Ben Harper

27 febbraio 2010

scale per Blog

 

Giornate di montagna, e il solito Ben Harper per sciogliere lacrime antiche e nuove.
La mia bimba lontana, qualche sogno sbagliato e l’inquietudine del mattino appena distratta da un caffè macchiato di un latte che pare non voglia scadere.
la paura della morte. Eppure non avrei paura di morire, ne ero convinto fino a ieri ed oggi mi sorprende.
L’Italia delle sei nazioni gioca l’ovale, placca avversari e termina il primo tempo in parità.
Io non mi placo, e mentre l’italia apre il secondo tempo per un sorpasso tutto da ricordare, il mio avversario non mi da pace. Forse è questa la morte: aver paura anche quando tutto è sereno.
Ben aiutami tu, strappami la pancia, svuotala, puliscila.
Non voglio più addormentarmi per ritrovarmi con una tazza calda in mano a fare il domatore di mostri per il resto della giornata.Stanotte mi sono  sognato piccino. La cura sarebbe la perdita della memoria." Dottore faccia qualcosa".
la memoria mi deruba anche in questo momento.
Dai Ben strappami le lacrime, qui non c’è cura.
Bravo, così continua.
L’Italia in questo momento è in vantaggio sulla Scozzia di quattro punti, i piedi battono sotto la scrivania 2/4 per battuta, sfumi e poi ritorni.

Dai Ben che forse ce la facciamo.

 

Presidio

27 febbraio 2010

no_tav

 

In questi giorni sono sceso al Presidio No Tav di Susa autoporto.Una baracca di ferro, lamiere, teloni di plasticaPer un attimo ho credovo fosse una baracca di raccoglitori di mandarini, ma non appena sono entrato mi sono reso conto della densità di questo posto.A unire tutti, la battaglia no Tav ed in particola in questi giorni il monitaraggio del territorio per scongiurare l’impianto di nuove trivelle.La battaglia contro l’alta velocità mi appassiona veramente poco, mentre le personedi questo luogo mi riempiono di gioia.Al centro della stanza un grusso bidone alto più di un metro è stato trasformato in stufa, e tutto attorno divani e sedie continuamente animati da discussioni che vanno dall’antipsichiatria all’allevamento delle api, passando ovviamente alla battaglia per sconfiggere i mostri dacciao che sventrano queste montagne.Lunghe discussioni che si arricchiscono del contributo degli avventori che man mano arrivano,il capitalismo e gli spifferi del tetto si intrecciano con le vicende giudiziarie del Primo Ministro senza perdere apparentemente di senso; qualcuno trasforma una scatola di legno in radio con pezzi di tecnologia raccolti nel garage, atri preparano il cibo, altri ancora tengono la stufa accessa. Tutti hanno un compito senza che nessuno glie lo abbia assegnato.

 

Rossana

20 febbraio 2010

Nei giorni scorsi mi è arrivata l’ email di una ragazza di nome Rossana; vive in strada da alcuni anni, ama scrivere e un giorno vorrebbe che il suo diario diventasse un libro.  Pascolando su internet scopre un libro che porta il titolo dell’indirizzo che è impresso sulla sua carta di identità: " Via della casa comunale n° 1". Deve aver pensato: " Che figlio di puttana sto Stefano. Bravo. Cazzo anche sta volta mi sono passati davanti"! Ho letto un racconto di Rossana e con grande piacere lo ripropongo, non tanto perchè creda che possa diventare una scrittrice, questo lo stabilirà lei, ma per darle quantomeno la possibilità di essere letta. Cara Rossana, il più grande intellettuale di questo secolo, Forrest Gump, avrebbe detto " Scrittore è, chi scrittore vuol essere"

