La mia prima Pippettina

9 luglio 2011

BANCHI DI SCUOLAGran figlio di puttana. Lo sono sempre stato sin dalla prima elementare in cui giocavo a chi "Piscia più lungo" cercando di centrare le finestre del semi interrato dove era allestita la palestra. Sul "Piscia più in alto" ero agevolato dalla generosità di madre natura.

Il seconda elementare spintonai la maestra in terra che si procurò una piccola botta e qualche graffietto, ma eravamo dalle suore per cui tutto assumeva proporzioni bibbliche, e un semplice graffietto diventava uno stupro.

In terza elementare taglieggiavo i compagni costringeno alcuni di loro a darmi parte della merendina, matite, temperini e penne stilografiche. Cazzo vieni a scuola con la Girella e pretendi che il terzo mondo non eploda? Io ovviamente innalzavo la bandiera di ogni povertà per un pezzo di Girella.

In quinta elementare lanciai dalle scale il carrello delle vivando dove davanti stava una bidella puttanissima e cattiva.

Lo standard della mia figliodiputtanaggine non cambiò di molto sino alla seconda media in cui girai per traverso il pollicce della Vercelotti, professoressa di matematica, la quale pensò bene di arrestare la mia corsa nei corridoi semplicemente allungando il braccio in avanti. La travolsi. Mai mettersi davanti ad un bambino con un padre minatore, potrebbe scavarti anche la faccia.

E poi stanco e con gli anni che avanzavano in seconda media decisi che era arrivata l'ora di fare il figlio di puttana spendendo meno energie. Rompi coglioni ma col Fioretto in mano.

Tema in classe, ovviamente scelgo il tema libero, così al limite mi prendo anche la libertà di non farlo.

L'idea è sempre quella di boicottare la lezione; piego il quinterno, afferro la mia Pelican di plastica verde pisello e metto giù il titolo.

Terremoto a Napoli.

"Era il 1980 il terremoto aveva fatto la sua strage qualche ora prima, ma io non ne sapevo ancora nulla".

Il terremoto era avvenuto realmente, ed io dalla soffita di casa mia mi stavo facendo allegramente la mia prima Pippettina.

Due ore dopo mamma mi chiama e ordina di andare in pizzeria dalla Bella Napoli dietro casa.

Dalla radio arrivano notizie di una catastrofe nel napoletano, la terra tremando aveva abbattuto case e ucciso migliaia di persone.

Pensai che si stesse manifestando la Punizione divina per quella pippettina consumata solo poche ore prima. " Lo sapevo, lo sapevo, non dovevo è tutta colpa mia "

A conferma che la punizione divina si fosse abbattuta su di me con chirurgica precisione era il fatto che mia madre fosse napoletana.

Disperato, colpevole, angosciato. Ci misi qualche settimana a capire non c'era nessuna connessione tra i terremoti e le passioni della mia mano destra, e così il giono del tema in classe raccontai dell'accaduto.

2 Risposte to “La mia prima Pippettina”

  1. anonimo Says:

    Che bel pezzo Ste, potresti allungarlo un po' così dai più respiro al racconto che è davvero molto forte e ironico…
    Lorenza

  2. analkoliker Says:

    Si ci stavo pensando, lo farò ptrima di metterlo nel nuovo libro


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: