Tornare in Autunno

8 ottobre 2009

Questa è una di quelle storie che conservo nella memoria da anni e di cui non ero riuscito a scrivere per il dolore che mi provocano vite di questa intensità.
Sono venuto a conoscenza di Gidio, il primo anno di viaggio in bicicletta, quando approdai in Val Pellice,ospite della Baita di un amico torinese che mi accolse per alcuni giorni. Mi raccontò che prima che comprasse la casa in pietra questa era abitata dal Sig Gidio. Lui  ci era nato in montagna,  in un tempo in cui la montagna appariva più ostica del confino, ma non per chi come Gidio ci era nato, cresciuto e invecchiato.
Credo fosse una sorta guardiano dei boschi e dei castagneti, un montanaro a cui chiunque decidesse di andare a vivere in quei luoghi si affidasse per essere indirizzato, consigliato o per ascoltare le storie di queste valli di cui lui era uno dei pochi raccontatori sopravvissuti.
E credo che in virtù di questa memoria che dopo la vendita della baita in cui viveva da anni gli fu concesso il diritto di dormire in  legnaia a pochi metri dalla casa.
All’ingresso della legnaia  mise un telo di plastica spesso di quelli che in edilizia si posano sui tetti in rifacimento dopo aver tolto tegole e travi marce e che in caso di pioggia non fanno infiltrare la pioggia ai piani bassi.
Quando mi raccontarono del passaggio dalla casa alla legnaia pensai che il vecchio era arivato alla fine. Per un uomo che aveva vissuto la montagna trovarsi a chiudere il proprio giaciglio con un telo di plastica  doveveva essere  molto simile ad uno sfrattato che finisce   per portarti in strada o in dormitorio.
Qualche anno prima alcuni dolori al petto lo portano in ospedale per una visita a cui dopo poco tempo seguì l’impianto di un peismecher per regolare il battito del un cuore un po troppo ballerino e capriccioso, una soluzione tecnologica che gli avrebbe permesso una vita un poco più lenta ma certa.
Una vita che però non aveva previsto uno Sfratto rispettosamente esecutivo  che lo porterà poi in una legnaia con la porta di plastica. Il cuore scapriccia sempre  e Gidio torna in ospedale e subito dopo in un’Ospizio per uomini e donne improduttivi,vecchi di quella longevità che la buona economia accoglie con rispetto, se non altro perchè alla fine ogni buon lavoratore o imprenditore deve il proprio posto di lavoro e la vita che vivono, nell’antico seme e all’utero di questi vecchi  abbandonati.
Arriva l’autunno e Gidio deve aver pensato che un inverno in quel luogo non avrebbe voluto passarcelo, avrà pensato che quell’anno per la prima volta in tanti anni non avrebbe raccolto le castagne e pulito il bosco e che forse non sarebbe più potuto  tornare a casa.
Con il cuore alimentato da piccole batterie esterne in un luogo senza alberi e il soffitto di cartongesso Gidio si sentiva già morto.
Dalla finestra del salone in cui regnano sedie a rotelle con corpi dimenticati Gidio gurda la sua montagna, ci vorranno due ore di cammino per raggiungerla ed una mattina di bel solo prende la sua sacca ed esce dall’ospizio per una passeggiata.
Di ore per raggiungere la montagna ce ne son volute tre emmezzo, ma alla fine eccolo tornato a casa.
Il Signore delle nature gli ha fatto trovare un tappeto di foglie dorate e lampi di sole che filtrano fra le chiome dei castagni, pioggia di luce e colori per un lieto ritorno.
Ritroveranno il Signor Gidio otto giorni dopo disteso in una buca coperto di foglie di castagno con il piccolo alimentatore esterno del Peismecher disattivato manualmente. 

3 Risposte to “Tornare in Autunno”

  1. Niccky Says:

    Vado di fretta, ma torno a rileggerti…un saluto!

  2. dreamdust Says:

    fa venire le lacrime…
    Riposa in pace, Gidio…
    …in boschi sterminati e bellissimi da cui nessun piccolo uomo ti potrà sfrattare…

  3. anonimo Says:

    la cattiveria umana non ha limiti purtroppo ..riposa in pace Gidio ora sei parte di quella natura anche tu.

    Mario


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