Rossana

Pala Crociere Savona

Domenica 5 aprile 2009 – 14:30 Sono al Pala Crociere e guardo la Costa Marina che si prepara per partire verso un altro bellissimo viaggio. Vedo le persone felici imbarcarsi e il personale caricare i bagagli. E’ uscito il sole, quante bandiere colorate al vento! Dall’interfono la centralinista, a più lingue, ogni cinque minuti avvisa il cliente col numero di imbarcarsi.Ogni cinque minuti un passeggero; quanta cura per ognuno di loro. Vedo e sento la felicità di queste persone che diventa la mia e così ho deciso, quale sarà il titolo del mio racconto. Sarà sulla felicità! “I colori della felicità – che colori, ha la felicità – C’era una volta la felicità!”. Vedo l’arcobaleno… un esplosione di colori!! Un giorno partirò anch’io, me la merito un po’ di vacanza dopo tanti anni bui di sofferenza, povertà e solitudine. Per vedere altri angoli del mondo ed i loro colori. Oggi niente pranzo con i panini dell’associazione, quelli che danno la domenica vicino alla chiesa di via Guidobono, con i volontari. Forse è perché oggi c’è mercato, forse per evitare altra confusione hanno pensato di no. Pazienza, con i pochi soldi che ho fino al 15, comprerò un pezzo di pizza. Io oramai ho dimenticato i brividi ed il sorriso di quando sono stata felice…Ognuno ha diritto di trovare la sua felicità perché esiste; cerchiamola. Ma poi sono qui che piango e sento il sapore salato delle mie lacrime, ormai l’unico sapore che conosco. Vedo solo il buio, sono stanca di dormitori, della povertà, della mensa… Vedo solo le facce tristi delle persone come me…io voglio essere felice… Ma un giorno vorrei vederli sorridere, aiutare anche io a dar loro un tetto, che non sia solo quello del dormitorio. C’è un progetto a Savona per costruire la casa famiglia per senza tetto savonesi. Non tutte le persone che vengono alla mensa hanno fame… Almeno non nel corpo ma nell’anima sì. Li non siamo più soli. I volontari ci sfamano con l’affetto ed il sorriso, sfamando il corpo e l’anima. Una casa nel mondo e poi da lì correre e cercare la felicità perché non basta avere un tetto… L’anima non vive di solo pane, quello serve al corpo per vivere. L’anima ha fame di affetto e amore. La mia anima non ne ha e sta morendo di fame. Devo salvarla! Cinque anni, dal 2004, di dormitori, suore, condivisioni. Sì il tetto c’era, ma nel mio cuore la sofferenza è rimasta uguale, le finestre chiuse, diversi i letti, diverse le persone, ognuno con il cuore a pezzi per la vita trascorsa. Se chiedo ad ognuno di loro: “l’avete mai vista la felicità?” Mi guardano e scuotono la testa: “e chi se la ricorda?” Io dico loro: “ vi piace l’arcobaleno? Ecco quando lo vedete siete felici, senza nessun motivo, solo per aver visto tanti colori nel cielo, diversi dall’azzurro o dal grigio”. Come spiegare perché io sono nei dormitori, alla mensa dei poveri, dalle suore? E’ per solitudine, abbandono, depressione. Sono stata trattata male, da malata, da persona da allontanare e sapete perché? Le persone, la famiglia, gli amici, chiunque, fanno così perché hanno paura di guardare in faccia la povertà; ne hanno paura, non la vogliono vedere, e ti ritrovi per strada. Il dormitoro è il primo scalino che porta in cima alla porta della felicità, scalino dopo scalino la troverò, la troveremo tutti noi che siamo diventati invisibili, trasparenti. Anche se ci vestiamo con colori appariscenti, non ci vedono. La strada è lunga…ti porta sempre da qualche parte…Non fermarsi è la parola d’ordine, altrimenti è finita. Il suicidio? Già provato, grazie! Basta così, mi hanno riportato sulla terra o meglio mi hanno salvato. Angeli, travestiti da persone apparse dal nulla? Ma chissà…e così un tentativo fallisce. Vivere è più difficile di morire, se non è la tua ora torni indietro… Ma se hai ancora un sogno – perché a volte i sogni si avverano – allora preferisci la vita. Se solo sapessi dipingere, disegnerei la felicità adesso. Sento la felicità nei sorrisi di chi parte in crociera, nei loro occhi vedo l’arcobaleno. La speranza, i sogni, ma soprattutto il sorriso di un bambino, di chi è felice. E ti apre il cuore, e di colpo le nuvole non ci sono più. Tutto è colorato, vivo e allora lotti con la tua depressione che invece vuol farti vedere il buio, la morte. Bisogna sognare anche ad occhi aperti e aiutare gli altri a farlo. Da invisibili che siamo, diventeremo nuovamente noi stessi. Le mie lacrime adesso sono di gioia e una nave da crociera non basta a contenerle tutte. Scorrono…e chi le tiene? La vita è un mare infinito, basta decidere la destinazione e lasciare che la nave, il nostro corpo vi si immerga senza annegare.

