Casa

28 febbraio 2012

Ho girato Torino con le chiavi della nuova casa nella tasca destra dei pantaloni, ad ogni pedalata sentivo spingere sulla pancia la prospettiva, diventata reale di entrare in questa casa, da cui adesso scrivo.
Ho passato la mattina ad averne paura, pedalando, dicendomi continuamente che avrei potuto certo farne a meno, che la casa è prima di tutto cercare di portare a buon fine una giornata che possa dirsi dignitosa, e tutta una serie di alte riflessioni che senvivano solo ad attenuare quella paura antica che avevo sopito con i pedali. La paura di perdere tutto un’altra volta e ritrovare la rabbia di chi sente addosso l’igiustizia di ogni cosa ingiusta. Paura e rabbia mi hanno fatto piccolo, lo scrivo con lacrime e tenerezza verso me stesso.

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Pornontariato

28 febbraio 2012

Signor ciclista ma lei è sposato? No signora, però ho fatto moltissimo volontariato. Interessante direi e in quale ente o associazione? Cinema porno signora!

La catena

27 febbraio 2012

” Buongiorno Sig Stefano,

ieri pomeriggio mi è caduta la catena della bicicletta, potrebbe passare oggi dopo le cinque emmezzo? Passo a prendere la bambina all’asilo e sono a casa. Via di casa mia numero 2. L’aspetto”

Arrivo puntale e sul fondo del marciapiede vedo sbracciare una mamma con al fianco una bimba. Penso che  sarà una faccenda semplice rimettere a posto la catena di una bicicletta, talmente semplice che sarà difficile farsi dare dieci euro, la tariffa minima che ho posto per ogni spostamento.

Ribalto la bici, svito i bulloni e quando mi porto per tendere la catena sento una voce arrivare dai piani alti, una testa di madre bionda e taglio lungo grida ” Senta avrei un problema col freno di dietro”

Un attimo dopo sono circondato da due madri, un marito, una nonna e quattro bambini, ogniuno con un problema differente. I bambini fanno domande prendono le chiavi subito richiamati dalle mamme e subito capisco che la faccenda si fa più complessa di quanto pensavo.

I bambini come al solito sono magici, ne assoldo subito uno per aiutarmi ” Passami il martello, tieni questa chiave, ripassami il martello” Fantastico! Quando prendi un bimbo e gli dai un po di importanza ti diventa  amico per la vita, ti ricorderà per sempre.

E poi la nonna esclama ” Lei dovrebbe andare al Maurizio Costanzo, è un tipo da Maurizio Costanzo lei”

” Si signora ci sono già stato dal Maurizio Costanzo”

E lei ” Lo sapevo lei è veramente strano ad andare a riparare le biciclette a casa della gente. Perchè a deciso di fare questo mestiere”‘

Ed io ” Perchè non ho nessuna intenzione di andare a lavorare”!. La signora sorride poco convinta, ma sorride, poi mi trascina verso la sua bicicletta incurante del fatto che non ho ancora terminato il lavoro alla catena della sua vicina, mi presenta subito la figlia che denuncia un fifetto al freno posteriore, in pochi secondi ho rialtato tre bici senza  averne ancora riparata una, sembra quasi che facciano a gara per farsi toccare la bicicletta.

La diiagnosi è presto fatta volevano solo farsi toccare la bicicletta dal ciclista giostraio un po eccentrico che pare abbia anche scritto un libro.

Fantastico, alla fine ho riparato la catena alla bicicletta, manipolato altre due, ovviamente  senza farmi pagare e per il mese prossimo di comune accordo abbiamo deciso di fare un laboratorio di condominio per la riparazione delle biciclette

Ecco perchè non voglio fare nessun altro lavoro che non sia questo.

26 febbraio 2012

Pace

26 febbraio 2012

Pace

abbandoni

26 febbraio 2012

Abbandoni Un video

La casa

25 febbraio 2012

La settima prossima dovrei entrare nella nuova casa.

Dopo un inverno ai limiti dell’impossibile, fra un magazziono a meno sei, dormitori,e ospitalità presso amici mi trovo adesso a dover fare il conti con la prospettiva concreta di entrare in una casa.

Ma la voglio davvero una casa?

