Il mondo che non esiste

21 settembre 2009

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La montagna sorprende per la sua eternità. Eterna e sconosciuta.
Anni di vagabondaggio per poi approdare a novecento metri di altezza a spolverare boschi di castagno.
Ottobre si avvicina e i primi ricci di castagno cascano con lentezza, poi prima che arrivi la neve resteranno solo quindici giorni per raccogliere le castagne.
Qui fra le montagne Valsusine un uomo di trentacinque anni da anni ha fatto un patto con la terra: coltiva biologico e in un’ ostinato quotidiano ristabilisce un rapporto con la montagna, una relazione interrotta cinquant’anni fa da suoi nonni.
In questi giorni siamo scesi nei boschi a fare legna per l’inverno e pulire il sottobosco che poi gli consentirà una raccolta delle castagne agevole e veloce. Si parte con un taglio dell’erba con il decespugliatore, il taglio degli alberi caduti per il vento: sezionati ed accatastati contro i muri a secco che hanno trasformato la montagno in centinaia di terrazze in cui i nonni coltivavano patata e filari vigna. La vigna resta solo un ricordo custodito nei racconti dei vecchi del paese, mentre i castagni secolari continuano a scodella piccoli pargoli avvolti da ricci verdi che daranno vita a farina di castagne e caldarroste dal prezzo proibitivo presso i caldarrostai disseminati sulle strade di tutte le città.
Tagliata l’erba, si fanno rotolare i tronchi verso valle, liberato il campo dai tronchi l’erba viene rastrellata in grandi cumuli e bruciata. Un’erba densa di terra e ricci lasciati sul terreno dalle raccolte dell’anno precedente che dopo alcune ore di lavoro fanno gridare le braccia dalla fatica.Si va avanti, il bosco va pulito.
Ed è a questo punto che mi rendo conto di cosa voglia dire vivere in montagna, quando per la tua sopravvivenza ti trovi a stabilire un rapporto con la terra ed il bosco, un rapporto che diviene relazione vera e propria.
“ Signor bosco posso entrare? Io se non le spiace darei una pulita al sottobosco di modo che i suoi castagni possano prendere aria alle radici e crescere. Raccoglierei le castagne e la legna abbattuta dal vento e dalla vecchiezza”.
Il ragazzo di trentacinque anni mi ricompensa con mezzo quintale di legna per ogni ora di lavoro ed io non devo cercarmi un lavoro per comprare la legna.
Raccontata in questo modo sembra una sorta di favola per montanari eppure la montagna e le buone relazioni regalano tempo per se e tempo per gli altri.
La mia storia resta  immobile e paziente come un’avvoltoio ed io trovo pace fra ricci e tronchi di castagno secolare.

Sognato con Manu

3 Risposte to “Il mondo che non esiste”

  1. yeiazel Says:

    Ho letto tutto d’un fiato alcune delle tue pagine ed il particolare che più mi ha colpito,
    è la tua gran voglia di vivere,
    di sentirti partecipe
    pur pensando che la tua storia,
    resti immobile.
    Ma è proprio in quel “stare” che si compie il verbo.
    Fra ricci e castagni,tronchi e foglie
    r-accolti
    si respira aria di pulito.
    Un ‘intrecciarsi d’immagini che evocano il passaggio da un periodo
    all’altro,vissuto senza peso e con punta d’ironia.

    Un caro saluto.Carla

  2. soylu Says:

    quanta invidia che ho…..superbacio Ste, sono felice per te.

  3. anonimo Says:

    …quando raccogli le castagne, fai l’amore con gli alberi di castagne, che ti mandano i loro semi in testa man mano che maturano


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