Mutuato

31 marzo 2010

Oggi pomeriggio per la prima volta ho incontrato il mio medico di famiglia.
Mi ha chiesto cosa faccio per vivere.
Ho risposto " Respiro"

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Elfi Festa di socializzazione

E’ il periodo della raccolta delle olive, l’evento dell’anno che raccoglie tutto il popolo degli Elfi che si ritrovano ad Avalon per un rito ventennale che trasformerà per quaranta giorni questa cascina in un grande circo.
Oltre che una straordinaria occasione di festa e incontro, le olive rappresentano una piccola fonte di reddito e una scorta di olio almeno fino alla raccolta successiva. L’incognita ogni anno è la Mosca, un parassita capace di decimare il raccolto, ma quest’anno la mosca non si è presentata e questo vuol dire che un luogo che normalmente ospita quindici venti persone, ne ospiterà ottanta.
Casa Sarti, Casetta delle Aquile, Casetta delle Rane, Piccolo e Gran Burrone, Casetta Bruciata, Pastoraio e altri ancora: una massa di donne e uomini colorati che si animeranno a vicenda, alcuni si innamoreranno, altri si perderanno, eltri ancora si innamoreranno e perderanno più di una volta per poi tornare a casa, nuovi, diversi, feriti o risanati.
Qualcuno arriva a cavallo, altri a piedi, in autostop, col furgone o la Panda,
altri sembrano non essere mai andati via: li trovi in cortile con lo zaino, non li hai mai visti eppure gli sorridi come se li conoscessi da sempre. E’ fame di relazioni, quella fame che in alcuni non si placa, anche dopo settant’anni, che altri chiamano magia o più banalmente " Una cosa strana".
Questo è anche il luogo dei parti, molte ragazze decidono di partorire naturalmente al piano di sopra, alla luce delle candele. Quest’anno sono nati tre spendidi mostrobimbi.
Il primo a nascere in Valle ha vent’anni, non poteva che chiamarsi Elfo, e dopo di lui una miriade di altri bimbi: Chiaraluna, Oesi, Ajanò, Efrem, Luna, Cali, Raggio di Luna,
Un quinto della loro infanzia la passano sugli alberi a giocare alle scimmie o i giocolieri, Chiaraluna da grande farà la ballerina e si esercita sul ramo più robusto del fico appesa a testa in giù con i piedi ripiegati ad uncino. Si dondola avanti e indietro con i capelli che arrivano quasi al tavolo da pranzo allestito sotto il fico che ombreggia la tavolata. "Chiaraluna dove sei, è pronto. Chiaraluna"? " Sono qui mamma"! "Dai scendi che è pronto"." No ancora un po…"
Eccoli i Mostrobimbi, abituati a camminare scalzi, ancorati alla terra che a sei anni danno disposizioni per accendere la stufa agli avventori adulti che spesso passano da queste parti per ritrovare un mondo nuovo, ma rispetto al quale hanno perso dimistichezza. Bambini antichi, in falegnameria a costruire spate, archie frecce, scudi, aeroplani, aquiloni o improbabili carrozzine per le bambole, pistole, fucili di Betulla o cannoni di Roverella.

