FARE IMPRESA

15 novembre 2011

Ho atteso anni per trovare le chiave emotiva per scrivere la storia di Alberto, mio fratello, uomo bambino che solo tre mesi fa pesava centoventichili.

Il mio braccio destro che sa essere anche sinidtro in questa nuova avventura della Ciclo Officina Itinerante, nata nel 2008 a Bologna quando vivevo in strada e che avevo messo su non tanto per guadagnare due soldima, che comunque facevano comodo, ma anche per tenere la mente impegnata.

Serata di nebbia, in cui Alberto sbaglia lo svincolo che ci porta a casa sua, Ivrea dove lui abita ed in cui mi sento a casa.

Nebbia alla milane, la prospettiva di allungare la strada già massacrante del ritorno che come nel gioco dell'oca ci riporta quasi magicamente all'imbocco iniziale dell'autostra.

“ Stè, ti piace il Mecdonal”

“ Una merda Alby. Mi capita forse due volte l'anno e ci vado solo quando prendo il treno e li me la godo, non so perchè ma in stazione col panino in mano ma la godo alla grossa. Non ci sono andato per anni perchè quando entravo e chiedevo un panino, quasi mi umiliavano con una lista interminabile di nomi in inglese pronunciati alla velocità del suono a cui rispondevo un poco intimidito “ Un panino, non saprei, ho fame. Senta mi dia il più grosso e quelle che pesa di più” All'epoca c'era il massimo dei panini che in più aveva l'unico l'unico nome in italiano, il mitico 280 grammi. Enorme e semplice da ordinare.

Ci infiliamo in macchia mezzi addormentati. “ Alby lo sai che dopo dormiamo in macchia, mi girerebbero parecchio i coglioni se domani mattina ci svegliassimo mezzi rotti al CTO”? Ride di gusto ed ha me fa godere farlo ridere, ridiamo un sacco soprattutto al pomeriggio ed ancor di più se non abbiamo pranzato, molluschi ridacchianti appesi ai cavalletti porta bici su cui teniamo serrate le biciclette da riparare. Riesco a squrtarlo di risate anche solo con un'espressione.

“ Alby. Qua dobbiamo parlare altrimenti ci spalmiamo da qualche parte” E lui giù a ridere. Quando è così stanco potrei ridurlo in lascrime con i crampi alla pancia, supplicante a chiedermi di smetterla per il dolore.

Ovviamente parliamo del lavoro, dei clienti, dell'icasso, di quella strafiga puttanona della bicicletta rossa piùttosto che del materiale da ordinare al fornitore.

Gli faccio i complimenti per l'ennesima volta per il modo in cui ha riorganizzato il sistema di lavoro, da vero imprenditore. Io sono stato sempre minimalista, quando mi occoreva un pezzo ero capace di fare chilometri per cercare una bicicletta abbandonata per trovare il pezzo utile alla riparazione.

Dopo un lungo ed estenuante braccio di ferro, e sfinito dalle lunghe contrattazioni decido, anche perchè il figlio di puttana è bravo a raccontarmela, di adottare il suo modello di impresa. Facciamo il primo ordine, chiedo al fornitore, in via preventiva di mandarmi via mail lla somma del materiale ordinato, pregandolo cortesemente di non inviare nella fintanto che non avessi ricevuto il preventivo.

Apro il PC, qualche secondo per accendersi e con una certa esitazione apro la posta e leggo: 879 Euro. “ E chi li ha mai visti 879 Euro, son tanti per averli figuriamoci per darli ha uno che hai solo conosciuto sul Web.

Il bastardo mi guarda con aria pacifica e rassicurante “ Tranquillo Ste, ho aspettato a dirtelo però in banca ho ancora 2500 Euro “ Ovviamente la cosa mi sollava non poco e poi, se ce li mette lui va bene, alla mala parata vorrà dire che lasciamo la casa e dormiano in negozio”

In effetti da quando alberto si è preso il compito di gestire gli ordini ed allestire il laboratorio le cose hanno preso una piega che ci hanno lasciato in qualche modo inpreparati, per la mole di lavoro che ci siamo trovati a a dover gestire.

Risponde con una certa fierezza e consapevole di questa sua capacità ed attacca a raccontarmi che lui è sempre stato un imprenditore, persino quando viveva in strada e si faceva un grammo emmezzo, due di eroina senza un soldo in tasca. Per un attimo mi chiedo che cazzo c'entra l'imprenditoria con la l'eroina e la vita di strada, mi sembra che passare dalle forature alle spade sia un tentativo un po troppo da brillanti, poi però comincia a raccontare, e in quel momento ho la sensazione di ascoltare una storia straordinaria, una di quelle che uno scrittore vorrebbe incrociare almeno un paio di volte nella sua vita.

