mi entrò in bocca, ecco come ho perso i denti. In quel momento lo amavo ancora e pensai che avrei dovuto cercare di essere “leggera” se non volevo perderlo. La prima volta è successo negli spogliatoi, le altre ragazze erano già uscite, il Mister entrò sorridendo, io ero li da poco e vederlo sorridere solo per me mi faceva contenta, era dolce con me, anche se io non capivo bene che cosa mi stava facendo, un po ero persa e un po ero contenta, poi ho capito.

Lo faceva anche dopo le gare, solo una volta mi aveva preso prima di una gara, arrivai undicesima e dopo quella volta, prima di una gara non mi aveva più presa.

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Martina (Primo episodio)

1 giugno 2012

Martina Alioska strangola la figlia in ospedale subito dopo il parto.

La notizia sconvolge la Polonia e fa il giro del mondo.

Sedici anni, promessa della ginnastica mondiale, Martina era scomparsa otto mesi prima, per ricomparire sul piazzale dell’ospedale solo poche ore prima.

Lo strangolamento della neonata fa dimenticare al paese della sua improvvisa scomparsa per cui tutto il paese si era mosso otto mesi prima. Di lei si erano perse tracce nel tragitto dalla palestra di ginnastica, in cui quotidianamente si recava per gli allenamenti,alla fermata del bus che avrebbe dovuto riportarla a casa.

Matricida, scomparsa per la vergogna di una gravidanza precoce, questo è quello che pensa il paese e forse il mondo che leggendo la sua storia sui giornali, la condanna.

Dov’è il Mister, dov’è il mio amore”?

Il piantone la guarda disgustato

Quale Mister? Puttana”

Il papà della bambina, ditegli che ho salvato nostra figlia, lo deve sapere”

Martina pesa meno di trenta chili, quando l’hanno raccolta nel piazzale dell’ospedale sembrava un insetto caduto da chissà quale pianeta, quell’enorme pancione su un corpo di ossa la facevano apparire come inumana, irreale, mostruosa.

Capelli rossi, lunghi, pelle bianca, trasparente, zigomi sporgenti e due occhi enormi, gravidi, sofferenti e lucidi che nascondono una storia difficile da immaginare per le persone che si susseguono nella stanza: medici, infermieri, poliziotti, parenti.

Legata al letto per evitare che si faccia del male, sedata Martina guarda l’aria, parlotta, alterna qualche sorriso alle lacrime e dorme per giorni e giorni nella sua galera d’ospedale.

Dormire per morire un poco, per dimenticare, dormire per non essere più nulla in nessun posto.

I giornali rimbalzano la notizia che l’allenatore della squadra

polacca di ginnastica artistica è stato arrestato per stupro e sequestro di persona ai danni di Martina Alioska.


Scalata

1 giugno 2012

Giorni fa mio fratello mi a confessato di essersi adoperato quasi da subito per una scalata all’interno del negozio che avevo aperto per dare a lui un’opportunità lavorativa.Via Tarino 11.
” Alberto, hai fatto una scalata all’interno per prenderti il negozio”
Nessuna risposta da parte sua, solo lacrime da tossico, lacrime di Eroina, Fumo e Coca. Piangeva come un tossico beccato a rubare la marmellata, piangeva perchè non poteva difendere ciò che aveva rubato.
E poi ” Alberto, io me ne sono andato ma la decisione l’hai presa tu” Altre lacrime di Roba.
Dolore e rabbia.

Ora si tratta solo di aspettare che la vita e la malattia se lo divorino.