La cassiera

30 gennaio 2011

cassi
La cassiera del discaunt è proprio stonza.L'altro giorno mi ha fatto posare lo zaino in cassa, immaginando forse che volessi fottermi qualcosa. Arrivato alla cassa mi sono accorto di aver lasciato il portafogli a casa di Enrica. Mi sono scusato dicendole che sarei tornato subito a pagare la spesa. Al ritorno aveva già rimesso la mia spesa negli scaffali. Che stronza, talmente stronza che potrei innamorarmi di una cassiera del discaunt.

Immagino che grande amore potrebbe nascere con una piccola femmina dalle dita annerate dalla tastiera compiuterizzata della sua cassa.

Stefano! Togliti le scarpe quando entri in casa.

Stefano! Tagliati le unghie e lavati i piedi. 

Stefano! Fuma sul balcone.

Stefano! Lo sai che sono la tua trioai vero?

Stefano! Spaccami come una mela!

Bastardo! Dovevi dirmelo subito che non ti piacciono le mele.

E Io: Scusa amore credo sia un effetto indesiderato della favola di Biancaneve.

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Ciclo Officina Itinerante

22 gennaio 2011


 

Nella primavera del 2008 vivevo in tenda in un parco pubblico di Bologna.
In quell'anno decisi di cominciare a riparare le biciclette a domicilio creando la mia prima Ciclo Officina Itinerante.
Le immagini che vedete sono state girarate fuori dal Centro Diurno di via del Porto in cui ogni mattina mi recavo per partecipare ai lavori della redazione del blog Asfalto, il blog dei senza dimora di Bologna.
Le ragazze che vedete nel video sono state agganciate pochi minuti prima mentre paggeggiavano per la via, gli altri presenti alla lezione estemporanea di riparazione biciclette sono operatori e ospiti del Centro Diorno.
Adesso riparto da Torino e ho la netta sensazione che ci sarà da divertirsi.

 

 

 

Simone e Peppino Englaro

16 gennaio 2011


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Dopo la chiusura del Centro Diurno, Simone si recava quasi tutti i giorni al Pam a fare colletta. Sotto la macchina delle foto custodisce gli attrezzi da lavoro: la scatola per le elemosine e la ciotola del cane.

Lo conoscono tutti, Simone è grosso, puzza e beve che è una meraviglia eppure no fa paura. Aiuta le persone a caricare la spesa in macchina che spesso gli lasciano riportare il carrello nella rastrelliera di cui cui poi intasca il compenso di un euro che il carrello generosamente gli elargisce.

Come fa a fare paura un giovanottone seduto in terra con un libro in mano? La lettura è la sua vera dipendenza, dopo l'alcol e le droghe di ogni tipo che più o meno abitualmente assume.

Ovunque lo si veda ha sempre un libro in mano.

Lo incontrai per la prima volta a Bologna nel 2007 presso il Cetro Diurno di via del Porto a Bologna.

In quel periodo io vivevo in un parco pubblico alla periferia e ogni mattina mi recavo al Centro Diurno per scrivere qualcosa e pranzare poi con gli operatoti.

Un giorno mi fermò per farmi i complimenti per un articolo che avevo appeso in Bacheca in cui si parlava del rapporto difficile con gli assistenti sociali, che si concludeva con questa frase:

“ L'assistente sociale stà al Barbone come le bare stanno alle pompe funebri”. Massimiliano, il responsabile del laboratorio me lo indicò come un personaggio particolare. Oltre che ha leggere tutto e di tutti, possedeva una cultura letteraria vastissima, la memoria gli consentiva di fare citazioni colte per ogni evento, in ogni conversazione, mettendo, non di rado in difficoltà gli interlocutori più istruiti. Della politica conosceva tutto ed essendo anche un grande appassionato di storia, creava connessioni pertinenti e logiche con il passato ed il mondo dell'antichità.

Ma che diamine ci faceva un talento come Simone in un posto di merda come la strada.

Droga, soprattutto assunta in gran quantità negli anni precedenti; una sensibilità estrema e poca voglia di litigare con il mondo.

