Tamarrolend

19 marzo 2012

Dalla finestra di questi casermoni popolari arriva di tutto
Una ragazzina urla ” Kate! Tu capisci di cannucce? Allora Suca”
Non vorrei mai andarmene da questa casa.

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 I cancelli de…

18 marzo 2012

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I cancelli dell’asilo aprono puntualmente alle 10,30. Oggi non è giorno di asilo, ma i genitori hanno deciso di ritrovarsi in giardino per riparare il parco bici dei bambini.

Io e Michele siamo stati ingaggiati per supervisionare l’attività che coinvolgerà genitori e bambini. Venti minuti dopo il cortile brulica di una trentina di mostrobimbi accompagnati da genitori e nonni che per l’occasione si sono portati da casa di attrezzi e chiavi per la manutenzione delle piccole astronavi.

Come al solito con i bambini tutto è più semplice, quando cominciamo a tirar fuori dalla tettoia le biciclette loro son già li a far domande, prendere chiavi e spostare biciclette.

Michele mi presenta ai  genitori che non avendomi mai visto potrebbero preoccuparsi e chiedere chi sia quel giorvane che parla con i loro figli. Fatte le prentazioni partiamo con lo smontaggio di una delle tante biciclette bucate. Una camera d’aria gonfia, fuori dal copertone è sempre motivo di grande divertimento, i bimbi la stritolano, l’arrotolano, la lanciano in aria.

A noi grandi tocca di dare un minimo di ordine e spieghiami ai bimbi che  per  trovare il buco bisogn immerge la camera d’aria nel lavadino del cortile e cercare di capire dove sia  il buco.

Dopo due operazioni la metà dei bimbi è quasi fradicia e i genitori partono a cambiare magliette, calzini e pantoloncini. I Bimbi controllano le camere d’aria e i genitori tirano fuori il guardaroba..Sembra che si divertano anche  loro

” Matteo guarda che non hai più cambi, stai lontano dall’aqua”!

Dopo una ventina di minuti mi siedo a fumare una sigaretta su una panchina per nani.

Mi si siede al finco una bimbettina con i capelli riccioluti e biondi, quasi mi si attacca al fianco.

” Io oggi faccio cinque anni ” Apre la mano, si volta a guardare la mamma che annuisce

” Si cinque, cinque. Oggi ci vieni alla mia festa di comleanno”

” Bello avere cinque anni, e senti un po ma tu come ti chiami” ” Martina, faccio cinque anni oggi”

Si strofina un po su mio fianco, sorride, mi alza il braccio e un attimo dopo me la ritrovo in braccio a darmi bacetti sulla barba”.

” Ci vieni alla mia festa ” “Certo Martina, ma dimmi un poco , gli annii li fai anche oggi pomeriggio o solo stamattina”?

Martina si volta a guardare la mamma che sorride e lei subito capisce che la sto prendendo in giro, e giu una carezza sulla barba.

Dopo circa due ore i bimbi son praticamente tutti fradici, ed io mi sento il cuore pieno di gioia.

Grammatica

14 marzo 2012

” Grammatica? Adesso guardo.
No mi spiace non abita qui”
Da quando ho pubblicato il mio libro, circa un anno fa, mi arrivano messaggi in cui vengo invitato a controllare la grammatica dei testi. Prima non accadeva, ma da quando sono diventato uno scrittore, gli inviti , seppur affettuosi sono continui.
Questo mi porta quasi a non apprezzare ciò che scrivo, mi rende incerto e meno produttivo.
L’ultima volta che ho sentito parlare di grammatica facevo la terza media, trent’anni fa circa. Ricordo vagamente qualcosa di analisi grammaticali e analisi logica dove ad esempio, se non ricordo male, il vaffanculo doveva trovare la sua migliore definizione nel complemento
” Andare verso o andare per ” ma sinceramente non ricordo.
Il punto è un’altro. Prima di diventare uno scrittore, scrivevo completamente ignaro dell’esistenza della grammatica, qualche traccia era rimasta nei ricordi della scuola, ma sostanzialmete scrivevo storie con un unico metro di giudizio: mi piace quello che scrivo, questa parola come ti sembra? Suona bene, funziona?
Poi rileggevo e se la cosa mi piaceva, ogni tanto andavo a rilegggermela.
Con la ricomparsa della grammatica tutto è diventato un po più complicato, adesso scrivo consapevole di non avere grande conoscenza delle regole grammaticali e questo mi ha fatto perdere il godimento di rileggere le mie cose.
Poi in questi giorni ho pensato ad una soluzione. Intitolerò il prossimo libro ” Io ci metto le storie, voi metteci la grammatica”

