Seconda Edizione

25 settembre 2009

In queste settimane ho ripreso il libro in mano per la seconda edizione in cui saranno inseriti quei racconti per i quali non avevo avuto il benestare da parte dei protagonisti e che dopo la prima edizione fortunatamente mi è stato concesso pubblicare.

Ho rimesso mano anche a quelli pubblicati laddove ho ritenuto opportuno dilatare ed arricchire.
Per coloro che hanno gia letto il libro ho evidenziato in questo post le integrazioni in rosso.


Il libro attualmente è esaurito, conto di ripubblicarlo entro dicembre
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Vaffanculo col cuore

Ho una gran voglia di mandare tutti a fare in culo, assistenti sociali, psicologa e gli educatori del centro diurno: la loro arte terapia da circolo parrocchiale con annessi complimenti per ogni porcata si faccia con i colori, le interpretazioni sull’uso del colore speso, sugli spazi lasciati vuoti, ma la cosa più triste sono io che alimento questo giochetto dell’utente talentuoso che dipinge cadaveri e muri, consapevole di nutrire il loro narcisismo  di educatori affamati di successi.
Mi sento una puttana.
Alcolista psichiatrico lo accetto perché mi appartiene fino in fondo, ma puttana impotente non riesco ad accettarlo. Cazzo, pensavo di valere un po’ di più, non mi vedo a scodinzolare davanti all’assistente sociale oltre quello che ho già fatto. Sono qui a fare l’utente modello, dal pensiero raffinato, adeguato, oltremodo consapevole e pronto a disciplinarsi per un trionfale reinserimento nel mondo della normalità.
Mi sto condannando da solo e con dentro la sensazione di poter ancora fare molto per la mia vita.
Ma dove sono finiti i miei sogni, la mia voglia di giustizia, di contribuire alla costruzione di un mondo meno peggiore di come l’ho trovato? La passione per la  chitarra, lo sport e tanto altro ancora.
C’è poi quell’antico progetto che misi in cantiere quando avevo sedici anni in cui mi ripromisi di arrivare a quarant’anni sollevato dalle mie angosce per diventare un bel uomo con al seguito una piccola truppa di donne innamorate. Ci ho creduto in quel progetto, ero convinto che sarebbe stato possibile liberarmi della bruttezza della mia vita, ero fiducioso che sarebbe dovuto passare del tempo e ora alla soglia dei quaranta non ho intenzione di fare l’animale addomesticato dei servizi sociali. Guardo questi professionisti del benessere altrui e spesso nelle  loro facce non trovo felicità o soddisfazione per il lavoro che hanno scelto, mi pare che questi facciano persino fatica ad assistere se stessi figuriamoci un un cicloturista bipolare con una storia complessa come la mia. Ed è da questa considerazione che credo di dover ripartire.
Da alcune settimane l’assistente sociale e la psigologa sembrano aver messo a punto una nuova modalità di colloqui: mentre parlo di me, delle mie esigenze delle paure per il futuro che ancora non si intravede, piegate sulla tastiera del compiuter cercano affannosamente di fermare in digitale i passaggi salienti dei miei racconti. Occhi puntati sul monitor e forse anche la sensazione di appartenere alla modernità, di essere entrate in possesso di un metodo rivoluzionario e moderno.
Mi sembra quasi di vederle scodinzolare mentre schiacciano le mie faticose parole. La psicologa ha poco più di tentanni, un buon ritmo sulla tastiera, non perde un colpo, gli occhi  fissi sullo schermo. Mi sento di troppo, vorrei uscire e lasciarli soli ma mi allieta la sapinte scollatura del Taierino da manager e mentre lei flerta col Pc io mi concedo una lunga escursione nella camicietta.
Chissa quanto guadagna? Ha un contratto a tempo indeterminato? A cosa pensa quando le parlo. Forse la poverina è assunta con un contratto a tempo determinato oppure uno a progetto.
Se così fosse, io in questo monento rappresento il suo progetto, ed  ho la netta sensazione che questo non la entusiasmi affatto.
Certo che sono messo bene.

Non è ancora tempo di delegare le mie sorti alle generosissime scollature della psicologa. Direi che dopo il terzo litro di sperma versati su quella pelle dotta e levigata siano sufficienti e che sia arrivato il momento di smontare le tende.