Avrei voluta averla un tempo e dopo lo sfratto esecutivo in cui ho abbbandonato la casa con l’ausilio della forza pubblica confesso di non trovare molto  coraggio e voglia di affezionarmi ad altri oggetti. In quella casa lasciai, libri dischi, foto, compreso quella di lia madre e di Margherita. Pensai che non sarebbe stato crave se le avessi tenute impresse nella mente, eppure accarezzare la carta lucida di quegli ultimi ricordi dava solievo.

Lasciato tutto li, ed ora con questa nuova prospettiva mi chiedo se ho voglia di correre il rischio di perdere ancora un pezzo di carta a cui in qualche modo mi ero legatto.

Annni dopo sono passato sotto la mia casa, era ancora vuota, svuotata da un cantiere edile che non ne aveva fatto ancora nulla e mi son chiesto perche non fosse stato possibile restarci ancora un poco.

Nulla.

Credo che le cose che ci appartengono in verità non sono nostre , le custodiamo fintanto che qualcuno non le reclama. Ho comprato una radio a cinque euro e mi sono reso conto di non averla pagata con i miei soldi ma con il lavoro di unn operaio che dall’altra parte del mondo lavora per diedi dollari al  giorno. Un pezzo di questa radio l’ha paggata lui con un salario da fame.

Una casa? Cos’è una casa? Cosa posso farci e fino a quando? Perchè poi una casa?

 

La Poderosa mi sta dando grandi soddisfazioni, non so se il CÈ sarebbe contento della versione senza motore della sua motocicletta. La Poderosa è una seduttrice nata, la gente si avvicina per ammirarla, sorride, saluta e fa domande. Oggi si è avvicinato un ragazzo facendomi domande in inglese, ci abbiamo messo qualche secondo a capire che eravamo entrambi italiani. Mi ha fatto ricordare la scena di Toto e Peppino in piazza Duomo a Milano, nel film “Due Napoletani a Milano”, credo che il titolo non sia proprio esatto.

Mi ero dato come prima tappa Casale Monferrato, mancano 20 chilometri e già sono stanchissimo. Ho cercato il primo campanile che spuntava dal paesaggio e mi sono infilato in questo piccolo paesino piemontese, dove la fruttivendola è rumena, e poi solo donne marocchine che tornano dalla scuola con bambini. Qualche vecchio piemontese qua e là e piccole voci dei bambini marocchini che arrivano dai cortili delle case. Si avvicina un vecchio con l’apparecchio acustico, non mi chiede nulla della bicicletta e del viaggio, che evidentemente sto facendo. Mi ricorda che qui, nel 1828, è morto un celebre violinista Giovanni Battista Viotti, il quale era stato ospite della famiglia reale francese. Dieci minuti dopo il vecchio torna con il volantino di un concerto fatto qui in paese in sua memoria.

E poi improvvisamente ti trovi nel posto giusto con la bicicletta accasciata dietro la panchina e la sensazione che tutto quello ti gira attorno, sia perfetto, giusto. Due ragazzini giocano a “muro” con un pallone di cuoio, spelacchiato dai mille colpi contro il muro di cinta di una modesta casetta di campagna. Il vento tira, ho gli occhi pieni di polvere, gli alberi ballano, le case sono impassibili.

Due giorni fa è morto Fabio, per un incidente in motocicletta. Un altro amico morì anni fa, prima della mia partenza in bicicletta. Un altro ancora, che non conoscevo, l’ho visto morire su una strada di montagna. Portava con sé la figlia di vent’anni che si è salvata. Penso spesso alla mia morte, l’ho fatto oggi, poi penso che resterò vivo e solo con l’arrivo della morte morirò veramente, per sempre.

Gli alberi continuano a ballare, il vento soffia, le case sempre impassibili.

Oggi sono previsti venti chilometri, dato che questa sera sarò ospite di un’associazione che l’amico Mirco ha contattato per farmi ospitare una sera.

Dopo circa due anni che non viaggiavo più, ripartire con poco allenamento e per di più con un carrellino, non è molto facile. Ieri è stata la mia prima notte in tenda, ho scoperto che il nuovo sacco a pelo è troppo corto, mi arriva al petto lasciandomi scoperte le spalle. Ho patito un po’ il freddo ma alla fine sono riuscito a dormire, anche se girandomi continuamente durante la notte.

