ONDATE

28 agosto 2011

Pensavo che avrei potuto commuovermi solo sotto un'andata di alcool e invece ritrovo gioiose lacrime seduto sugli scogli, lontano dal mare.

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Dopo circa tre mesi di immobilità dovuti a un'ernia al disco, mi preparo lentamente a ripartire.

Tre mesi in cui il rischio dell'implosione è stato perenne.

Lunghe ora coricato nel letto, qualche camminatina, allungamenti quotidiani di muscoli e ossa e allungamenti di spirito a sun  di birra e vino friazzante.

Scritture quotidiane, poesie e racconti che hanno scongiurato la follia. Perennemente collegato alla dorga sociale di FB, dipendente dal bollino rosso, per una magra consolazione: HAI UNA NUOVA RICHIESTA DI AMICIZIA, HAI UN NOVO MESSAGGIO,HAI TRE NOTIFICHE.

Scutare profili femminili per piccole ed eccitanti centrimetri di pelle di luminose bugie e promesse non mantenute.

Mancano pochi giorni, le gomme son gonfie per affrontare poco meno di duecento chilometri in direzione Varese per presentare il mio libro, cazzo io l'ho letto e mi è piaciuto un sacco, non basta scrivere un libro, dopo deve anche piacerti.

Poi due appuntamenti, uno all'università di Torino e poi Ivrea, a casa di amici, nei circoli, per strada.

Tutto lentamente questa volta, la schiena mi ha  tolto un sacco di anni, in questi giorni sto sperimentando la pedalata del pensionato e cioè pedalare lentamente, senza sudare, col fiato giusto per parlare ad alta voce e scendere dalla bicicletta se in terra trovo anche solo due centesimi ripuliti accuratamente col bordo della maglietta e riposti nel portamonete. Abusare di ogni panchina ombreggiata, sfilare dal un cestino un vecchio giornale e leggere, lentamente.

Giornata straordinaria.

Tre riparazioni per due clienti, e due libri venduti ai clienti.

Il primo lo incontro in centro, ha la ruota posteriore forata ( gli ho detto che anche le biciclette si Bucano, e dunque nulla di nuovo sotto il sole)

Lui e il suo coinquilino hanno pagato due libri oltre la sommetta per la bici tossica che ogni tanto si Buca.

Poi un'ora dopo alla libreria Belgravia a mettere in sesto le biciclettine dei figli di Luca il libraio da cui ero andato settimane fà a presentare il libro.

Cazzo non potevo immaginare che dietro le forature si nascondesse un mondo così pieno di cuori e sorrisi!

Biciclette di tutto il mondo Bucatevi per noi.

 

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Le Tavole del Brucco

L'alcolista Sobrio

18 agosto 2011

 

 

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Smettere di bere.

E ' possibile.

Me lo dico sempre più spesso, mi dico sempre più spesso “ Stefano ci sei vicino”.

Oltre le teorie, le statistiche, i supporti psicologici, i farmaci, oltre tutto arriva ad una certo punto quella sensazione nuova, già vissuta in passato e ora rinnovata, che è arrivato il momento di smettere, dismettere, rimettere, rimettersi in vita.

Non è molto diverso dal sentirsi meno innamorati di una compagna che credevi sarebbe stata per la vità, e lo era stata per la vita fintato che lo hai creduto. Lei non sarebbe passata, persa. Lei il tuo amore eri tu e non sarebbe stato mai possibile immaginare che un giorno l'avresti guardata e sentita con distacco.

Oggi guardo il mio bicchiere vuoto, svuotato e sempre meno rincalzato di nuovo alcool, lo guardo e penso “ Io e te non siamo la stessa cosa “!

Con te rifarei tutto. Quel combinarsi “Ammerda” di Vodka, Tavernello, e vino da cinquanta centesimi al cartone allungato con l'aranciata per poterlo mandare giù, perchè, che il mondo lo volesse o no era il momento di mandare giù tutto per ritrovarsi incoscenti dalla paura in un mondo talmente prossimo da risultare come un'aggressione, una minaccia.

Quello svegliarsi ancora Gonfi, l'alito di catrame e l'alzaimer sul dorso delle mani e sotto il bacino. Nessun bacino, non li voglio più i tuoi bacetti.

E adesso che faccio, come lo faccio? Sono felice, pieno di energia, scrivo, scrivo, lo faccio come se bevessi un nuovo alccol.