 

 

Compleanno

15 febbraio 2010

compleanno

Non si può morire senza essere stati felici almeno una volta.

Ho giocato a pallavolo per otto anni, avrei smesso prima ma non ero mai riuscito ad entrare in squadra.
Mi ero detto che non appena fossi diventato titolare mi sarei messo a fare altro; otto anni non sono bastati ed ho ceduto solo davanti ad una pallavolista che poi negli anni avrebbe fatto per tutta la vita l’infermiera in psichiatria.
Questa casa mi sorprende, mi affianca per poi prendermi di petto quando meno me lo aspetto. Oggi è il giorno della mia seconda adolescenza, il giorno del mio fragilissimo quarantatreesimo compleanno, tenero e dolce come la voce di Ben Harper.
Monitor,tastiera e lacrime senza catene e la mia Bimba nel lettone a disegnare.
Vorrei andarmene ora, per fermare tutto, per paura di perdere  questo tutto, per non ritrovare tutto il resto.
Si dovrebbe morire solo dopo essere stati felici almeno una volta.



Difficile raccontarsi, trattenere la rabbia, le emozioni.

Sulla destra Ennio Piantato, primario della psichiatria di Alessandria.
Al centro il marito di Elisabetta Gandini, la bibliotecaria che ha organizzato l’incontro.




