L’analista cinese ( Versione integrale)

29 Mag 2012


 Trovare un centro massaggio è semplice, è il centro massaggio a trovare te, ne trovi almeno in paio in ogni quartiere. Devi solo entrare, affrontare il muro di femmine dagli occhi a mandorla e sceglierne una. Chi è andato in un canile a scegliersi il cane conosce bene la procedura. A Volte è il cane a scegliere il padrone, altre volte è il padrone a scegliere il cane.

Ho alle spalle un mese di lavoro, fatto di dieci ore al giorno, in cui la domenica assomiglia al lunedì e il primo maggio è stato festeggiato lavorando al cavalletto con le mani unte di grasso e polvere sottile.

Ammorbidito dalla quinta Ceres mi avvio lentamente a piedi verso casa, in un paio di ore dovrei farcela, non ho fretta, non ho un tempo che mi chiede attenzioni.

Scrivo con la Ceres.

Non avrei mai immaginato che potesse esserci la prostituzione cinese, avevo pagato per fottere nei posti più disparati, negre, slave, polacche, rumene, russe, marocchine, italiane, italiane tossiche, le vecchie puttane di via Barbarux, Trans più o meno in transito, un Trans alcolista e psichiatrico. Mi manca solo la Transiberiana.

Con grande sorpresa mi toccò scoprire questo mondo molti anni fa . Meditavo il suicidio perché scoprii che la mia fidanzata aveva già un fidanzato in carcere, con lei l’avevo fatto per la prima volta, nulla che meritasse di essere ricordato, ricordo solo la mia timidezza e la sua esortazione ” Dai! Hai il cazzo in una figa”! La ritrovai a battere in strada molti anni dopo e l’unica cosa che mi disse fu ” Dai Stefano, vai”

Non ricordo se avessi veramente voglia di uccidermi, suonai il campanello ed entrai nello studio, erano alcuni anni che non andavo dall’analista, lui mi era sempre sembrato un venditore di enciclopedie apparecchiato da analista, inoltre non lo pagavo perché era dell’allora USL, le giornate erano lunghe e in buona sostanza non avevo un cazzo di meglio da fare.

Suonai, ad accogliermi c’era un’anziana signora dagli occhi a mandorla vestita sexi sportivo sobrio. Pensai “ Questa si che è integrazione, la mia ASL è troppo avanti”

Notai subito che lo studio aveva rinnovato l’arredamento: pareti azzurro mare, lampade di carta di riso, fiori e una ciotola di caramelle.

Continuai a pensare “ Qui Freud è frocio”

Scelsi la mia cagnolina che mi fece subito strada verso lo studio del medico, al centro della stanza un lettino con un lenzuolo di carta. Non avevo ancora capito nulla, il medico non si vedeva e solo quando la cinesina mi mise in mano una mutandina monouso e disse “ Massaggio lomantico, Tlenta eulo” mi resi conto che il mio medico aveva cambiato studio.

Imbarazzato salutai, scesi velocemente le scale, salvo ripresentarmi due ore dopo per un rilassante massaggio lomantico.

Della prostituzione cinese mi colpisce l’approccio, ben lontano da quello occidentale, genitale fatto di “ Bocca Figa”.

Sul lettino da massaggio tutto parte dalla pelle, i muscoli, le ossa e non necessariamente culmina in un rapporto sessuale. Questo viene concordato o prima o durante il massaggio, in cui il primo oggetto di prostituzione sono le mani della massaggiatrice.

Chi prostituisci chi? Chi compra. chi vende? Io sicuramente vado a svendermi e lo faccio con piacere.

Eccomi qui ammorbidito dall’olio di mandorle e da mani più o meno sapienti, mani sul mio corpo. Ho ricordi sbiaditi, lontani di mani morbide sul mio corpo, affondo nel lettino, spesso piango con lo stupore della mia prestatrice di carezze, poi sorrido, ridacchio, perché piangere mi ingentilisce.

Giorgia, la massaggiatrice sembra capire, sorride e cominciamo a parlare.