Anna

14 marzo 2012

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La Povera Anna è stremata da anni e anni di dipendenda, che fra l’altro le sono costati una barca di soldi con i quali si sarebbe potuta comprare una casa.
Decide di chiedere aiuto, di voler uscire da questa terribile dipendenza e si iscrive ad un gruppo di auto aiuto.
” Salve a tutti mi chiamo Anna “
E il gruppo ” Ciao Anna benventuta nel gruppo”
Con la voce rotta dall’emozione Anna comincia a raccontarsi.
” Volevo dire, che è una settimana che non mi avvicino a pompa di benzina”
Una lacrima le solca il viso fra gli applausi del gruppo ” Salviamo gli automobilisti”
” Brava Anna. All’inizio è difficile riprenere la bicicletta, ma vedrai che ce la farai anche tu “

 

Puntualmente, ogni benedettissimo anno, con l’arrivo della primavera, fioriscono come gemme dibattitti televisivi e radiofonici sul tema della bicicletta. Puntuale, appare l’attivista Criticalmassificato con la bandiera civica della libertà e della giustizia a snocciolare perle di saggezza e slogan con uno stile per nulla differente da quello di un testimone di Geova: linguaggi parificati, concetti semplici come vita amore libertà, idee chiare sulla mobilità sostenibile e tutta una serie di concetti nobili, che nel loro ripetersi si fatto finiscono per perdere significato. Insomma sentito uno sentiti tutti. Quello che accumano un testimone di geova ad un attivista Criticalmassificato è però nobile e buono e cioè il desiderio di pace e amore fra gli uomini, che io prosaicamente interpreto come: voglia di trobare. Una sana e consapevole voglia di trombare che ogni primavera ci sprigiona ormoni dalla pelle e farfalle dalla pancia. La questione, è che tanto meno questa consapevolezza si fa chiara tanto più ogniuno si avvicinerà alla propria bandiera. Il testimone di Geova alla sua bibbia, e l”attivista Criticalmassivicato alla su fighettissima targhetta di metallo con su scritto No Oil. Il tratto medio dell’attivita massificato lo si ritrova definito nella figura del ” Testimone del pedale” una figuara ibrida che riunisce in se, scarsa informazione, desiderio di lotta e figa, che ha sua volta non distingue, un desiderio non del tutto elaborato di pace e armonia, tutto coronato dalla targhetta sul culo della bicicletta in cui campeggia prima di tutto un NO seguito da OIL. Trovo difficile cominciare una rivoluzione d’amore con un NO. ” Ma lo sai che ci sono certi automobilisti che usano la macchia anche solo per fare cento metri? Ma uno sarà pure libero di farsi i suoi cazzo di cento metri in automobile senza vedersi tagliare la strada da un con l’aureoola e il sorriso da imbeccile di ha la certezza di fare la cosa giusta e buona? Io non ho la patente, figuriamoci, non amo la macchina, ma non rinuncio alla tua libertà di andarci anche al cesso con la tua automobile. E poi tutti giù a bloccare le macchine. Si Oil, mettiamo tutti un flaconcinno di olio balsamico sotto la sella, e quando incrociamo gli sguardi e capiamo di picerci, via ad infrattarsi dietro una siepe. Semplifichiamo. Per anni abbiamo confuso la lotta politica con la figa, e questo vale anche per le femminuccie. Ognino si scelga la sua preda d’amore. Ci sarà la pedalatrice a cui piace il cazzo piccolo, quella che lo vorrà grande, l’altra che non vede l’ora di farsi esplorare dall’Africa. Il maschietto pedalatore a cui piacciono le pedalatrici depilate, l’altro che adora il pube riccio e folto come la testa di Cocciiante. E poi ogniuno della bicicletta ne faccia quel che crede, non dimenticando che la bicicletta e solo una bicicletta.