Piccolo estratto dal Libro

Il mazzo di chiavi
Agosto è il mese dei suicidi.
È alta stagione per la psichiatria, trovare un posto letto in repartino è
quasi impossibile, ma se sei abbastanza fortunato puoi ancora trovare
posto nella provincia. Dipende da chi c’è di guardia in pronto soccorso.
Villa Cristina alla periferia di Torino?
“No, lì non ci voglio tornare”. Ci avevo trovato Michela del gruppo di
alcolisti, non mi riconobbe, sembrava che le avessero gonfiato la faccia
come un canotto, la pelle del viso lessata e molle come le dita cotte
quando si lavano i piatti con l’acqua calda. Gli occhi vuoti che
guardavano al vuoto: l’opera devastatrice degli psicofarmaci e di una
vita che ti insegue, perché senza quel corpo non ci sarebbe vita. Quella
vita.
Cazzo, ho trovato la chiave! Bello, ma perché non ci avevo pensato
prima. Mi sale la pace e mi si sciolgono i sassi nello stomaco, covo di
pugni annodati e dimora di tutte le angosce.
Quando stai così di merda non servono neppure gli psicofarmaci e non
servirebbe neppure riavere il mio amore.
Ma adesso tutto questo non conta, ho trovato la chiave, la pace.
Mi dispiace solo per Zora, di lei credo, e ne sono certo, se ne
occuperanno Maria Grazia e Sergio.
La gomma che il vicino usa per innaffiare il giardino dovrebbe essere
della stessa misura della marmitta dell’Ape 50, l’ho smontata e
rimontata il mese scorso e la gomma la vedo tutti i giorni. Se dovesse
essere troppo stretta posso scaldarla sul fornello e allargarla mentre se
fosse troppo larga in laboratorio dovrei avere sicuramente una fascetta
metallica nella mia Scatola Magica.
Ci sono voluti dodici anni per averla così fornita. È una vecchia scatola
di biscotti in lamierino leggero stile tardo Liberty con i caratteri delle
lettere giallo oro tipiche degli anni 40/50.
Un artigiano non può fare a meno di una Scatola Magica. Quando al
sabato ripulivo il laboratorio raccoglievo tutte le viti e chiodi che
trovavo in terra o sul fondo dei cassetti dato che riporle tutte negli
appositi separatori sarebbe stato un delirio li mettevo nella scatola dei
biscotti. Dopo dodici anni potevo trovarci tutto, e di tutte le misure:
chiodi, viti, rondelle, dadi, bulloni e fascette.
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Ah, è vero, mi stavo perdendo!
Prendo il coltello e vado a tagliare un pezzo di tubo, dalla marmitta
all’abitacolo ce ne vorranno due metri e mezzo. La cilindrata dell’Ape è
50 centimetri cubici ed in proporzione lo scarico dovrebbe avere un
diametro non superiore al centimetro e mezzo. Nessuna fascetta
metallica entra che è un piacere, ed è un piacere vedere che dopo tanti
anni di lavoro posso fare a meno del metro e del calibro. Il tempo di un
sorriso compiaciuto e poi porto la gomma nell’abitacolo, mi siedo e tiro
la porta.
Mi chiudo dal dentro, mi chiudo dal fuori.
Alzo la leva dell’aria, giro la chiave e pigio lo START. Attendo alcuni
secondi e quando il motore comincia a singhiozzare abbasso la leva per
ridargli ossigeno.
Gesti essenziali, misurati, senza incertezze, come se lo avessi sempre
fatto.
Mi coglie un senso di pace che non ricordo di aver mai provato, trovo
persino il tempo di prendermi in giro.
“Certo che per un asmatico è proprio un modo del cazzo per morire”.
Che faccio, torno un attimo in casa a prendere i broncodilatatori? E se
comincio a tossire? Vorrei morire addormentandomi e non sputando
pezzi di polmone!
Immagino i titoli dei giornali: “Artigiano asmatico si suicida con i gas di
scarico, trovato in un lago di sangue”. Merda così no! Che figura da
fesso. E giù a ridere in questa nuvola di fumo. Mi è sempre piaciuto il
profumo della benzina e dell’olio sintetico bruciato, mi ricorda quando
da ragazzino nell’officina del vecchio questi accendeva le moto,
incurante della presenza dei clienti.
Che pace. Adesso. Qui dentro.
Cominciano a bruciarmi gli occhi, a raschiarmi la gola e mi chiedo se lo
sto facendo veramente. Se mi sto ammazzando veramente. Peccato
perdere questa pace proprio adesso che l’ho trovata.
Non posso rinunciare al mio progetto, ho scritto anche l’ultima lettera
con tanto di scuse e indicazioni per il cane. Che dire poi della mia
autostima?
Già la sento mia madre “Cominci mille cose e non ne finisci neanche
una”.
Questa volta però vorrei finirla con la pace di questo momento.
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E se riuscissi a trovare questa pace fuori? Forse non l’ho cercata
abbastanza, forse non l’ho cercata nel posto giusto.
Questi ultimi tre quarti d’ora li ho vissuti serenamente.
E se ci fosse il modo per allungarli ancora una volta, due volte, tre…
No non è possibile!
E se invece lo fosse?
Ho trovato la chiave, la seconda oggi, oppure la è stessa che chiude e
apre?
Spengo il motore. Proviamoci.

Presentazione del Libro "Via della casa comunale n°1" presso la biblioteca medica dell’ospedale
S.S Antonio e Biagio di Alessandria, Via Venezia 16. Inizo ore 15,30
Il libro nasce in questa città nel 2004 presso il dormitorio pubblico gestito dalla Caritas.
In questo luogo nasce il Blog Alkoliker e da questo luogo comincia il nomadismo in bicicletta che mi porterà in giro per l’Italia per circa cinque anni, percorrendo in bicicletta circa ventiseimila chilometri.

Andrej Lontano

2 febbraio 2010


Il nostro amico Andrej se n’è andato ieri. In questo giorno pieno di luce. In un giorno speciale perché palindromo: cioè si può leggere la data al contrario e viene fuori lo stesso numero. Questo sarebbe piaciuto ad Andrej, chi lo conosce sa che è vero. Questo fatto si ripeter
à nel 2092: il giorno nel calendario sì… Andrej no.