Ed ivence son qui in un'enorme latta riscaldata con il riscaldaneto acceso e la nebbia milanese che ci inghiotte sul lungo rettilineo che ci porta a casa ed ascoltare la storia direttamente da mio fratello, un pezzo di fratello che non avevo mai conosciuto.

“ Stefano tu lo sai come sono fatto io! Rubare non sono capace, fare l'elemosina nemmeno, piuttosto che chiedere una sigaretta mi raccoglievo i mozzicondi da terra alle fermate degli autubos e mi rollavo il tabacco con le cartine. L'unica volta che ho tentato di fare una rapina, la tipa era talmente spaventata che mi è toccato rassicurarla, le ho rimesso l'icasso sul bancone portandomi via solo pochi spiccioli per andare a farmi”.

Sono sbigottito, Alberto a fare una rapina non lo avrei mai immaginato, lui che da bambino era sempre stato un bambino timido e facile alle lacrime somprattutto quando gli altri lo scambiavano per una graziosa bambina. Era gracile come un rametto di vite ingiallito in gennaio, con un caschetto biondo arrangiato alla meglio dalla mamma che per fare presto prendeva grandi forbibici e faceva un taglio della testa circolari appena sopra le orecchie. In mezzora aveva tosati tutti e trè. Biondi con la pelle chiara come una famiglia scappata dall'Olanda, una una pubera Pop Bend di bambini mal apparechiati.

Tutto si svolgeva sul marciapiede del Sert dove lui si appostava puntualmente ogni mattina ad attendere i consumatori di eroina che andavano all'infermeria del primo piano a fare la fila per portare le siringhe usate in cambio di quelle nuove. Di questi molti avveva talmente fretta che di fare la la fila con la carenza

incollata ai calli dei piedi proprio non andava. Allora Alberto arrivava un po prima, ed essendo un grande consumatore di eroina l'infermiera di turno lo riforniva di tutto punto, come se dovesse partire per l'australia e non tornare mai più.

A questo punto scendeva in strada, per intercettare i frettolosi che ormai avevano imparato a conoscerlo ed a cui forniva le sirighe in cambio dei filtri inbevuti di eroina.

Per i non addetti hai lavori i filtrini sono spugnette simile hai filtri delle sigarette che vengono immersi in un fraconcino di vetro con acqua distilla in cui viene sciolta l'eroina, a quel punto si inserisce l'ago nel filto di spugna e si tira su nel cilinto. La funzione del filtro serve ad evitare che la punta della siringa si intoppi dai vari taglia dell'eroina che vanno dal bororalco agli intonaci da muro sbriciolati.

Dopo due ore di lavoro non restava che mettere i filtrini intrisi di eroina, spremerli a dovere aggiungere un filo d'acqua ecco pronta la diabolica mistura

da spararsi in vena per ritrovarsi nella nebbia milanese.

Non importa l'ambito cui fai impresa e neppure l'oggetto dell'impresa, ma la capacità e l'efficacia con cui la fai, e non importa neppure sel il buco e di una ruota o quello della tua vena.

Alberto ormai da tempo si occupa solo di forature e centratura delle ruote.

 

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"La bicicletta non ha cassetti i sogni li appoggi 

direttamente sui pedali".
 

Ho atteso trenta'anni perchè si realizzasse il sogno di

aprire un laboratorio di riparazioni per biciclette. Ho

primo fatto il restauratore di mobili, poi per circa sei anni

il senza fissa dimora di cui tenevo memoria in un diario

che a sua volta è diventato un libro. Dunque scrittore.

Sarebbe potuto bastare eppure il mio rapporto con la

bicicletta è talmente radicato nella mia storia al punto da

sentirmi Artigiano ancor prima di scrittore.


" Quando trovo una bicicletta abbandonata mi sento come

una suora davanti a una ragazza madre"


Con questa frase stampata un volantino ho cominciato nel

2008 a tappezzare le biciclette della città con il volantino

della " Ciclo officina Itinerante ": una bicicletta da turismo

con attrezzatura e ricambi per ogni tipo di emergenza. " E

poi: " Non hai tempo di cercare un ciclista? Allora è il

meccanico a venire da te, così mentre tu lavori o studi,

qualcuno viene da te a riparare la bicicletta e quando

scendi in strada devi solo salirci sopra e ricominciare a

pedalare".

 

 

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 Siamo in via Tarino 11/ E a due passi dalla Mole Antonrlliana

Dove si nasconde il buco

28 ottobre 2011

Laboratorio con i bambini sulla riparazione di una camera d'aria forata.
Reggio Reggio Emilia, otoobre 2011.

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Sprechi e distrazioni

16 ottobre 2011

Rispetto all'incontro di ieri al cinema Lumiere organizzato dalla cineteca di Bologna e da Actioaid, sono tornato a casa senza una risposta soddisfacente.

