Nonostante l”Infiammazione al tendine di Achille della gamba sinistra, decido di scendere in bicicletta al più vicino ufficio postale per spedire i libri.
Temevo che dopo il Natale nessuno avrebbe ordinato il libro ed invece gli ordini arrivano ogni giorno; non mi sorprende, queste pagine hanno veramente poco di natalizio.
All’ ufficio postale sono tutti impazienti, come al solito mi sento come un Marziano in un presepe. Tanto più sono piccini i paesini tanto più risultano Marziani quelli che come me scendono dalla montagna in bicicletta, fanno la spesa e lentamente ritornano verso casa. Tutto attorno domina il bianco delle nevicate dei giorni precedenti e la strada è libera solo grazie allo spazzaneve.
Scendere in paese è stato un attimo, la discesa è velocissima e con la strada asciutta e pulita mi tocca tirare i freni per evitare il vento gelido che rischia di spaccarmi la faccia. La salita non sarebbe un problema se non fosse per il tendine infiammato, dopo cinquecento metri di leggera salita, al primo tornante la salita si impenna e mi tocca scendere dai pedali e camminare. Nello zaino ci sono i viveri per i prossimi giorni,un cotechino, mezzo chilo di carote, pane e due cartoni di Tavernello; quando lo incrocio sugli scaffali mi sembra di incrociare un vecchio parente.
Un passo alla volta, con la punta del piede sinistro rivolto all’esterno per non sollecitare il tendine, testa bassa da pattinatore di ghiaccio,lo sguardo sul catrame  e un’insolita tranquillità che mi fa dire di aver quasi fatto pace con l’isolamento della montagna. Normalmente , in quel punto della montagna il pensiero  è già alla porta di casa, oggi guardavo i sassolini che affioravano dal cemento e con una varietà di colori di cui non mi ero accorto prima, soprattutto fra i sassolini arancioni.
Quando viaggi lentamente e sai che davanti hai ancora molta strada e soprattutto non hai fretta, i pensieri si sciolgono e s’intrecciano come nuvole spostate dal vento,Non hai bisogno di cercali sono loro a venire da te.
Ed ecco che fra un sassolino arancione e l’altro incontro Federica Pellegrino, il delfino del nuoto italiano, undici primati del mondo e due ori a Roma. In dodici mesi scolpisce a caratteri cubitali la storia del nuoto mondiale in un saliscendi fatto di paura, asma, panico e quella paurosa sensazione di annegare che per mesi la accompagna durante gare e allenamenti. Poco prima di una gara importante, durante  la fase di riscaldamento in acqua si accosta al bordo della vasca, ha gli occhi sbarrati, pieni di paura, esce dall’acqua e rinuncia a gareggiare.
Alcuni tornanti più avanti non potevo che incontrare lui, Marco Pantani, il Pirata, affrontava le salite con la leggerezza di una farfalla e l’agilità di un capriolo, a noi appassionati non restava che ammiralo galleggiare in sella alla bicicletta sulle montagne più impervie e bastarde durante i giri d’Italia. Piccolo, magrolino con le orecchie a  sventola, una testina piccola e rasata che sembrava avresti potuto mettertela in tasca, e poi la mitica bandana gialla. Prima dell’attacco finale afferrava la bandana e la gettava al lato della strada, a quel punto agli avversari non restava che difendere le retrovie e spendersi fino alla morte per un secondo o un terzo posto.
In questo intreccio di nuvole che si intrecciano nel vento , la sorte della Pellegrino fatta di paura e panico e la morte del caro amato Pirata, mi danno uno strano senso di pace e normalità. Da una parte la giovane nuotatrice che dopo aver vinto la paura dell’acqua arriva ai vertici mondiali del nuoto femminile e dall’altra il ricordo di un uomo leggero che non  avrebbe dovuto morire ed a cui spesso in questi anni ho dedicato le tappe del mio non viaggio.

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Bulimia alcolica

24 dicembre 2009

Le storie non scritte sono destinate a non essere lette.