Rispetto ai canoni occidentali non è bella, le sorrido come alla donna più bella del mondo, lei sorride sghignazzando e intenerita da quel occidentale con le mani sporche, le unghia nere, lunghe.

Tu venile e io taglia unghie “ Materna, dolce e puttana Giorgia, che con sapienza si porta avanti il lavoro per le prossime settimane.

Tu piace donna?”

Si, mi piacciono tutte. Belle brutte”

Tu, piace donna bella, blutta, Tutto bello”?

Si, tutte belle”

Giorgia sorride, si ferma, scuote la testa e scoppia in una risata,

In quel momento lei è poco meno di una puttana e io un poco di più di un cliente, e come se ci fossimo trovati in una zona franca dove inaspettatamente due persone qualsiasi si incontrano, si riconoscono e si piacciono.

L’ipotesi del sesso è svanita diversi minuti, io non ero entrato per sesso ma per quello che sta accadendo. Mi volto e in ginocchio mi metto difronte a lei, anche lei in ginocchio, ci guardiamo in un lungo silenzio comincia il gioco dei sorrisi, un po come quello che si faceva da ragazzini in cui il primo che sorride perde. Qui non perde nessuno, si sta in silenzio e si ride, si sorride in un’alternanza di sguardi anche seri e riflessivi, che un istante dopo tornano a sorridere.

Un attimo prima che il gioco si esaurisca mi da una pacca sulla spalla e con gli occhi indica il cuscino, obbedisco per rientrare nel ruolo del cliente, sono di spalle eppure la vedo sorridere, le sue mani si fanno tenere, dolci, coccolanti.

Un’altra pacca sulla spalla e i sui occhi sull’orologio della parete “ Finito, tu vestile “ Sorride sempre, ricompone la stanza, cambia il lenzuolo di carta e mi offre un bicchiere d’acqua. Esce per farmi rivestire e quando rientra io sono in piedi dietro la porta a farmi accompagnare all’uscita.

Meno ubriaco, innamorato, sazio, pago ed esco.

Mi sento come se avessi pisciato lo sperma di dieci anni in poco meno di un’ora, svuotato leggero, raggiungo il giardinetto, tiro fuori il tabacco e mi siedo.

Guardo le case alveare di questo quartiere popolare come ad un tramonto in riva alla spiaggia, lo vedo bene che sono montagne di cemento e vetro eppure non mi disturbano come da sempre.

Dolcemente tramortito da questo nuovo Stupefacente fatto di giusto alcool e carezze calo come un palombaro in una zona sconosciuta dei miei sentimenti. Diamine ne è valsa la pena. Amo Giorgia e ne sono innamorato, la sento amica e alle undici di sera di un giorno qualsiasi direi che non è poco.

Devo vederla ancora una volta, non posso andare a dormire senza rivederla, così decido di tornare da lei.

Suono,aprono, rientro.

Sui divani quattro ragazze svaccate, le stesse che un’ora prima stavano ad attendere i clienti, si rianimano, non deve accadere spesso che un cliente ritorni in così breve tempo e per qualche istante sento risollevarsi le loro aspettative.

La vecchia puttana dismessa che sta alla cassa, mi chiede gentilmente se va tutto bene o se ho dimenticato qualcosa, le rispondo semplicemente Giorgia!

Le ragazze si decontraggono e tornano a sonnecchiare sui loro divani, chi con un mezzo sorriso e chi lievemente affranta, solo la vecchia sorride e si fa serva. Fa un cenno per farmi accomodare quando da una porta in fondo al corridoio vedo affacciarsi la testolina del mio amore, che deve aver sentito la mia voce. Mi viene incontro, scorre con lo sguardo le colleghe e la vecchia cassiera come se dovesse giustificare qualcosa, sembra doversi preparare a dare una risposta o una spiegazione. La anticipo immediatamente indicandole la porta della stanza da cui siamo appena usciti, la vecchia annuisce, due ragazze ormai dormono.