Uno come lui avrebbe potuto fare da consulente in qualsiasi giornale, ma credo a che a Simone non fregasse un cazzo di questo mondo.

Qualche anno fa in una perquisizione notturna dei carabinieri al suo furgone, dove viveva con un bel Rotvailer, mentre lo perquisivano duramente il cane intervenne azzannando il polso al poliziotto e subito dopo gli spararo. Il proiettile trapassò un polmone. Il cane si accasciò, ma non mori. Simone prese un paio di denuncie e da quel giorno in poi, racconta chi lo conosceva bene, non è mai stato più lo stesso.

Non credo avesse amici, sicuramente era conosciuto e apprezzato da molti. Oltre a Massimiliano del centro diurno c'era anche Giovanna, un'assistente sociale di lungo corso che lavorava con gli adulti in difficoltà.

Giovanna lo raggiungeva spesso al supermercato per portagli nuovi libri e il cambio della biancheria, gli offriva una birra e restava incantata ad ascoltare i racconti di Simone che sembrava inesauribile e perennemente fatto di eccitanti.

Con Simone ogni tanto si parlava, soprattutto lui, ed ho sempre avuto la sensazione netta che non avesse nessuna intenzione di inserirsi in questa società, se non da escluso quale era. Lui era una sorta di bandiera puzzolente che alzava al vento per dire a tutti: “ Voi non mi piacete”.

E poi un giorno il dramma. Mentre si recava al supermercato qualcuno in bicicletta gli è passato accanto e con un bastone gli ha fracassato la testa. Mesi di coma ed un risveglio più terribile della morte. Giovanna dice che si sta facendo morire e che man mano che acquista coscienza accumula sempre più rabbia. In ospedale però non hanno nessuna intenzione di farlo morire; muove appena la mano destra e vorrebbe solo morire, ma lui non è Eluana e non c'e nessun Peppino Englaro che lotti per lui.

concorso+letterario
Cari amici, da mesi lavoro al nuovo libro e nei momenti di scarsa creatività non mi resta che concentrarmi sul titolo da assegnargli.

Nulla non trovo nulla o quasi, e allora ho deciso di chiedere aiuto agli amici.

Il libro sarà sulla falsa riga del primo: Via Della Casa Comunale n° 1, con un lento passaggio dall'autobiografia ad una narrativa diversa: ad esempio ho inserito una favola per bambini in cui si racconta della malattia e della morte.

Vi chiedo di aderire all'iniziativa. Colei o colui, che avrà proposto il titolo più interessante riceverà in regalo la copia del libro non appena andrà in stampa.

Vivceversa a colui o colei che proporranno il titolo più indegno, non solo non riceverà il libro, ma gli verrà imposto il pagamento, comprese le spese di spedizione.

Scherzo ovviamente. Sul concorso invece attento pazientemente segnali di fumo.

Adulti in difficoltĂ 

Questa mattina sono andato all'ufficio Emergenza abitativa del comune di Torino che si occupa degli adulti in difficoltà per avere informazioni sui bandi delle case popolari e per verificare se ho tutti i requisiti per entrare in Emergenza abitativa.

Prendo il numeretto e faccio la mia bella fila, mi fanno attendere in sala d'aspetto dove trovo altri cinque sfigati che attendono di fare un colloquio. Quella del numeretto è storia antica: bisogna arrivare intono alle otto del mattino per ritirarlo, ce ne sono solo sei il settimo deve ritornare il giorno dopo e sperare di non essere il settimo o l'ottavo, altrimenti gli tocca ritornare un'altra volta.

Attendo due ore.

“ Bruccolebi”. Cominciamo bene questa non sa neppure leggere il mio cognome. “Bruccoleri! Si sono io”.

L'assistente sociale è accompagnata da una giovane tirocinante, che chissà per quale motivo ha deciso di fare un mestiere tanto ingrato come questo.

