L’ANALISTA CINESE (Seconda parte)

20 maggio 2012

Della prostituzione cinese mi colpisce l’approccio, ben lontano da quello occidentale, genitale fatto di “ Bocca Figa”.

Sul lettino da massaggio tutto parte dalla pelle, i muscoli, le ossa e non necessariamente culmina in un rapporto sessuale. Questo viene concordato o prima o durante il massaggio, in cui il primo oggetto di prostituzione sono le mani della massaggiatrice.

Chi prostituisci chi? Chi compra. chi vende? Io sicuramente vado a svendermi e lo faccio con piacere.

Eccomi qui ammorbidito dall’olio di mandorle e da mani più o meno sapienti, mani sul mio corpo. Ho ricordi sbiaditi, lontani di mani morbide sul mio corpo, affondo nel lettino, spesso piango con lo stupore della mia prestatrice di carezze, poi sorrido, ridacchio, perché piangere mi ingentilisce.

Giorgia, la massaggiatrice sembra capire, sorride e cominciamo a parlare.

Rispetto ai canoni occidentali non è bella, le sorrido come alla donna più bella del mondo, lei sorride sghignazzando e intenerita da quel occidentale con le mani sporche, le unghia nere, lunghe.

Tu venile e io taglia unghie “ Materna, dolce e puttana Giorgia, che con sapienza si porta avanti il lavoro per le prossime settimane.

Tu piace donna?”

Si, mi piacciono tutte. Belle brutte”

Tu, piace donna bella, blutta, Tutto bello”?

Si, tutte belle”

Giorgia sorride, si ferma, scuote la testa e scoppia in una risata,

In quel momento lei è poco meno di una puttana e io un poco di più di un cliente, e come se ci fossimo trovati in una zona franca dove inaspettatamente due persone qualsiasi si incontrano, si riconoscono e si piacciono.

L’ipotesi del sesso è svanita diversi minuti, io non ero entrato per sesso ma per quello che sta accadendo. Mi volto e in ginocchio mi metto difronte a lei, anche lei in ginocchio, ci guardiamo in un lungo silenzio comincia il gioco dei sorrisi, un po come quello che si faceva da ragazzini in cui il primo che sorride perde. Qui non perde nessuno, si sta in silenzio e si ride, si sorride in un’alternanza di sguardi anche seri e riflessivi, che un istante dopo tornano a sorridere.

Un attimo prima che il gioco si esaurisca mi da una pacca sulla spalla e con gli occhi indica il cuscino, obbedisco per rientrare nel ruolo del cliente, sono di spalle eppure la vedo sorridere, le sue mani si fanno tenere, dolci, coccolanti.

Un’altra pacca sulla spalla e i sui occhi sull’orologio della parete “ Finito, tu vestile “ Sorride sempre, ricompone la stanza, cambia il lenzuolo di carta e mi offre un bicchiere d’acqua. Esce per farmi rivestire e quando rientra io sono in piedi dietro la porta a farmi accompagnare all’uscita.

Meno ubriaco, innamorato, sazio, pago ed esco.

( La terza parte a breve)

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