chiavi 

“ Bastardi “ Lia è furibonda, tre biciclette rubate in due anni sono veramente troppe.

“Maledetti Bastardi” Raccoglie la catena da terra e i frantumi del lucchetto,e dire che Giulio il fidanzato l'aveva avvertita che il lucchetto non era adeguato. Piangere non serve, come neppure comprare un lucchetto adeguato, e allora piange.

Sulla targhetta del porta chiavi appeso nell'ingresso c'è scritto “Bici Mamma” erano diversi anni che Lia non ricordava di quel piccolo mazzetto di chiavi: una della cantina, un'altra del lucchetto della bicicletta ed un'altra, forse inserita li per sbaglio.

Non le resta che scendere in cantina e sperare che la bicicletta sia in condizioni di portarla al lavoro il giorno dopo, di biciclette non ne ha mai capito molto, del resto alle manutenzioni negli ultimi anni pensava sempre Andrea l'amica della mamma che conobbe alcuni anni prima in un giro in Toscana in bicicletta.

Da quando la mamma era morta Lia non aveva osato prendere la bicicletta, che nel frattempo era diventata quasi una lapide, una reliquia sacra da non toccare.

Elena la mamma di Lia era gelosissima della sua bicicletta, guai a prenderla senza permesso ed anche in quel caso il permesso non l'avrebbe mai concesso.

Il lavoro di cassiera al Discount non la gratifica, Lia avrebbe voluto fare l'insegnante di lettere e filosofia come la madre che insegnava in un prestigioso liceo classico della città, uno di quelli in cui si allevano le menti delle future classi politiche ed economiche. Su questo fronte la madre non la sostenne per nulla, riteneva Lia poco talentuosa per affrontare una carriera da intellettuale oltre alla convinzione che il futuro del mondo del lavoro sarebbe stata premiante se si fosse tornati a lavori manuali, pratici come idraulici, falegnami, piuttosto che meccanici ciclista, che da anni continuano a scomparire a favore di biciclette che ora è possibile comperare per meno di cento euro.

Con un contratto a tre mesi rinnovato volta per volta in questi anni Lia non può certo pensare di comperarsi un auto a rate, nessuno le concederebbe un prestito ed allora la bicicletta della madre diventa l'unica soluzione per continuare a spostarsi ed andare a lavorare.

Scende in cantina, apre il lucchetto e sfila la catena quando l'attenzione si sposta su quella terza chiave senza serratura, non può essere la chiave di un secondo lucchetto, è una chiave simile alle buche delle lettere di una volta, o dei bauli della nonna. Nessuna delle due è la chiave del primo cassetto del comò della camera della mamma, senza il peduncolo di stoffa non l'aveva riconosciuta, ma perchè tenerla nel mazzo di chiavi della bicicletta? Richiude la bicicletta e la porta della cantina, sale frettolosa in casa e nella camera della mamma, che in questi anni non era stata toccata se non per le settimanali pulizie di casa o per aprire le finestre e far arieggiare la stanza.

Con la chiave puntata verso la toppa del cassetto Lia esita, quel gesto, la sola intenzione di aprire quel cassetto ha il sapore della violazione, del furto, il mistero della chiave la convince di essere stata tradita, il sospetto che la madre le abbia nascosto qualcosa la convince e autorizza, le basta un attimo ad infilare la chiave e dare due giri verso sinistra, adesso deve solo afferrare le maniglie e tirare tutto verso di se. Esita , potrebbe ancora tornare indietro, rifare il giro di chiave al contrario, riporre il mazzo di chiavi nel porta chiavi del corridoio ed andare a comperare una bicicletta usata al mercato delle pulci e dimenticare tutto. Il tempo di riflettere sul da farsi che le braccia tirano il cassetto verso Lia, aperto a tre quarti.

Appoggiati sul fondo del cassetto, come se dormissero da anni: la scatola della bigiotteria, due penne stilografiche, l'agenda settimanale tascabile, un foulard di seta, qualche perlina di vetro dispersa o infilata negli angoli ed una busta da lettere con scritto: Per Lia.

Nessun furto,nessuna violazione. Esclama: Mamma! Poi apre la lettera.

“ Lia figlia mia dolcissima,

se sei arrivata sin qui, con tutta probabilità ti hanno rubato la bicicletta, non so se la prima o la seconda, non so neppure quanto tempo tu ci abbia messo ad arrivare, quello che conta è che adesso siamo qui insieme ancora una volta.

Dopo la morte di tuo padre sono cambiate molte cose nella nostra famiglia, due donne sole sconfortate spesso perse, perse fra se e perse fra loro. I silenzi le lacrime, il litigi fra noi e poi i silenzi sempre più vasti e infine le distanze hanno fatto di noi due donne sole nella stessa casa.

Per cominciare, prendi pure la bicicletta, è tua adesso. Tardi? Forse”…

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Il mio secondo lavoro

3 febbraio 2011