Tracce di diario in bicicletta giugno 2011

19 febbraio 2012

La Poderosa mi sta dando grandi soddisfazioni, non so se il CÈ sarebbe contento della versione senza motore della sua motocicletta. La Poderosa è una seduttrice nata, la gente si avvicina per ammirarla, sorride, saluta e fa domande. Oggi si è avvicinato un ragazzo facendomi domande in inglese, ci abbiamo messo qualche secondo a capire che eravamo entrambi italiani. Mi ha fatto ricordare la scena di Toto e Peppino in piazza Duomo a Milano, nel film “Due Napoletani a Milano”, credo che il titolo non sia proprio esatto.

Mi ero dato come prima tappa Casale Monferrato, mancano 20 chilometri e già sono stanchissimo. Ho cercato il primo campanile che spuntava dal paesaggio e mi sono infilato in questo piccolo paesino piemontese, dove la fruttivendola è rumena, e poi solo donne marocchine che tornano dalla scuola con bambini. Qualche vecchio piemontese qua e là e piccole voci dei bambini marocchini che arrivano dai cortili delle case. Si avvicina un vecchio con l’apparecchio acustico, non mi chiede nulla della bicicletta e del viaggio, che evidentemente sto facendo. Mi ricorda che qui, nel 1828, è morto un celebre violinista Giovanni Battista Viotti, il quale era stato ospite della famiglia reale francese. Dieci minuti dopo il vecchio torna con il volantino di un concerto fatto qui in paese in sua memoria.

E poi improvvisamente ti trovi nel posto giusto con la bicicletta accasciata dietro la panchina e la sensazione che tutto quello ti gira attorno, sia perfetto, giusto. Due ragazzini giocano a “muro” con un pallone di cuoio, spelacchiato dai mille colpi contro il muro di cinta di una modesta casetta di campagna. Il vento tira, ho gli occhi pieni di polvere, gli alberi ballano, le case sono impassibili.

Due giorni fa è morto Fabio, per un incidente in motocicletta. Un altro amico morì anni fa, prima della mia partenza in bicicletta. Un altro ancora, che non conoscevo, l’ho visto morire su una strada di montagna. Portava con sé la figlia di vent’anni che si è salvata. Penso spesso alla mia morte, l’ho fatto oggi, poi penso che resterò vivo e solo con l’arrivo della morte morirò veramente, per sempre.

Gli alberi continuano a ballare, il vento soffia, le case sempre impassibili.

Oggi sono previsti venti chilometri, dato che questa sera sarò ospite di un’associazione che l’amico Mirco ha contattato per farmi ospitare una sera.

Dopo circa due anni che non viaggiavo più, ripartire con poco allenamento e per di più con un carrellino, non è molto facile. Ieri è stata la mia prima notte in tenda, ho scoperto che il nuovo sacco a pelo è troppo corto, mi arriva al petto lasciandomi scoperte le spalle. Ho patito un po’ il freddo ma alla fine sono riuscito a dormire, anche se girandomi continuamente durante la notte.

Per cena agnolotti freschi al ragù di carne di mamma STAR, finisco la seconda confezione e poi me le preparo da me come dio comanda. Devo ricordarmi di comprare una bomboletta e qualche picchetto per la tenda.

Spesso vengo scambiato per uno straniero: americano, tedesco, inglese, e quando scoprono che sono solo italiano sembra non tornargli qualcosa.  

Lo spazzino del paese stamattina mi ha chiesto da dove arrivo. Quando gli ho detto che non arrivo da nessuna parte e che la bicicletta in qualche modo è la mia casa, ha esclamato: “Ah, ma sei senza casa!”.

Avevo notato che era un po’ tonto, di quelli simpatici però, che fanno sorridere, di quelli che, come i bambini, dicono quello che pensano.

Mi brucia il culo a Bestia, il ragù di mamma STAR era piccante … hmmm

 

Questa bicicletta mi sorprende, mi affianca per poi prendermi di petto quando meno me lo aspetto. Oggi è il giorno della mia seconda adolescenza, il giorno del mio fragilissimo quarantatreesimo

Quest’anno è la prima volta in tanti anni che ho paura del traffico, credo dipenda da questa inaspettata esperienza di felicità.

 

Ogni volta che posso, imbocco una pista ciclabile, impensabile negli anni scorsi per un ciclo viaggiatore incazzato e determinato nel prendersi il suo pezzo di strada. Non mi fermavo mai, costringevo le auto a farlo. Cedevo spesso il passo ai corrieri, che poverini, fanno un lavoro infame, per gli altri ogni volta che potevo stabilivo io le regole.

Quest’anno no.

Mi rendo conto di come spesso la vita di un cicloturista sia appesa ad un filo. Basta poco, troppo poco per farsi del male o morire, e adesso che nella mia vita è entrato anche un pochino di felicità, morire lo troverei ingiusto. Ho anche un casco che non riesco a indossare, mi pare poco augurante.

 

Il vento mi porta in faccia le parole. In molti si chiedono se io sia un uomo libero.Non mi sento affatto libero, credo che la libertà sia una condizione dell’anima che io non ho. Per esserlo dovrei dimenticare la mia storia ogni mattina, ad ogni risveglio, perlomeno la memoria famigliare, affettiva. Quella che ha fatto male. Chi desidera essere amato non è mai libero.La libertà non la voglio, mi sento già abbastanza solo. Quando sento parlare di libertà, di come raggiungerla e mantenerla, ho sempre la sensazione che stiano cercando di vendermi un aspirapolvere.

 

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