Strade laterali

16 luglio 2011

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Quest’anno è la prima volta in tanti anni che ho paura del traffico, credo dipenda da questa inaspettata esperienza di felicità: il libro, il salone, il progetto, e poi … Tu. A questo punto non credo che al mio ritorno ti consegnerò questo diario. Nei pochi giorni in cui ci siamo conosciuti non era mai venuto fuori in maniera così esplicita, ci siamo sempre dati solo la mano per salutarci e due baci sulle guance quando ormai era chiaro che sarei partito.

 

Ogni volta che posso, imbocco una pista ciclabile, impensabile negli anni scorsi per un ciclo viaggiatore incazzato e determinato nel prendersi il suo pezzo di strada. Non mi fermavo mai, costringevo le auto a farlo. Cedevo spesso il passo ai corrieri, che poverini, fanno un lavoro infame, per gli altri ogni volta che potevo stabilivo io le regole.

 

Quest’anno no.

Mi rendo conto di come spesso la vita di un cicloturista sia appesa ad un filo. Basta poco, troppo poco per farsi del male o morire, e adesso che nella mia vita è entrato anche un pochino di felicità, morire lo troverei ingiusto. Ho anche un casco che non riesco a indossare, mi pare poco augurante.


 

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La mia prima Pippettina

9 luglio 2011

BANCHI DI SCUOLAGran figlio di puttana. Lo sono sempre stato sin dalla prima elementare in cui giocavo a chi "Piscia più lungo" cercando di centrare le finestre del semi interrato dove era allestita la palestra. Sul "Piscia più in alto" ero agevolato dalla generosità di madre natura.

Il seconda elementare spintonai la maestra in terra che si procurò una piccola botta e qualche graffietto, ma eravamo dalle suore per cui tutto assumeva proporzioni bibbliche, e un semplice graffietto diventava uno stupro.

In terza elementare taglieggiavo i compagni costringeno alcuni di loro a darmi parte della merendina, matite, temperini e penne stilografiche. Cazzo vieni a scuola con la Girella e pretendi che il terzo mondo non eploda? Io ovviamente innalzavo la bandiera di ogni povertà per un pezzo di Girella.

In quinta elementare lanciai dalle scale il carrello delle vivando dove davanti stava una bidella puttanissima e cattiva.

Lo standard della mia figliodiputtanaggine non cambiò di molto sino alla seconda media in cui girai per traverso il pollicce della Vercelotti, professoressa di matematica, la quale pensò bene di arrestare la mia corsa nei corridoi semplicemente allungando il braccio in avanti. La travolsi. Mai mettersi davanti ad un bambino con un padre minatore, potrebbe scavarti anche la faccia.

E poi stanco e con gli anni che avanzavano in seconda media decisi che era arrivata l'ora di fare il figlio di puttana spendendo meno energie. Rompi coglioni ma col Fioretto in mano.

Tema in classe, ovviamente scelgo il tema libero, così al limite mi prendo anche la libertà di non farlo.

L'idea è sempre quella di boicottare la lezione; piego il quinterno, afferro la mia Pelican di plastica verde pisello e metto giù il titolo.

Terremoto a Napoli.

"Era il 1980 il terremoto aveva fatto la sua strage qualche ora prima, ma io non ne sapevo ancora nulla".

Il terremoto era avvenuto realmente, ed io dalla soffita di casa mia mi stavo facendo allegramente la mia prima Pippettina.

Due ore dopo mamma mi chiama e ordina di andare in pizzeria dalla Bella Napoli dietro casa.

Dalla radio arrivano notizie di una catastrofe nel napoletano, la terra tremando aveva abbattuto case e ucciso migliaia di persone.

Pensai che si stesse manifestando la Punizione divina per quella pippettina consumata solo poche ore prima. " Lo sapevo, lo sapevo, non dovevo è tutta colpa mia "

A conferma che la punizione divina si fosse abbattuta su di me con chirurgica precisione era il fatto che mia madre fosse napoletana.

Disperato, colpevole, angosciato. Ci misi qualche settimana a capire non c'era nessuna connessione tra i terremoti e le passioni della mia mano destra, e così il giono del tema in classe raccontai dell'accaduto.

Sospensioni

4 luglio 2011

Scopro che la vita mi sospende con una certa leggerezza.

Rotto

1 luglio 2011

Caduto in terra circa quattro ore fa. Fermo, assolutamente fermo al semaforo. Il piede d'appoggio gira su se stesso e un attimo dopo mi trovo con la schiena sull'asfalto con la bici addosso. La caviglia urla la schiena piange, con coro da codice verde.

Alcuni minuti dopo,si avvicina un ragazzo e dico " Cazzo mi sono lasciato alle spalle ventisettemila chilometri e non sono caduto una sola volta, non una che fosse una. E adesso mi rompo da fermo a un cazzo di semaforo del cazzo.

Il ragazzo mi guarda " TU SEI STEFANO BRUCCOLERI " ti ho sentito l'altro giorno a radio tre"

bene adesso ho la conferma di essere rotto, con una caviglia grossa come una mozzarella di bufala, e famoso.