L’analista cinese ( Terza parte)

26 maggio 2012

Mi sento come se avessi pisciato lo sperma di dieci anni in poco meno di un’ora, svuotato leggero, raggiungo il giardinetto, tiro fuori il tabacco e mi siedo.
Guardo le case alveare di questo quartiere popolare come ad un tramonto in riva alla spiaggia, lo vedo bene che sono montagne di cemento e vetro eppure non mi disturbano come da sempre.
Dolcemente tramortito da questo nuovo Stupefacente fatto di giusto alcool e carezze calo come un palombaro in zona sconosciuta dei miei sentimenti. Diamine ne Ë valsa la pena. Amo Giorgia e ne sono innamorato, la sento amica e alle undici di sera di un giorno qualsiasi direi che non Ë poco.
Devo vederla ancora una volta, non posso andare a dormire senza rivederla, cosÏ decido di tornare da lei.
Suono,aprono, rientro.
Sui divani quattro ragazze svaccate, le stesse che un’ora prima stavano ad attendere i clienti, si rianimano, non deve accadere spesso che un cliente ritorni in cosÏ breve tempo e per qualche istante sento risollevarsi le loro aspettative.
La vecchia puttana dismessa che sta alla cassa, mi chiede gentilmente se va tutto bene o se ho dimenticato qualcosa, le rispondo semplicemente Giorgia!
Le ragazze si decontraggono e tornano a sonnecchiare sui loro divani, chi con un mezzo sorriso e chi lievemente affranta, solo la vecchia sorride e si fa serva. Fa un cenno per farmi accomodare quando da una porta in fondo al corridoio vedo affacciarsi la testolina del mio amore, che deve aver sentito la mia voce. Mi viene incontro, scorre con lo sguardo le colleghe e la vecchia cassiera come se dovesse giustificare qualcosa, sembra doversi preparare a dare una risposta o una spiegazione. La anticipo immediatamente indicandole la porta della stanza da cui siamo appena usciti, la vecchia annuisce, due ragazze ormai dormono.
Si dirige verso la stanza con passo sicuro, questa sera Ë la pi˘ bella donna del  reame, per un istante mi chiedo se non abbia esagerato, non vorrei che domani subisse ritorsioni, questo mondo e le sue regole non le conosco. Giorgia mantiene lo slancio e questo mi rassicura sulla sua sorte.
In un rituale ipocrita mi consegna la mutandina monouso ed accenna ad uscire per darmi il tempo di spogliarmi e di indossare quei pochi grammi di stoffa. Passaggio obbligato ed appunto ipocrita per sottolineare che in quel luogo si faranno solo massaggio . Quando un cliente nuovo arriva Ë meglio essere prudenti. Le afferro entrambe le mani, sorrido e scuoto la testa, le sfilo la mutandina  ancora incartata e le faccio cenno di indossarla. ì Faccio io il massaggio a teî Sgrana gli occhi.
ìNo no, io fale massaggio teî.
Insisto come a direî Dai ti prego Ë l’unica cosa che voglioî
Giorgia a difronte a se un uomo di quarantacinque anni, una pancetta robusta, barba incolta con piccoli pennacchi bianchi, capelli arruffati e mani nere di grasso ostinato che gli colorano la pelle e uno sguardo da bambino buono che vuol solo giocare alle coccole.
Amo questa ragazza e per lei vorrei quello che ha appena regalato a me.
Dopo una piccola contrattazione condotta con  cenni e sguardi , sorrisi ed espressioni perplesse Giorgia acconsente ponendo la regola che tutto dovr‡ avvenire  con lei vestita. 
Lievemente incinesito nei modi le indico il letto, si corica e mentre mi lavo le mani comincio a parlarle.î Bene adesso tocca a me, stai serenaî
Le allungo le braccia lungo i fianchi e le divarico leggermente la gambe continuando a parlarle. Di quello che dico ovviamente non capisce nulla se non, che puÚ fidarsi di me.
 
Faccio un lungo respiro per entrare nel ruolo, non devo emozionarmi, niente fiato corto o tachicardia, il massaggiatore Ë un artigiano senza emozioni, devo mettermi al suo servizio, occuparmi esclusivamente dei sui muscoli.
Gambe incrociate mi siedo al fondo del letto, le afferro un piede, me lo porto sulla coscia e lo massaggio passandole i pollici sotto la pianta. Salgo lento verso i polpaccio, lo scado con una leggera carezza per tutta la sua lunghezza, passo poi ad una pressione maggiore per poi martellarle il muscolo con i polpastrelli e chiudere con la leggera carezza con cui ero partito.
Giorgia tutto bene?
Bello si si, bello
Stessa operazione sull’altra gamba, fin su ai glutei, per poi salire lentamente fin su alla pelle del cranio.
Quando arrivo a mezza schiena Giorgia Ë molle, frollata, rilassata, occhi chiusi con la voce bassa dice 
ìIo dolmileî
Dorme per alcuni minuti mentre la guardo come alla cosa pi˘ preziosa e bella della mia vita, rallento ogni secondo cercando di dilatarlo sapendo che a breve dovrÚ salutarla. Gioa, commozione, stupore e un filo di dolore.
Con la coda dell’occhio cerca l’orologio della parete, manca poco.
ìCome vaî
Non risponde, solo un piccolo suono sconsolato, sappiamo che dobbiamo cominciare a salutarci. 
Il nostro tempo Ë esaurito da diversi minuti ma Giorgia sembra non avere fretta, ci sediamo sul letto, le accarezzo il viso e lei accarezza la mia mano col viso, spinge le guance, le strofina.
L’aiuto a ricomporre la stanza e poco prima che esca le dico ì Ascolta Giorgia, se c’Ë qualcosa che non va chiamami, se ti trattano male o se vuoi andate via dimmeloî
Mi porge un tovagliolo di carta e una penna ì Telefonoî Le segno il numero, infila il tovagliolo nel taschino della gonna ed esce dalla stanza.
Pochi secondi dopo rientra, io sono dietro la porta, ci avviamo alla cassa, la vecchia cassiera mi porge un vassoio di caramelle e un bicchier d’acqua.
Sorrido,ringrazio, pago ed esco. Attendo, attendo ancora oggi, attenderÚ anche domani.
 

Una Risposta to “L’analista cinese ( Terza parte)”

  1. claudia troebinger Says:

    Bellissimo, grazie


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