La casa 3

8 marzo 2012

Dopo una settimana la mia stanza non ha ancora subito cambiamenti rilevanti, ho solo smonato il secondo letto e l’ho appoggiato contro l’armadio. Ho fatto posto per la bicicletta e le borse da lavoro.Due cartoni di pizza in terra sotto la bicicletta, briciole di pane, un po di tabacco e cenere, il portacenere fuori dalla finestra. Sembra tutto eppure questa stanza è invasa di pensieri scivolati fuori dalla bicicletta e dalla tasche oltre che dalla pancia e dai pensieri.
Ci vorrebbe una scrivania, un mio dipinto, altri dipinti non ancora cominciati.
Intanto oggi mi è venuta la febbre che mi sarei aspettato durante l’inverno con tutto il freddo porco che mi sono preso. Percepisco una complicità fra il mio stato febbriele e la parte accudente del mio inconscio, lascio che facciano, infondo oggi non ho tutta questa voglia di uscire di casa. Ho chiamato una cliente per rimandare la riparazione a domani. Rimesto nelle cartelle del compiuter per fare ordine fra gli scritti. Sono uno scrittore e allo stato attuale le parore sono il mio miglio corredo, un abito interiore da tenere pulito, ordinato.
Quel che è certo che adesso il tempo e lo spazio per scrivere non mancano, ho storie lasciate in sospeso, altre abbozzate altre ancora che bussano alla porta da anni e sento che questa stanza vedrà nascere nuovi racconti, forse anche una nuova immagine di me.
Terzo piano di una casa popolare con una popolazione di tamarri fantastici, non li ricordavo così coloriti e originali. Dovrebbero farne una zona prottatta di questo quartiere con tanto di biglietto per i visitatori, farne zona protetta e dichiarare questi casermoni patrimoni patrimonio dell’umanità.
Non spendo nessuna parola per descriverli, sono talmente belli che li voglio tutti per me.
Le Tamarre sono fantastiche, a tredici anni col cellulare collegato a Facebook, sigaretta accesa, tono da pescivendole e sguardo malizioso verso il mondo.
Poi il raccoglitore di ferro, l’ex tossico, il pregiudicato, il tossico e il pregiudicato che si è rifatto una vita e la signora perbene costretta a vivere in queste casone per via dell’attitto agevolato, eternamente indigniata e scontenta per via degli inciviile che infestano il quarrtiere. Il pensionato, la rumena che scestisce la panetteria, il marocchino lavoratore, il marocchino spacciatore, il marocchino che si spaccia lavoratore, il marocchino che lavora ma che a detta di qualcuno spaccia ancora come una volta. Il marocchino intamarrito nato e scresciuto qui, lo zingaro integrato e la signora che porta a sppasso il cane e che non parla con nessuno da vent’anni.

Casa

7 marzo 2012

Stare in questa casa durante il giorno non mi fa molto bene, devo uscire continuamente, inventarmi qualcosa da fare in strada: volantinare, cercare rottami abbandonati a cui estrarre i pochi organi rimasti.
Trovo agio solo la notte, prima di dormire e al mattino con la prima sigaretta e un paio di caffè, dopo comincio a sentirmi salire una sorta di febbre.
Fortunatamente fuori c’è sempre qualcosa da fare o da inventarsi. Nel primo cassetto dell’armadio ho messo tutti i riicammbi delle biciclette che ho recuperato in questi mesi, il resto è ancora nelle borse. I vestiti sono solo quelli che porto indosso, nessun ricambio se non le caze che occupano poco spazio. prima con la casa sulla bicicletta mi bastava cambiare le calze ogni due o tre giorni adesso le esigenze non sono cambiate. Dormo con i vestiti con cui lavoro e lavoro con i vestiti con cui dormo. Una sorta di barbona da appartamento, eppure non ho esigenze se non quella di cercare di puzzare di meno quando vado a trovare gli amici, operazione impoossibile almeno per gli scarponi, di notte li metto sul balcone altrimenti non prenderei sonno. Di buono c’è che posso dormire il pomeriggio o posso non dormire di pomeriggio, prima semplicemente non potevo dormire al pomeriggio. La doccia occupa gran parte del piccolo bagno, non ci siamo ancora presentati, quando mi lavo i piedi semplicemente li metto nel lavandino e li sciaquo, la lavatrice invece ha unn rapporto particolarmentte intenso con il mio coinquilino che tiene la casa in modoo impeccabile, non c’è modo di sporcarla. Pulisce ogni traccia del suo passaggio come un Killer sulla scena del delitto ed io cerco di non scontentarlo: sciaquo il bicchiere dopo averlo usato, lo faccio subito. Sembra di vivere in una vetrina di mobili da cucina, ad ogni ora tutto è immobile e simile a se stesso, come se non ci vivesse nessuno.
La mia camera da letto di contro comincia ad assomigliare a una discarica.

