La casa 3

8 marzo 2012

Dopo una settimana la mia stanza non ha ancora subito cambiamenti rilevanti, ho solo smonato il secondo letto e l’ho appoggiato contro l’armadio. Ho fatto posto per la bicicletta e le borse da lavoro.Due cartoni di pizza in terra sotto la bicicletta, briciole di pane, un po di tabacco e cenere, il portacenere fuori dalla finestra. Sembra tutto eppure questa stanza è invasa di pensieri scivolati fuori dalla bicicletta e dalla tasche oltre che dalla pancia e dai pensieri.
Ci vorrebbe una scrivania, un mio dipinto, altri dipinti non ancora cominciati.
Intanto oggi mi è venuta la febbre che mi sarei aspettato durante l’inverno con tutto il freddo porco che mi sono preso. Percepisco una complicità fra il mio stato febbriele e la parte accudente del mio inconscio, lascio che facciano, infondo oggi non ho tutta questa voglia di uscire di casa. Ho chiamato una cliente per rimandare la riparazione a domani. Rimesto nelle cartelle del compiuter per fare ordine fra gli scritti. Sono uno scrittore e allo stato attuale le parore sono il mio miglio corredo, un abito interiore da tenere pulito, ordinato.
Quel che è certo che adesso il tempo e lo spazio per scrivere non mancano, ho storie lasciate in sospeso, altre abbozzate altre ancora che bussano alla porta da anni e sento che questa stanza vedrà nascere nuovi racconti, forse anche una nuova immagine di me.
Terzo piano di una casa popolare con una popolazione di tamarri fantastici, non li ricordavo così coloriti e originali. Dovrebbero farne una zona prottatta di questo quartiere con tanto di biglietto per i visitatori, farne zona protetta e dichiarare questi casermoni patrimoni patrimonio dell’umanità.
Non spendo nessuna parola per descriverli, sono talmente belli che li voglio tutti per me.
Le Tamarre sono fantastiche, a tredici anni col cellulare collegato a Facebook, sigaretta accesa, tono da pescivendole e sguardo malizioso verso il mondo.
Poi il raccoglitore di ferro, l’ex tossico, il pregiudicato, il tossico e il pregiudicato che si è rifatto una vita e la signora perbene costretta a vivere in queste casone per via dell’attitto agevolato, eternamente indigniata e scontenta per via degli inciviile che infestano il quarrtiere. Il pensionato, la rumena che scestisce la panetteria, il marocchino lavoratore, il marocchino spacciatore, il marocchino che si spaccia lavoratore, il marocchino che lavora ma che a detta di qualcuno spaccia ancora come una volta. Il marocchino intamarrito nato e scresciuto qui, lo zingaro integrato e la signora che porta a sppasso il cane e che non parla con nessuno da vent’anni.

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