Mi si pettinano sempre i nervi al contrario quando sento parlare di assistenti sociali e questa giovane tirocinante la tritolerei volentieri. La sua timidezza e l'acconciatura da piccola fiammiferai mi disarmano. Per lei tengo in serbo una battuta che poi non farò: “Coraggiosa! Si alleni pazientemente alla frustrazione signorina”.

Poi comincia il colloqui che so perfettamente come gestire. Io devo chiedere se ho il diritto ad avere una casa, l'assistente sociale invece indagherà cercando il più possibile di Utentizzarmi. Infatti quando le dico che ho rapporto irrisolto con l'alcool, che sono ciò un appassionato bevitore, lei ovviamente cerca di ficcarmi in un Sert; da qui parte un piccolo braccio di ferro.

Secondo lei il problema dell'alcool va di pari passo con il problema della casa, mentre secondo me bisognerebbe ragionare per priorità ed affrontarle rispetto a questo criterio, mettendo ovviamente la casa al primo posto. Non trovando un accordo l'assistente sociale saggiamente decide di andare oltre chiedendomi un pochino della mia vita. Di come ho perso la casa, che cosa faccio durante il giorno, se ho degli amici e via discorrendo. Parto a raccontare quando ad un certo punto sobbalza sulla sedia e esclama:

“ Ma lei non è quello della bici? Si quel signore che gira l'Italia con la bicicletta. Ho visto una sua intervista su internet. Lo riconosciuta dalla voce.Va ancora in bicicletta?

Che palle ero venuto qui come cittadino a rivendicare un diritto ed adesso la mia popolarità rischia di togliermi credibilità. Se viene fuori che ho anche scritto un libro col cazzo che mi prende sul serio.

“ Scrive ancora signor Bruccoleri ” ? Questa volta ha azzeccato il cognome” Per scongiurare il peggio, evito accuratamente di dirle che quest'anno con tutta probabilità sarò presente al Salone del libro di Torino e tento invano di spostare l'attenzione dallo Scrittore all'utente Stefano.

Penso “ Cazzo! Adesso speriamo solo che il colloqui non si trasformi in una presentazione informale del mio libro. Voglio solo uscire da qui con in mano un modulo da riempire ed entrare in una cazzo di graduatoria e in una lista qualsiasi per una casa.

Poi si rivolge alla piccola fiammiferai che nel frattempo è partita a prendere appunti e le dice con una certa enfasi: “ Giacinta! Ma lo sai che questo signore ha girato l'Italia in bicicletta” ?

La poverina, già debilitata da una forma estrema di timidezza, si impietrisce. Non ha espressione, non dice nulla e torna a rintanarsi nei suoi appunti.

Penso fra me e me“ Ma che cazzo sta succedendo? Io che vado affannosamente cercando un po di popolarità adesso mi trovo fra le mani un potenziale problema. Quello della popolarità.

Famoso o non famoso il colloquio si conclude in un clima di gioiosa eccitazione da parte dell'assistente sociale che però mi rimanda ad un'altro servizio dove dovrò recarmi entro le otto del mattino per ritirare un'altro numeretto.MI accadde qualcosa di simile nel 2005 a Bologna, quando tentai di entrare nella lista dei dormitori.

L’operatrice allo sportello mi disse che le liste erano chiuse e che sarei dovuto ripassare in seguito.Mentre uscivo dalla stanza mi richiamò per avere il link del mio Blog.

Pensai, perchè certe cose è meglio solo pensarle: “Ma come, non solo non hai nulla da offrirmi, ma mi chiedi pure qualcosa da leggere. Ma vaffanculo!”

Il costume da barbone

12 gennaio 2011

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Adriana ci ha lasciato in affidamento la sua macchina da cucire in attesa di trovare un tavolino su cui appoggiarla.

Senza palare delle lampade al neon che si è fatta regalare da un negozio di calze da femmina in fallimento. Nove plafoniere di plastica bianca in perfetto stile tardo anni ottanta.

Come si fa a fallire con le calze?

In giro vedo solo gambe, cosce e culi da far impazzire gli occhi. Se tanto mi da tanto a breve falliranno negozi di biancheria intima, al posto degli assorbenti sugli scaffali dei supermercati troverò solo lenticchie del sud America e noci di cocco della val Brenbana. In compenso Adriana avrà nuove lampade da parcheggiare nel mio soggiorno.

