ADESSA

18 luglio 2009

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Il giorno in cui ci siamo “scivolati” sul divano della cucina, prima di baciarti mi son chiesto se era giusto farlo. Sapevo che prima o poi sarei ripartito, come ogni anno da cinque anni a questa parte.
Mi trattenevo da settimane dal farlo, cambiavo stanza o mi rifugiavo in bagno ad ammazzare le mie povere diottrie per poi tornare sereno a tenerti compagnia mentre facevi le terapeutiche faccende domestiche.
Poi mentre impastavi il pane dandomi la schiena i pantaloni ti scendono fino a scoprirti le natiche, ti ho soccorso un paio di volte per risollevarteli, poi mi son fermato a riflettere e mi son detto “ E chi soccorre me ?”
Non ho atteso neppure un attimo a cercare la risposta ed ho voluto quel bacio che sognavo da giorni.
Ero sereno, con lo slancio di chi in cuor suo sa che ripartirà.
Poi mi sono tornate in mente le parole di Cecilia “ Non promettere neppure con il tuo atteggiamento quello che non poi mantenere”. Smisi di cercarla, non la bacia mai, avevo ventiquattro anni.
Si sposò un anno dopo.
Se Cecilia aveva ragione, avevo appena fatto una promessa che non ero in grado di mantenere. Eppure ad aggiustare le cose è stato proprio quel bacio, sereno, gioioso, dal fiato corto. Bello, pieno di promesse per “adesso” e non per l’eternità.
Le nostre giornate vivevano una alla volta, ed io quando ci siamo conosciuti ero un uomo da un giorno alla volta. Questo credo che contribuì ad uscire dalla questione della promessa che non si sarebbe mai mantenuta e ci fece vivere con serenità le nostre giornate.
Un giorno ti ho chiesto “ Da quanto tempo siamo fidanzati” Hai ringhiato ed io da bravo scrittore figlio di puttana ho riformulato subito la domanda” Da quanto tempo è che ci stropicciamo sotto le lenzuola” E tu “ Così mi piace i più”.
Agli amici parlavo di te come “ La compagna di adesso, la mia Adessa”. Forse è solo uno stratagemma filosofico da intellettuale segaiolo, che da una parte mi fa sorridere a dall’altra  mi convince
Nessuna gabbia, nessuna forzatura. Una promessa alla volta, una per ogni giorno. Leggeri.
Ne avrei voluti altri di quei giorni.
Ora son qui in montagna, nelle valli  di Susa in un paesino abitato da una manciata di anziani.
E’appena passata Rita, sessantanni, per invitarmi a cena a casa sua con una sua amica.
In trè dovremo fare circa centoquarant’anni e il pensiero torna ai nostri giorni.
Un abbracco
con l’amore di sempre
Stefano

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Intervista

12 luglio 2009

Ho ripescato per caso questa intervista fatta ad una radio fiorentina .
La pubblico con piacere se non altro perchè non vada persa

http://babbibabbi.files.wordpress.com/2009/03/radio_telefunken_anni50.jpg

Clicca sulla radio.
L’intervista è in Podcast

Recensioni

1 luglio 2009

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