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Il mondo che non esiste

21 settembre 2009

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La montagna sorprende per la sua eternità. Eterna e sconosciuta.
Anni di vagabondaggio per poi approdare a novecento metri di altezza a spolverare boschi di castagno.
Ottobre si avvicina e i primi ricci di castagno cascano con lentezza, poi prima che arrivi la neve resteranno solo quindici giorni per raccogliere le castagne.
Qui fra le montagne Valsusine un uomo di trentacinque anni da anni ha fatto un patto con la terra: coltiva biologico e in un’ ostinato quotidiano ristabilisce un rapporto con la montagna, una relazione interrotta cinquant’anni fa da suoi nonni.
In questi giorni siamo scesi nei boschi a fare legna per l’inverno e pulire il sottobosco che poi gli consentirà una raccolta delle castagne agevole e veloce. Si parte con un taglio dell’erba con il decespugliatore, il taglio degli alberi caduti per il vento: sezionati ed accatastati contro i muri a secco che hanno trasformato la montagno in centinaia di terrazze in cui i nonni coltivavano patata e filari vigna. La vigna resta solo un ricordo custodito nei racconti dei vecchi del paese, mentre i castagni secolari continuano a scodella piccoli pargoli avvolti da ricci verdi che daranno vita a farina di castagne e caldarroste dal prezzo proibitivo presso i caldarrostai disseminati sulle strade di tutte le città.
Tagliata l’erba, si fanno rotolare i tronchi verso valle, liberato il campo dai tronchi l’erba viene rastrellata in grandi cumuli e bruciata. Un’erba densa di terra e ricci lasciati sul terreno dalle raccolte dell’anno precedente che dopo alcune ore di lavoro fanno gridare le braccia dalla fatica.Si va avanti, il bosco va pulito.
Ed è a questo punto che mi rendo conto di cosa voglia dire vivere in montagna, quando per la tua sopravvivenza ti trovi a stabilire un rapporto con la terra ed il bosco, un rapporto che diviene relazione vera e propria.
“ Signor bosco posso entrare? Io se non le spiace darei una pulita al sottobosco di modo che i suoi castagni possano prendere aria alle radici e crescere. Raccoglierei le castagne e la legna abbattuta dal vento e dalla vecchiezza”.
Il ragazzo di trentacinque anni mi ricompensa con mezzo quintale di legna per ogni ora di lavoro ed io non devo cercarmi un lavoro per comprare la legna.
Raccontata in questo modo sembra una sorta di favola per montanari eppure la montagna e le buone relazioni regalano tempo per se e tempo per gli altri.
La mia storia resta  immobile e paziente come un’avvoltoio ed io trovo pace fra ricci e tronchi di castagno secolare.

Sognato con Manu

L'INQUILINO

1 settembre 2009

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Non devo più scendere in città. Mii uccide.
L’alcool delle ultime settimane per il quale sono ancora ubriaco mentre prendo il primo caffè della giornata non appena metto piede in Babilion mi cala in uno stato ansioso carico di paura. Panico, credo si tratti di questo.
E poi lui, proprio sotto la cintura che pare non subire i massicci attacchi alcolici degli ultimi giorni.
Caffè latte e zucchero per una colazione sempre troppo dolce.Devo comprarmi un cucchiaino, in questa casa c’era praticamente tutto e non comprendo perchè si siano portati via solo le posate.
Una caffettiera da tre tazze per due porzioni di caffè in uno dei tanti bicchieri lasciati nella dispensa: bicchieri per l’acqua, il vino, gli amari, la birra e ben sei scodelle per la colazione.
Al secondo bicchiere di caffè ecco cominciare il tormento. A dodici anni era quasi una gioia masturbarsi a tutte le ore, tre quattro cinque volte al giorno per circa dieci anni.Poi solo due tre volte al giorno, ovunque, a casa mia o degli amici, in bottega e in qualsiasi spazio pur di soddisfare le erezioni di  quello che con gli anni si è rivelato uno scomodo inquilino.
A lui non importa, mi guarda con il suo unico occhio quasi ad implorare: " Aiutami, ti prego".
Non potrò fare nulla fintanto che non verserà le sue lacrime bianche gelatinose e dunque obbedisco.
Sono sceso in bicicletta per ritirare la pensione, la pressione della sella sulla vescica sembra averlo quietato ma i suoi desideri mi salgono sino ai polsi.Ora son miei.
Non posso fermarmi un attimo, sono talmente agitato, eccitato, che qualsiasi sguardo o visione trasformerebbero il mio corpo in una gatta in calore. Uomo o donna di qualsiasi età e forma non mi dissuaderanno, come al solito mi affido ai pedali della bicicletta fissando il battistrada della ruota anteriore e cercare di non "Guardare", a meno che non abbia la certazza di avere di fronte a me un aminale affine.
Mi siedo su una panchia nei pressi della stazione, mi sale l’ansia per il timore che il desiderio straspaia vivo e impetuoso.Spiegare che non mi appartiene sarebbe impossibile, l’unica cosa che posso fare è quella di inchiodare la vescica alla sella per controllare come posso l’inquilino scomodo.
"Bastardo lasciami in pace, voglio solo fare la spesa e tornare a casa".
Al negozio di informatica mi accoglie una signora di sessantanni circa, un  garbato sorriso, vestita come una donna d’altri tempi e i modi dei negozianti di una volta tesi a soddisfare tutte le richieste dei loro clienti.
Io cerco solo un lettore DVD, l’inquilino tutto il resto.
"Lasciami in pace Bastardo".
Comincio a tremare e per il momento appaio solo come un ragazzo estremamente timido e goffo, mi fermerei volentieri a parlare con la signora di qualsiasi cosa. Vorrei raccontarle del libro e delle tante soddisfazioni che mi regala continuamente, ma il Bastardo preme ed io esco
velocemente col mio DVD   dal negozzio per tentare di addomesticarlo con il dorso della sella.
Per quanto piccola sia questa città, c’è comunque troppa gente e l’unica cosa che posso fare è inboccare l’argine del fiume.
"Basta adesso basta". Mi sembra di impazzire.
Incrocio due ragzze dal passo lento e  in fila indiana, sembrano uscite da una comunità psichiatrica per la passeggiata mattutina, rallento e mi volto per vederle svanire dietro l’isolato. Ho atteso sino alla fine un cenno nella speranza di incrociare un animale affine. Troppo imbottite di farmaci.
Ansia, ansia, la speranza prolungata si strasforma in dolore e paura che per lunghi attimi non riesco a contenere. La febbre di questi giorni sembra minare tutti i puntelli che mi sono piazzato indosso in questi anni per sfuggire alla pazzia.
Se bevo adesso anche un sorso di birra finisco in lacrime in psichiatria.
Eppure mi sono masturbato prima di uscire di casa.
"Cosa vuoi da me? Lasciami in pace, voglio solo tornare a casa e far partire il DVD e poi faremo a modo tuo".

Sognato da Stefano