ENZA

6 giugno 2011

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Enza
Due passi in centro oggi a Torino con un libro in mano, sempre il mio ovviamente, se non altro per capire quanto e dove l'editore abbia messo le mani. Cazzo sono presissimo, questo figlio di puttana scrive veramente bene. 
Incrocio una ragazza con un'altro libro in mano, bella non lo sò! Mi basta l'idea di poterla inchiodare con uno statagemma qualsiasi e poi… Si insomma lasciamo stare. Intanto la doccia di maggio l'ho fatta il primo del mese e oggi siamo al sei, per cui sono abbastanza sicuro di me, un po di puzza di maschio carognoso non guasta se trovi la carognetta zozzarella come te.
Io vorrei solo fottere. 
La incrocio, la supero e dopo alcuni metri mi volto. Si è voltata anche lei. Cazzo mi ha beccato. No no, potrei averla beccata anche io, le sorrido, sorride anche lei, insomma ci sorridiamo, e in quel sorridere rallentiamo i passi. Lentamente, ci fermiamo.
Non ho ancora capito quanto sia carina, però si è fermata! E adesso? Nulla non devo pensare, ogni volta che penso facccio casini.
Mi dico "Continua a sorridere Stefano". Lei mi è di supporto perchè sorride con immobilità sorridente.
Abbassa la testa lentamente ed accenna un mezzo passo, quel tanto da darmi il coraggio di farne due verso di lei. La fotterei adesso ma è meglio rallentare, potrebbe allarmarsi e scappare. 
Alzo le mani all'altezza delle orecchie in segno di resa, abbasso lo sguardo ed a quel punto lei colma i passi che si separano.
" Mi ero accorto che stavi legendo e allora, si mi ha colpito la cosa"
" Io sono Enza, non vivo qui ci lavoro l'estate per fare due soldi. Sai com'è"?
Non che non lo so, non lavoro da una vita! però abbozzo. " Si certo, capisco".
" Scusa Enza se sono indicreto, cosa stavi leggendo quando ci siamo conosciuti"
" Le ricette di Suor Cecilia. Faccio l'aiuto cuoca in un albergo e vorrei imparare cose nuove".
Ed io " Non si smette mai di imparare"
Una vocina dentro di me me urla " Che cagata bestiale che hai detto Stefano"
" Come sei saggio. Scusa come ti chiami? Sai io per i nomi non ci sono tanto portata"
" Mi chiamo stefano"
" Si Stefano sei un saggio. Davvero lo dico sai"!
Bene stasera si fotte.
" Tu Stefano cosa fai nella vita "
" Sai… ho appena pubblicato un libro di viaggio, l'ho anche presentato  al salone del libro di Torino e da alcuni giorni è in tutte le librerie"
" Bello, ma dai! Quello che c'e a Porta Palazzo" ?
" Non proprio, quello di Porta Palazzo è il mercato delle pulci. Il più grande del Piemonte, io stavo parlando del secondo salone internazionale del libro al mondo"!
Questa va in giro col il libro di ricette di Suor Cecilia e non sa neppure dell'esistenza del salone del libro. Se fossi un vigile, ma anche un metroneotte in bicicletta le toglierei subito venti punti  dalla terza media, e d'ufficio anche il ritiro della patente.
Si ma io vorrei solo forrere, fotterla anche senza titolo di studio e con entrambe le gomme della bicicletta sgonfie o bucate.
" Sai Enza mi hanno sempre affascinato le persone che leggono libri pratici come il tuo, la gente ormai sta su internet, si innamora o fa amicizia sulla rete. Sono rimaste poche le persone vere che si possono incontrare per strada".
" Non vorrei sembrare strana, ma che ne dici di andare in albergo dove lavoro a berci una birra e continuare a parlare un pochetto? Oggi sono di riposo, anche se sti stronzi mi fanno cominciare a lavorare domani mattina alle sette. Dovrei solo fare il pomeriggio e la sera ma quando sto di riposo il giorno dopo mi spellano come un'anguilla."
" Io faccio lo scrittore, non capisco molto di anguille anche se credo di aver capito. Si certo, figurati mi farebbe piacere, anche se non bevo alcolici accetto volentieri una birra"
Stasera si fotte, cazzo!
" Stefano è questo il libro che hai scritto"?
Finalmente siamo in albergo, nelle stanze della servitù.
" Si è un diario di viaggio. Tu piuttosto come stai Enza ? Tranquilla"?
"Si certo, figurati, non capita mica tutti i giorni di avere uno scritto in casa?
Bene stasera si straffotte!
Enza si siede sulla poltrona comincia a leggere, si ferma un attimo come se stesse inghiottendo un pezzo di mela troppo grosso, mi guarda in viso con occhi neutri e ricomincia a leggere.
Legge, ogni tanto alza lo sgurdo verso di me e poi riprende a leggere. 
Io mi ero abituato a quelle parole, forse le avevo anche un pochino dimenticate e nel silenzio di una stanza qualsiasi di una città conosciuta insieme a lei ricomincio a rileggere nella mia mente le mie parole, distese sulle pagine di un libro.
Mi è passata la voglia di fottere, di fottere Enza.
Sognato da Stefano

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