Digito su Google: Costumi,modelli, teatro,barboni e selezione la funzione Immagini.

Vittoria nel frattempo ha riempito lo sgabuzzino di vecchi vestiti regalati dall'amica Silvia, che ogni volta che decide di liberarsene li camuffa in regali preziosi che sarebbe criminale non accettare. Vittoria ovviamente ci casca, come quelli che vengono borseggiati mentre parlano al cellulare, e così nello sgabuzzino abbiamo allestito una torre di scatoloni e sacchetti degni di un'opera contemporanea della decadenza e dell'abbandono.

Io intanto mi sono scaricato dalla rete un bel costume da barbone e con il gesso comincio a tracciare le linee sulla stoffa. Taglio, appoggio tutto sul pavimento, con gli spilli li tengo uniti per poi cucirli velocemente con la macchia da cucire di Adriana a cui non ho chiesto il permesso ma di cui custodisco le stracazzo di lampade, per cui tutto torna.

Dopo tre ore il costume è finalmente pronto per fare la sua prima apparizione. Sono stanco di andare notte tempo nei bidoni dell'umido del supermercato dietro  casa a raccogliere l'invenduto o i prodotti scaduti o in scadenza e dunque decido per questa nuova strategia, quella per cui con il costume in dosso posso fare la spesa anche alle quattro del pomeriggio, e poi stasera in televisione c'è Report della Gabanelli e col cazzo che me la perdo.

L'HIV a diciotto rapporti

11 gennaio 2011

 

Casa Roulotte

( Clicca sulla foto per andare al sito di SoS Bici )


Un breve momento di stanzialità a Torino mi consente di tornare qui fra voi e di raccontare un pochetto che cosa è accaduto nel frattempo. 

L'inverno scorso grazie alla vendita del mio libro sul web sono riuscito a pagarmi l'affitto di una casetta in montagna nella valle di Susa, Piemonte. 

Terminate le copie mi sono praticamente trovato senza lavoro e senza la possibilità di affrontare le spese di casa,ed allora sono ripartito con la bicicletta, prima per bologna e poi a causa di una brutta tendinite sono tornato in Piemonte. 

Un amico mi ha regalato una Roulotte che a tutt'oggi è la mia casa, l'unica. 

In un'insala mista fatta di alccol, paura, analisi del sangue, paura delle analisi del sangue, depressione, ho deciso di riprendere una vecchia attività che avevo messo in piedi quando vivevo a Bologna in un giardino pubblico. Quella di andare direttamente a casa delle persone a riparare le biciclette. E dunque eccomi ora a Torino con il mio virus a diciotto rapporti. Tutto è pronto, nei prossimi giorni batterò la città bici per bici con i volantini della mia nuova attività. 

SOS BICI " Quando trovo una bicicletta abbandonata mi sento come una suora davanti a una ragazza madre" Con questo biglitto da visita spero di riuscire a convincere qualcuno a farsi riparare la bicicletta. 

Stamane sono andato in ospedale per gli esami, cazzo è sempre difficile, c'è sempre un impegno importane pur di non andare all'ospedale, e poi mi son detto. Cazzo Stefano con il lavoro che ti sei scelto hai molte più possibilità di crepare investito da una veccchia Panda con i freni scassati che per il tuo HIV. Certo che mi girerebbero parecchio i coglioni di morire sotto una Panda dopo tutto il tempo che ho dedicato al mio Virus. 

Dunque ho deciso per la prima volta in vita mia di comprarmi un bel casco da corridore e di affrontare la gara col signor "Cazzo di Virus". 

Se quello capisce che rischio di farmi ammazzare da un'automobile, mi incapretta tutti i globuli bianchi e mi apre una vertenza sindacale col sistema immunitario che dopo non mi riconosce nemmeno mia madre. Meglio non rischiare. 