L’ho conosciuto tardi, eppure ci siamo trovati subito. Legale, pubblicizzalo, lecito, alla moda, democratico alcool. E’ concesso senza controindicazioni a tutti coloro che lo assumono.
Il signore dell’alcool  nasce su filari di vigna, coltivata da sapienti ed appassionati coltivatori, che dall’uva traggono sostentamento e dignità per se stessi e le proprie famiglie.
Il contadino si occupa dell’uva, della fermentazione, dell’imbottigliamento e della vendita delle bottiglie, quello che accade dopo non lo riguarda. Quando la bottiglia è stata venduta non è più sua e neppure il suo destino.
Le bottiglie che da anni hanno transitato nella mia vita/casa, sono sempre state accolte, stappate, svuotate in bicchieri capienti ed accoglienti, in un rituale pagano religioso che alla fine della preghiera portava e porta ancora oggi assenza di percezione ed una leggerezza che con gli anni è diventata una zavorra, fatta di percezioni alterate, che nel momento della nascita si rivelano reali come la più vera delle realtà.
La bottiglia diventa una sorta di orologio che scandisce un tempo pesante, indesiderato.
Due litri di vino coprono circa quattro ore di vuoto, quattro ore preziose se si ha la necessità di una sospensione dalla vita che nella sua stortura diviene vita sostenibile, vitale fin tanto che ti tiene in vita. La bontà e l’efficacia della sospensione è direttamente proporzionale allo svuotamento della bottiglia. Dopo il quarto bicchiere il segno del bottiglione lascia uno spazio di qualche centimetro di aria e luce, segno che restano ancora venticinque centimetri di sospensione.
Quei venticinque centimetri  sono la garanzia della sospensione dell’ansia, della paura, della paura della paura, l’ansia  e dalla paura dell’arrivo dell’ansia.
Fatico a riconosce un amico distante due metri,  mentre i centimetri d’aria vuota della bottiglia sono sempre conosciuti.
A questo punto basta amministrare i centimetri di vuoto fintanto che il sonno della notte mi porti altrove; un poco zapping, qualche mail, una capatina sui siti per adulti in tristi e solitarie erezioni, due ciocchi nella stufa e la giostra riprende da dove è partita. Fra un giro di giostra e l’altra, una sigaretta, due sigarette e macchie di sperma sotto la scrivania. Il metro quadrato sotto la scrivania è il più pulito di tutta la casa.
Leonardo, il vicino di casa che mi vende il vino a credito mi ha insegnato, senza volerlo che questa non è solitudine. Lui è nato qui, ha fatto il camionista tutta la vita e da pochi mesi ha perso l’unica donna della sua vita, la madre che dorme a cinquecento metri da casa sua nel piccolo cimitero del paese e che come tutti i cimiteri di montagna sembra avere il sapore della pace giusta.
Ogni tanto ci incontriamo sull’unica via che divide il paese in due, da un lato la montagna e dall’altro i dirupi, ci fermiamo a fare due chiacchere come se fossimo in ascensore, altre volte troviamo il coraggio di arrivare al duecentesimo piano per avere il tempo di parlare più a lungo, e così troviamo coraggio di raccontarci.
Leonardo ha le idee chiare sulla sua vita, sul destino, sulla sua sorte: “ Sono nato in questo paese, ho vissuto tutta la vita in questa montagna e finirò i miei giorni vicino a mia madre”.
Il pomeriggio spesso lo passa con il cannocchiale comprato dai cinesi ad osservare i cervi che vivono sulla montagna, uno di questi la sera scende in paese , Leonardo e Serafino il suo vicino di casa si appostano dietro il micro parcheggio per osservarlo. In quel punto c’è un albero di pere che nessuno raccoglie, se non il cervo. In questo paesetto non ci sono ammazzamenti, scandali, intrighi ed il cervo ultimamente è diventato l’argomento più chiaccherato del giorno, soprattutto in ascensore.
L’unico pregio del vino di Leonardo sta nel fatto che mi viene ceduto a credito, che saldo normalmente al primo del mese, dopo aver ritirato la pensione, per il resto non è altro che aceto dolce. Dopo la morte della madre sembra che il vino non gli riesca più tanto bene, cosa di cui anche Serafino pare essersi accorto, ma dato che anche lui vende il vino tendo a non dare troppo per buono le sue affermazioni. Quel che è certo è che dopo il tredicesimo centimetro di ebrezza lo stomaco comincia a gridare come se avessi ingerito per sbaglio dell’ammoniaca o dell’acqua ossigenata.
Il PC è acceso ed anche la televisione, il telegiornale spara notizie di conflitti e ricongiungimenti cattolico parlamentari; il RE è stato sfregiato al volto e se Dio vuole qui si continua a parlare solo del cervo. L’aceto dolciastro di Leonardo mi porta sul vater con due dita in gola. Due o tre colpi ben assestati in fondo alla gola e per alcuni minuti mi sento come un’adolescente bulimica, fiumi di acido gastrico, vino, frammenti di cena ed ancora dieci centimetri di sospensione.

BRUCCOLERI

Con grande fatica sono riuscito a stampare  la seconda edizione del  mio libro.
228 pagine al costo di 15  Euro comprese le spese di spedizione.
Per ordinarlo mandate una mail a : edera007@gmail.com
con oggetto "Ordine libro"

Ricecerete il libro con all’interno un bollettino postale per il pagamento