Pedalo, faccio ginnastica, mi pettino, mi masturbo come un adolescente. Un pochino ho paura.

Mi sento come un pugno di granito in una bolla di sapone.

La mia password

13 agosto 2011

Ho battuto tutte le librerie antiquarie della città per quei due libri che desideravi tanto.
Ho camminato giorni per scovare il tuo autore preferito, per vederti sorridere in questa direzione.
E poi ci siamo avuti partendo da un letto di ospedale. Io col corpo trisciato di cocci di vetro rosso, tu con cuore a diguno che ti disossava il corpo e asciugava il sorriso.
Le cicatrici del mio corpo restano. Tu a distanza di anni non hai cambitato taglia e quei due libri li hai divorati in pochi giorni, moltissimi anni fa.
A me resta ancora quel lungo camminare, quel bel sorriso e l'amore non invecchiato dei primi giorni.

Graziella TI AMO

12 agosto 2011

compleanno

Una chiave da otto, una da nove, una da dieci, un'altra ancora da undici, molto più raramente la chiave da dodici, molto più spesso quella da tredici per il bulloni delle ruote e per la sella. Una pinza un cacciavite piatto. Ecco realizzata la mia prima cicloOfficina all'età di tredici anni, tredici come la chiave della sella e delle ruote della Graziella.

Per quanto mi sforzi di ricordare, non ricordo la mia prima bicicletta, e neppure la prima che rubai.

Non ho mai portato la bicicletta da un ciclista e quando lo facevo pretendevo di restare li a guardare, poi facevo domande, un sacco di domande e ad un certo punto Franco il ciclista si decise a spiegarmi come si riparavano le biciclette, i trucchi e le regole assolute che regolano gli equilibri di una bicicletta. Gli costava meno spiegarmi come riparare una bicicletta che avermi fra i piedi tutto il tempo.

Ancora oggi a distanza di trent'anni non ho ancora compreso le ragioni di quella passione, credo che abbia a che fare con il desiderio di autonomia, di non dipendere dai grandi, e questo mi basta.

Quello che non ho definitivamente messo a fuoco, che fatico ancora a descrivere, ha a che fare con quel sottile piacere di afferrare una chiave da otto, e serrare un dato: vestire un dado con la chiave gusta, dare un paio di giri, arrivare a fine corsa e poi serrare con un ultimo colpo il dado al bullone; poco più di un millimetro di corsa. Svestire il dado dalla chiave e godersi quella sensazione rassicurante di aver fatto quella cosa bene, e di averla fatta io.

Il passaggio dal dado da otto a quello da diciassette, passando da quello da quindici è immediato, ogni dato ha un compito ben preciso e spesso compie sempre la stessa funzione per il resto della sua carriera, ogni dado e bullone hanno la propria incrollabile vocazione.

Il dado che serra il cavo dei freni, quello piatto per la registrazione dei coni delle ruote al cui interno sono alloggiate le sfere che garantiscono la corretta scorrevolezza delle ruote.

La bicicletta è come una sorta di alveare, ogni ape ha la sua funzione, ad ogni parte meccanica viene assegnato un compito, non ci sono vacanze, ferie, contributi, non si va in pensione. Le biciclette, non si innamorano, non soffrono. Fanno innamorare e quando lo fanno lo fanno veramente bene. Possono avere un nome, uno o più colori e possono avere diversi amanti.

Non soffrono se le abbandoni, invecchiano senza lamentarsi, e poi sanno risorgere meglio di un Cristo.

Non hanno padroni. Le rubano di continuo!

Ora capisco un pochino meglio.

Le biciclette vivono senza morire, seducono senza soffrire, regalano paesaggi, non ti rinfacciano nulla e nulla chiedono. Sono specchi in cui riflettersi. Un dado dei freni serrato male ti porta oltre il punto in cui avresti voluto fermarti, una gomma sgonfia ti porta in quel punto affaticato al punto da non goderti la meta.

E' una questione di dadi e atmosfere giuste.

Senza biglietto.

8 agosto 2011

Risvegliato con un pezzo di cuore in meno,
diretto verso la capitale su un vagone passeggeri.
Il cuore ispessito, gonfio d'acqua salata e lampi di paura che tolgono la fame.
Non voglio dormire. Non voglio svegliarmi con un pezzo di cuore in meno.

L'amica Kate, legge un frammento del libro:
" Via della casa comunale n° 1 "

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