Ciclo Officina Itinirante

L'idea è molto semplice

 
 

Clicca sulla foto per andare al Sito della Cilco Officina Itinerante

 
 

Quella di andare direttamente sul luogo in cui la tua bicicletta si è rotta, senza che tu debba cercare affannosamente un ciclista senza sapere poi di che morte morirai e quanto tempo dovrai attendere per riavere la tua bicicletta. Senza parlare dei costi che come puoi vedere sono contenuti.

La mia biciletta è la mia impresa
 
 
"La bicicletta non ha cassetti. I sogni li appoggio direttamente sui pedali"

 

 
Video Realizzato a Bologna

Michele

1 gennaio 2011

Casa Roulotte

Nella primavera e nell'estate appena trascorsa nella mia casa roulotte parcheggiata nel piazzale della stazione di un paese della Val Susa, veniva spesso a trovarmi Michele, un marocchino di cinquant'anni. Arrivava sempre intorno all'ora di pranzo o nel primo pomeriggio a fare due chiacchiere o pranzare con me. Denti sporchi e rotti in un sorriso gentile ed un'espressività che colmano la mancanza di conoscenza della lingua italiana, oltre il suo nome conosce un'altra frase che gli consente di comunicare con gli altri: “ A Bosto” a posto, tutto a posto, va tutto bene, perfetto. Una sintesi linguistica che unità ad una gestualità amplia ed al suo solito sorriso che gli consentono di comunicare in modo efficace con il mondo.

Come altri connazionali, vende ombrelli quando piove, e fazzoletti di carta quando esce il sole, migra da un mercatino rionale all'altro per raccogliere quel tanto che gli consente di vivere. Ogni tanto si presenta con la tuta da imbianchino e le scarpe infortunistiche da muratore, ma mai per più di qualche giorno al mese. In quei giorni gli custodisco gli ombrelli e i fazzolettini, ha la chiave della roulotte per cui può riprendersi la merce in ogni momento.

Alcune sera si fermava a dormire nella veranda, rannicchiato sul divano sotto una delle tante coperte regalate negli ultimi mesi, al mattino quando mi alzavo era già andato via, quando si fermava a dormire voleva dire che il giorno dopo sarebbe sceso a Torino a lavorare o a rifornirsi di ombrelli e calzini di spugna.

Non conosceva i nostri numeri, al supermercato chiedeva ai clienti di indicargli il prezzo più basso sugli scaffali, un giorno lo incontrai, mi indicò lo scaffale del tonno. Sulla destra dello scaffale c'era un tonno da un euro e sulla sinistra un altro tonno da quattro euro. In quel momento mi resi conto della sua condizione di estrema povertà dettata banalmente dalla mancanza di conoscenza della nostra lingua. Io stesso vado al supermercato contando i centesimi e questo mi permette di gestire la mia piccola economia, e per l'ennesima volta grazie a Michele rivedo il mio concetto di povertà per scoprire di non essere affatto povero, conosco bene l'italiano, ho una piccola pensione di invalidità, posso dire di essere uno scrittore e da alcuni mesi ho una roulotte spaziosa e confortevole.

In qualche modo in questi anni l'identificarmi come povero mi aveva definito, sapevo chi ero, quelle che potevo comperare e quello che mi era proibitivo, sapevo che non avrei mai avuto i soldi per pagarmi un affitto o banalmente per comperarmi una nuova bicicletta, eppure oggi grazie a Michele al di qua della sottile linea che demarca poveri e ricchi mi sento una sorta di privilegiato. Scopro con amarezza che il mondo che mi gira attorno, negli anni mi ha lentamente derubato della mia identità di Cittadino portatore di diritto a quella di Consumatore, rispetto al quale visto il mio stile di vita, sono assolutamente inadeguato. Solo attraverso l'incontro con Michele e la riappropriazione della mia dignità di cittadino oggi scopro di essere agiato e fortunato.

Ieri mi è arrivata notizia di Michele che chiedeva di me,non ero riuscito a dirgli che avrei spostato la roulotte.

“Caro Michele semmai impererai a leggere la nostra lingua sappi che fra le righe di questo racconto ti ho lasciato una grande abbraccio”.