La domanda nasceva da una riflessione posta da Alessandro Tortelli presidente degli amici di Piazza Grande che portava come esemppio di piccolo spreco il fatto che la Caritas di bologna dopo aver dato la possibilità a coloro che chiedono di fare una doccia, poi gettasse la saponetta , il rasoio, ed i vestiti sporchi degli utenti nel cestinmo.

A questo punto mi è sembrato doveroso ricordare al signor Tortelli che a fronte di circa un milione e quattrocentomila euro erogati fra il 2005 e il 2007 ( Le date possono nel essere precise) per un progetto che prevedeva la costruzione di un capannone per la nuova sede di Piazza Grande, a tuttoggi non si sia fatto nulla e che di quei soldi pare esserci un'esigua traccia. 

Tortelli sottolinea che i soldi non arrivavano dall'amministrazione pubblica, ammette che qualche errore deve essere dstato fatto ed io ho come la sensazione che tenti di assolversi per il fatto che il danaro non fosse pubblico.

La domanda che ripropongo è: " Come è possibile che l'amministrazione pubblica continui ad appaltare progetti ad un'associazione che si presenti con quete credenziali?

Altra domanda: " Con quali criteri vengono assegnati gli appalti? Io amministrazione pubblica applico dei contolli sull'operato delle associazioni o delle cooperative a cui verso denaro pubblico?

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10 ottobre 2011

 

 

Da stamattina sono cominciati i lavori di ristrutturazione del nuovo negozio di riparazione biciclette a Torino in via Tarino 11 a due passi dalla Mole Antonelliana.
Continueremo con mio fratello a riparare le bicilette a domicilio oltre che in negozio.
Bizzarro, ho un negozio e non ancora una casa! 

 

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20 settembre 2011

Mi fà strano non sorprendermi e retrocedere quando la vita mi sorprende e prende.
Insolito e sconosciuto sentire il benessere come cosa giusta e bella.

Chiavi

12 settembre 2011

 

Ogni volta che riordino la cassetta degli attrezzi, che mi accompagnano nella riparazione di una bicicletta, mi sembra quasi di accarezzare un seno acerbo. Grasso e olio su metalli senza capezzoli.

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ONDATE

28 agosto 2011

Pensavo che avrei potuto commuovermi solo sotto un'andata di alcool e invece ritrovo gioiose lacrime seduto sugli scogli, lontano dal mare.

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Dopo circa tre mesi di immobilità dovuti a un'ernia al disco, mi preparo lentamente a ripartire.

Tre mesi in cui il rischio dell'implosione è stato perenne.

Lunghe ora coricato nel letto, qualche camminatina, allungamenti quotidiani di muscoli e ossa e allungamenti di spirito a sun  di birra e vino friazzante.

Scritture quotidiane, poesie e racconti che hanno scongiurato la follia. Perennemente collegato alla dorga sociale di FB, dipendente dal bollino rosso, per una magra consolazione: HAI UNA NUOVA RICHIESTA DI AMICIZIA, HAI UN NOVO MESSAGGIO,HAI TRE NOTIFICHE.

Scutare profili femminili per piccole ed eccitanti centrimetri di pelle di luminose bugie e promesse non mantenute.

Mancano pochi giorni, le gomme son gonfie per affrontare poco meno di duecento chilometri in direzione Varese per presentare il mio libro, cazzo io l'ho letto e mi è piaciuto un sacco, non basta scrivere un libro, dopo deve anche piacerti.

Poi due appuntamenti, uno all'università di Torino e poi Ivrea, a casa di amici, nei circoli, per strada.

Tutto lentamente questa volta, la schiena mi ha  tolto un sacco di anni, in questi giorni sto sperimentando la pedalata del pensionato e cioè pedalare lentamente, senza sudare, col fiato giusto per parlare ad alta voce e scendere dalla bicicletta se in terra trovo anche solo due centesimi ripuliti accuratamente col bordo della maglietta e riposti nel portamonete. Abusare di ogni panchina ombreggiata, sfilare dal un cestino un vecchio giornale e leggere, lentamente.

Giornata straordinaria.

Tre riparazioni per due clienti, e due libri venduti ai clienti.

Il primo lo incontro in centro, ha la ruota posteriore forata ( gli ho detto che anche le biciclette si Bucano, e dunque nulla di nuovo sotto il sole)

Lui e il suo coinquilino hanno pagato due libri oltre la sommetta per la bici tossica che ogni tanto si Buca.

Poi un'ora dopo alla libreria Belgravia a mettere in sesto le biciclettine dei figli di Luca il libraio da cui ero andato settimane fà a presentare il libro.

Cazzo non potevo immaginare che dietro le forature si nascondesse un mondo così pieno di cuori e sorrisi!

Biciclette di tutto il mondo Bucatevi per noi.

 

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