Per cena agnolotti freschi al ragù di carne di mamma STAR, finisco la seconda confezione e poi me le preparo da me come dio comanda. Devo ricordarmi di comprare una bomboletta e qualche picchetto per la tenda.

Spesso vengo scambiato per uno straniero: americano, tedesco, inglese, e quando scoprono che sono solo italiano sembra non tornargli qualcosa.  

Lo spazzino del paese stamattina mi ha chiesto da dove arrivo. Quando gli ho detto che non arrivo da nessuna parte e che la bicicletta in qualche modo è la mia casa, ha esclamato: “Ah, ma sei senza casa!”.

Avevo notato che era un po’ tonto, di quelli simpatici però, che fanno sorridere, di quelli che, come i bambini, dicono quello che pensano.

Mi brucia il culo a Bestia, il ragù di mamma STAR era piccante … hmmm

 

Questa bicicletta mi sorprende, mi affianca per poi prendermi di petto quando meno me lo aspetto. Oggi è il giorno della mia seconda adolescenza, il giorno del mio fragilissimo quarantatreesimo

Quest’anno è la prima volta in tanti anni che ho paura del traffico, credo dipenda da questa inaspettata esperienza di felicità.

 

Ogni volta che posso, imbocco una pista ciclabile, impensabile negli anni scorsi per un ciclo viaggiatore incazzato e determinato nel prendersi il suo pezzo di strada. Non mi fermavo mai, costringevo le auto a farlo. Cedevo spesso il passo ai corrieri, che poverini, fanno un lavoro infame, per gli altri ogni volta che potevo stabilivo io le regole.

Quest’anno no.

Mi rendo conto di come spesso la vita di un cicloturista sia appesa ad un filo. Basta poco, troppo poco per farsi del male o morire, e adesso che nella mia vita è entrato anche un pochino di felicità, morire lo troverei ingiusto. Ho anche un casco che non riesco a indossare, mi pare poco augurante.

 

Il vento mi porta in faccia le parole. In molti si chiedono se io sia un uomo libero.Non mi sento affatto libero, credo che la libertà sia una condizione dell’anima che io non ho. Per esserlo dovrei dimenticare la mia storia ogni mattina, ad ogni risveglio, perlomeno la memoria famigliare, affettiva. Quella che ha fatto male. Chi desidera essere amato non è mai libero.La libertà non la voglio, mi sento già abbastanza solo. Quando sento parlare di libertà, di come raggiungerla e mantenerla, ho sempre la sensazione che stiano cercando di vendermi un aspirapolvere.

 

AMARTI

19 febbraio 2012

Amarti mi scuote le ossa, mi solleva dalla fame, mi condisce di alcool. Amarti mi deruba della possibilità di amarti gioiosamente. Avrei voluto amarti tanto. quel tanto giusto e non quel tanto troppo da travolgermi e lasciare solo graffi profondi sulle ossa.

Compleannoso

16 febbraio 2012

Scrosto il mio tempo con le punte degli scarponi, razzolo sulla mia storia col sole in faccia che promette tempi migliori. Un inverno faticoso esattamente come tutti quelli passati, dunque nulla di nuovo e nulla di cui lagnarsi. Un inverno fatto di strada, dormitori, magazzini, case di amici, di caffè da trenta centesimi in biblioteca dove finalmente trovo la strada per il mio primo romanzo. Questo è l’ottavo anno che vivo in quest’incertezza ormai certa, che non pare spaventarmi più di tanto rispetto alla vita precedente che mi appare sempre più lontana. In questa dimensione trovo tuttavia tracce di normalità e “Sanezza” che mi confermano che la vita è ovunque tu riesca a portarla. Dopo questo inverno sarò invincibile e questo un poco mi spaventa, perchè mi chiedo se ce la farò, se trovero il modo, la fantasia la determinazione per continuare a cercarmi e dunque non perdermi. Il sole che mi batte in faccia sembra fiducioso, mi scalda. Che sia la mano di… No Dio non esiste oppure è talmente discreto da lasciare a me il merito della questione.