Si dirige verso la stanza con passo sicuro, questa sera è la più bella donna del reame, per un istante mi chiedo se non abbia esagerato, non vorrei che domani subisse ritorsioni, questo mondo e le sue regole non le conosco. Giorgia mantiene lo slancio e questo mi rassicura sulla sua sorte.

In un rituale ipocrita mi consegna la mutandina monouso ed accenna ad uscire per darmi il tempo di spogliarmi e di indossare quei pochi grammi di stoffa. Passaggio obbligato ed appunto ipocrita per sottolineare che in quel luogo si faranno solo massaggio . Quando un cliente nuovo arriva è meglio essere prudenti. Le afferro entrambe le mani, sorrido e scuoto la testa, le sfilo la mutandina ancora incartata e le faccio cenno di indossarla. “ Faccio io il massaggio a te” Sgrana gli occhi.

No no, io fale massaggio te”.

Insisto come a dire” Dai ti prego è l’unica cosa che voglio”

Giorgia a difronte a se un uomo di quarantacinque anni, una pancetta robusta, barba incolta con piccoli pennacchi bianchi, capelli arruffati e mani nere di grasso ostinato che gli colorano la pelle e uno sguardo da bambino buono che vuol solo giocare alle coccole.

Amo questa ragazza e per lei vorrei quello che ha appena regalato a me.

Dopo una piccola contrattazione condotta con cenni e sguardi , sorrisi ed espressioni perplesse Giorgia acconsente ponendo la regola che tutto dovrà avvenire con lei vestita.

Lievemente incinesito nei modi le indico il letto, si corica e mentre mi lavo le mani comincio a parlarle.” Bene adesso tocca a me, stai serena”

Le allungo le braccia lungo i fianchi e le divarico leggermente la gambe continuando a parlarle. Di quello che dico ovviamente non capisce nulla se non, che può fidarsi di me.

Faccio un lungo respiro per entrare nel ruolo, non devo emozionarmi, niente fiato corto o tachicardia, il massaggiatore è un artigiano senza emozioni, devo mettermi al suo servizio, occuparmi esclusivamente dei sui muscoli.

Gambe incrociate mi siedo al fondo del letto, le afferro un piede, me lo porto sulla coscia e lo massaggio passandole i pollici sotto la pianta. Salgo lento verso i polpaccio, lo scado con una leggera carezza per tutta la sua lunghezza, passo poi ad una pressione maggiore per poi martellarle il muscolo con i polpastrelli e chiudere con la leggera carezza con cui ero partito.

Giorgia tutto bene?

Bello si si, bello

Stessa operazione sull’altra gamba, fin su ai glutei, per poi salire lentamente fin su alla pelle del cranio.

Quando arrivo a mezza schiena Giorgia è molle, frollata, rilassata, occhi chiusi con la voce bassa dice

Io dolmile”

Dorme per alcuni minuti mentre la guardo come alla cosa più preziosa e bella della mia vita, rallento ogni secondo cercando di dilatarlo sapendo che a breve dovrò salutarla. Gioa, commozione, stupore e un filo di dolore.

Con la coda dell’occhio cerca l’orologio della parete, manca poco.

Come va”

Non risponde, solo un piccolo suono sconsolato, sappiamo che dobbiamo cominciare a salutarci.

Il nostro tempo è esaurito da diversi minuti ma Giorgia sembra non avere fretta, ci sediamo sul letto, le accarezzo il viso e lei accarezza la mia mano col viso, spinge le guance, le strofina.

L’aiuto a ricomporre la stanza e poco prima che esca le dico “ Ascolta Giorgia, se c’è qualcosa che non va chiamami, se ti trattano male o se vuoi andate via dimmelo”

Mi porge un tovagliolo di carta e una penna “ Telefono” Le segno il numero, infila il tovagliolo nel taschino della gonna ed esce dalla stanza.

Pochi secondi dopo rientra, io sono dietro la porta, ci avviamo alla cassa, la vecchia cassiera mi porge un vassoio di caramelle e un bicchier d’acqua.

Sorrido,ringrazio, pago ed esco. Attendo, attendo ancora oggi, attenderò anche domani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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