Giulia

3 marzo 2012

Ventisei anni fa sulla bacheca dell’ Informagiovani vidi l’annuncio di una ragazza che cercava compagni per organizzare un viaggio in bicicletta per la Francia.
Lingua gonfia e cazzo in tiro feci subito il numero di telefono. All’epoca avevo diciasette anni, l’anno prima sciupai la mia unica verginità con una tossica graziosa che mi tradiva con un siciliano in carcere, poi venni a sapere che il cornuto era lui dato che erano fidanzati ben prima che gli misero la palla al piede.
Giulia, la ragazza delll’annuncio aveva ventitre anni, aveva trovato lavoro ed era andata a vivere da sola nella vecchia casa dei genitori. in Strada di Casa mia n° 4
La settimana scorsa ricevo una una telefona,numero sconosciuto, dunque penso che sia un cliente per la Ciclo Officina Itinerante.
– Buongiono, parlo con il ciclista che ripara le biciclette?-_
-Si mi dica-
-Avrei da riparare un paio di biciclette, credo si trratti sempliicemente di una revisione da venti euro come indicato nel suo sito. Abito in Strada di casa mia n° 4. Io posso essere a casa per sabbato alle unndici del mattino-
– Bene signora sarò da lei a quell’ora-
Ho pensato subito a quella Giulia incontrata ben ventisei anni prima, qualcosa, dal tono della voce al telefono mi diceva che era lei. Non ricordavo il viso, ma ero certo che quel sabato appena avrebbe aperto la porta di casa l’avrei riconosciuta.
Questa mattina mi sono presentato puntuale sotto casa sua, la stessa casa in cui ventisei anni fa andavo a prendere Giulia per andare ad allenarci per quel di quel viaggio in bicicletta per la Francia.
Suono il campannello, alcuni minuti dopo esce una signora dai capelli rossi e corti. La riconosco subito, è Giulia un po invecchiata ma è lei.
Mi accoglie, la guaardo nei occhi e le chieddo se per caso si riordi di me, di noi.
-Adesso ricordo, avevi il braccio ingessato.Ricordi quell’annuncio, dopo di te rispose anche un ragazzo. Adesso è mio matiro-
Lo dice con una certa disinvoltura mentre mi fa spazio per entare nel portone. Troppo disinvolta per non sapere ormai da giorni chi fossi, e per non ricordare che solo pochi giorni prima le telefonai per dirle che con lei in Francia non ci sarei potuto partire.

Ruote e damigiane

3 marzo 2012

-Buon giorno, parlo con il signore che aggiustta le biciclette?-
-Si signora sono io-
– Bene, mi ascolti. Avrei da riparare la mia bicicletta, credo abbia le ruote un po storte e fa un rumore terribile, quando potrebbe venire a ripararla?-
-Quando vuole signora, mi dia l’indirizzo e sono da lei fra un paio d’ore-
– Eccole l’indirizzo, ha da seegnare?-
– Certo signora-
– Bene, via di casa casa mia numero 3. Segnato?-
-Certo signora-
– Bene allora signor ciclista, l’aspetto e mi raccomando non mi faccia solo perder tempo che ho mille cose da sbrigare che non le dico-
-Certo signora ci vediamo da lei fra due ore-
Quando arrivo la signora mi aspetta davanti al portone, sono puntuale, lei deve essere li già da alcuni minuti e dal modo in cui stropiccia il portafoglio sembra che io sia in ritardo. Una signora corpulente per non dire grassa accompagnata da una bimba di circa otto anni che però pesa come una ragazza di vent’anni.
Il clima non è dei migliori, io ho tre euro in tasca e dunque sorrido.
La piccola indossatrice di damigiane stringe le labbra aggrottta le cicglia e rivolgendosi alla madre dice – Mamma chi è questo signore-
Gli darei volentieri un pestone sul naso a questo scricciolo adiposo ma continuo ad avere sempre solo tre euro nella tasca e dunque continuo a sorridere. Clienti così di merda fortunatamente non se ne incontrano quasi mai.
– Senta signor ciclista io questa bicicletta l’ho pagata trenta euro e non intendo spenderne altri trenta, cosa mi dice? Mio marito sapeva riparare le biciclettte ma poi se ne andato quando la bimba aveva otto mesi. Senta allora?-
Che due cogliani! La ruota posteriore ha quattro raggi rotti, quella nteriore due, il movimento centrale è da serrare così come sono da serrare i coni di entrambe le ruote. Un lavoro da quaranta euro, ma dato che non intendo continuare la giornata con tre euro in tasca le faccio una proposta che non puuò rifiutare.
– Sono venticinque euro signora. Il lavoro è impegnativo-
– Ma io la compro con quaranta euro a Porta Palezzo. Facciamo quindici euro-
Ho appena perso la pazienza, sento che potrei dare il peggio di me ee nella certezza che concluderò la mia giornata con tre euro in tasca le rispondo.
– No guadi facciomo che lei mi da dieci euro e si fa riparare la bicicletta da qualcun’altro-