La Chiocciola

28 marzo 2010

Dovrei smettere di frequentare Gian.
L’ho conosciuto cinque anni fa, eravamo vicini di casa. Io stavo sotto il ponte di Corso dei Marmi e lui sulla riva opposta con la sua casa trainante che chiama la Chiocciola.
Due metri e venti di lunghezza per metro e dieci di larghezza, un’altezza che non consente di stare in piedi, ma leggermente curvi.
Una porticina, due finestre, un oblò sul soffitto, un  piccolo pannello solare che alimenta  una lampada a sei led, e per i mesi invernali una stufetta a legna delle dimensioni di un bidoncino.
Sopra la buca delle lettere un campanello col batacchio, la statuina in plastica della Madonna di Lurdes ed il numero civico numero 0 in un elegante piastrella di ceramica smaltata di bianco, una fioriera con l’edera e una vasetto di primule.
In questi giorni è andato ad accudire una vecchia amica ed io faccio il custode di questo piccolo mondo parcheggiato in un viale alberato in cui la città sembra scomparire.
Dovrei smettere di frequentarlo, soprattutto adesso che ho una casa. Avevo accantonato da un anno la possibilità di costruirmi una Chiocciola per tornare a vivere in strada, con una certa fatica avevo fatto pace con porte, finestre,soffitto ed eccomi ora a fare il custode della casa dei miei sogni.
Dopo due ore si avvicinano due dell’antidroga in borghese, io sorrido come se fossero miei ospiti, la chiocciola come al solito fa tutto il resto, nei loro occhi come al solito vedo una gioiosa incredulità, stupore per una cosa che si trova solo lei libri per bambini.
Quartiere popolare e zona di spaccio, immigrati e vecchi Calabresi in pensione, merda di cani sui marciapiedi. Tutto normale se non per la presenza della Chiocciola. E’ chiaro che in quei due metri quadri non ci sia degrado o motivo di preoccupazione per l’ordine pubblico. In una situazione talmente nuova e paradossale sono io a dover mettere le persone a proprio agio, racconto brevemente il senso della mia presenza e invito i poliziotti a visitare la casa, si guardano in faccia e poi uno infila la testa in casa. In una cornice di legno vi è un tessuto ricamato a mano e pieno di colori in vi è scritto Benvenuti, sulla destra la stufetta a legna, un lavandino di acciaio, il tavolino che una volta sganciato si unisce alle panche laterali per diventare un letto.
Mi chiedono come faccio a vivere, se ho un lavoro e altre notizie che possano in qualche modo rendermi riconoscibile rispetto ai parametri tradizionali. Esito un attimo e poi:” Ho vissuto diversi anni in strada e adesso faccio lo scrittore”
Un altro scambio di sguardi sbalorditi fra i due e il sospetto che li stia prendendo per il culo, ma ho il libro appoggiato sul tavolino, lo indico e dopo alcuni secondi quando sento che stanno per salutarmi gli allungo i documenti, uno dei due che già si stava avviando alla macchina chiaramente frastornato o incredulo torna indietro e dice “ Ah si, grazie”
Poi è la volta di tre ragazze abbigliate da signore impiegate probabilmente in un qualche servizio pubblico, scappano quando dico di aver scritto un libro.
Qualcuno trova il coraggio per bussare, altri appostati dietro gli alberi o le macchine parcheggiate, fanno foto da cellulare e poi si danno alla macchia.
E poi la sera quando finalmente riesco a prendere sonno ecco i vigili urbani. Solito rituale di accoglienza con tanto di visita al museo della Chiocciola, visi  distesi e rispettosi e prima di salutarci il vigile mi confessa di non votare più per Berlusconi, la vigilessa mi inchioda con una domanda chiara: “ Lei è di sinistra “? Ed io “ Orientativamente direi di si, ma sono talmente rigoroso, che se dopo una riflessione approfondita scoprissi di essere di Destra, non me ne sorprenderei”.

Parole

27 marzo 2010

Con le parole non ci puoi litigare, o arrivano o non arrivano.
C’è uno spazio nel quale le parole si scaldano tra di loro, la A ci prova con la C che viene a sapere che prima ci aveva provato con la B. La S percepisce qualcosa, si allarma e per un periodo non rivolge parola al resto della famiglia. Poi un giorno qualsiasi la Q sfiora la S anoressica di parole, le sorride e per un attimo la famiglia sembra riunita. ln quell’attimo devi sperare di avere carta e penna a portata di mano per registrare il matrimonio.
E solo a quel punto hai una traccia su cui costruire un racconto,sempre che quella pettegola della L non deciida di raccontare tutto a C su A e B per incazzarsi come una bestia e coalizzarsi con l’anoressica S.
Ok ho segnato tutto sulla carta, adesso fate che cazzo volete

26 marzo 2010

Non riesco più a scrivere.

Sbattuto nello  stupore di una vita nuova che indosso come un cappotto sulla vita di sempre.

La paura della morte, del declino, gli amori terminati e mai finiti, che appaiono in Rem.

L’ossigeno di ricongiungimenti dal sapore del funerale, non c’è nulla di più doloroso di veder seppellite persone ancora vive.

E la distanza scandita da palate di terra e tempo, non copre.

Presentazione del libro

11 marzo 2010

Ecco la prima parte della presentazione del libro fatta nel febbraio scorso presso la biblioteca medica di Alessandria e da cui è nato il dibattito che trovate nei video " Fiiga di Legno"

 

Figa di legno

10 marzo 2010

In seguito ad una mia battuta rivolta ad una mia vecchia assistente, sociale è nato un picccolo dibattito interessante e  per certi versi esilerante.