Michele

1 gennaio 2011

Casa Roulotte

Nella primavera e nell'estate appena trascorsa nella mia casa roulotte parcheggiata nel piazzale della stazione di un paese della Val Susa, veniva spesso a trovarmi Michele, un marocchino di cinquant'anni. Arrivava sempre intorno all'ora di pranzo o nel primo pomeriggio a fare due chiacchiere o pranzare con me. Denti sporchi e rotti in un sorriso gentile ed un'espressività che colmano la mancanza di conoscenza della lingua italiana, oltre il suo nome conosce un'altra frase che gli consente di comunicare con gli altri: “ A Bosto” a posto, tutto a posto, va tutto bene, perfetto. Una sintesi linguistica che unità ad una gestualità amplia ed al suo solito sorriso che gli consentono di comunicare in modo efficace con il mondo.

Come altri connazionali, vende ombrelli quando piove, e fazzoletti di carta quando esce il sole, migra da un mercatino rionale all'altro per raccogliere quel tanto che gli consente di vivere. Ogni tanto si presenta con la tuta da imbianchino e le scarpe infortunistiche da muratore, ma mai per più di qualche giorno al mese. In quei giorni gli custodisco gli ombrelli e i fazzolettini, ha la chiave della roulotte per cui può riprendersi la merce in ogni momento.

Alcune sera si fermava a dormire nella veranda, rannicchiato sul divano sotto una delle tante coperte regalate negli ultimi mesi, al mattino quando mi alzavo era già andato via, quando si fermava a dormire voleva dire che il giorno dopo sarebbe sceso a Torino a lavorare o a rifornirsi di ombrelli e calzini di spugna.

Non conosceva i nostri numeri, al supermercato chiedeva ai clienti di indicargli il prezzo più basso sugli scaffali, un giorno lo incontrai, mi indicò lo scaffale del tonno. Sulla destra dello scaffale c'era un tonno da un euro e sulla sinistra un altro tonno da quattro euro. In quel momento mi resi conto della sua condizione di estrema povertà dettata banalmente dalla mancanza di conoscenza della nostra lingua. Io stesso vado al supermercato contando i centesimi e questo mi permette di gestire la mia piccola economia, e per l'ennesima volta grazie a Michele rivedo il mio concetto di povertà per scoprire di non essere affatto povero, conosco bene l'italiano, ho una piccola pensione di invalidità, posso dire di essere uno scrittore e da alcuni mesi ho una roulotte spaziosa e confortevole.

In qualche modo in questi anni l'identificarmi come povero mi aveva definito, sapevo chi ero, quelle che potevo comperare e quello che mi era proibitivo, sapevo che non avrei mai avuto i soldi per pagarmi un affitto o banalmente per comperarmi una nuova bicicletta, eppure oggi grazie a Michele al di qua della sottile linea che demarca poveri e ricchi mi sento una sorta di privilegiato. Scopro con amarezza che il mondo che mi gira attorno, negli anni mi ha lentamente derubato della mia identità di Cittadino portatore di diritto a quella di Consumatore, rispetto al quale visto il mio stile di vita, sono assolutamente inadeguato. Solo attraverso l'incontro con Michele e la riappropriazione della mia dignità di cittadino oggi scopro di essere agiato e fortunato.

Ieri mi è arrivata notizia di Michele che chiedeva di me,non ero riuscito a dirgli che avrei spostato la roulotte.

“Caro Michele semmai impererai a leggere la nostra lingua sappi che fra le righe di questo racconto ti ho lasciato una grande abbraccio”.

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