Due parole sul libro

29 giugno 2009

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Lettera al mio Editore

13 giugno 2009

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Cara Mariapia,
ti scrivo con l’amarezza di chi non avrebbe mai immaginato di dover assumere un atteggiamento di dissenso così sentito nei tuoi confronti.
Il punto è il mancato rispetto dell’accordo iniziale che voleva che i diffusori del Mio libro " Via della casa comunale n°1" , avrebbero avuto l’intero guadagno del libro escluse le spese per stamparlo.
Ricorderai bene che in quell’occasione parlai di “Economia virtuosa e solidale”, quella per cui ogniuno avrebbe provveduto personalmente alla propria economia: io avrei venduto per conto mio le duecento copie, tu come editore le tue ed infine i diffusori le loro, pagando il solo costo della stampa e godendo dell’intera somma rimanente.
Se da una parte comprendo che la tipografia vada pagata, dall’altra mi aspettavo almeno che su questo cambiamento di rotta qualcuno me ne parlasse, ed invece ne sono venuta a conoscenza parlando con un diffusore. Dunque comprenderai le mie perplessità.

Cinquecento copie sono costate circa 1300 Euro che divise per 550 che fanno all’incirca 2,5 .
Mettiamo anche 2,8 Euro a copia per spese aggiuntive.
I diffusori pagano ogni copia 5 Euro. Perchè

Non credi che questo sia il mancato rispetto degli accordi iniziali?
Ciò che vorrei è che i diffusori potessero godere dell’intera somma escluse le spese della tipografia, e ciò che avrei apprezzato sarebbe stata una comunicazione sulla decisione di cambiare gli accordi presi inizialmente,questo sicuramente non avrebbe creato l’amarezza che porto in queste righe.
Attendo fiducioso un chiarimento, immaginando che questo avvenimento possa divenire un elemento di maggiore conoscenza reciproca che ci consenta per il futuro di collaborare meglio insieme.

Chi volesse può mandare una mail al mio editore con Oggetto Libro di Stefano, e nel messaggio " Chiediamo il rispetto degli accordi presi con il Sig Stefano Bruccoleri sulla diffussione e la vendita del suo Libro"
Le mail a cui mandare questo sollecito sono:
redazione@fuoribinario.org e mapipass@tin.it

Dal Blog degli amici di Bologna
San Francisco, senzatetto ma online
Aggrappati alla vita solo grazie a internet

pionieriAnna Guaita, Il Messaggero online NEW YORK (2 giugno) – Hanno perso tutto: non hanno più un tetto sopra la testa, non hanno un letto, o un numero di telefono. Ma hanno un computer, e lo proteggono con le unghie e con i denti. Il numero dei senzatetto americani che riesce a mantenere un contatto con il mondo grazie a internet va crescendo, in parte perché la crisi ha fatto cadere in povertà molte persone che fino a pochi mesi fa avevano un lavoro e una casa. Accanto ai barboni senza speranza, spesso alcolizzati o malati mentali, crescono le file della ex-classe lavoratrice, ex operai o muratori, elettricisti o giardinieri che non sono più in grado di pagare il mutuo e si ritrovano per strada. Per costoro, il laptop non è un lusso, ma il cordone ombelicale che permette di sopravvivere e cercare un nuovo lavoro e una nuova vita.

In un servizio di prima pagina, il Wall Street Journal ha ieri seguito le sorti di alcuni di questi “senzatetto on line”, tutti raggruppati nella città di San Francisco, e ha raccontato le vicende di Charles Pitts, un poeta che vive sotto i ponti, Robert Livingston, un’ex guardia di sicurezza che ha un letto in un ostello per senzatetto, Skip Schreiber un elettricista disoccupato che si è ridotto a vivere nel suo furgone, e Michael Ross, un ex soldato che si accampa sotto una tenda: tutti questi uomini non si separano mai dal loro laptop, trascinandoselo in giro dentro vecchie borse, per evitare di perderlo o farselo rubare. Passano ore e ore a cercare dove attaccarli a una presa elettrica per ricaricarne la batteria, e dove ricevere il segnale wi-fi gratuito per andare on line. Alcuni, come Pitts, hanno aperto pagine su Facebook e MySpace, e partecipano vivacemente alle chat room sulle condizioni dei senzatetto. Per loro, le stazioni ferroviarie possono essere un rifugio temporaneo per ricaricare le batterie, mentre le biblioteche pubbliche o alcuni bar regalano il collegamento internet.

Il fenomeno sta allargandosi ma non è nuovissimo: già nel 2002 fece notizia la storia di un senzatetto, Kevin Barbieux, che aprì un blog dal nome “the homeless guy” (Il tipo senza casa). Barbieux vive a Nashville, in Tennessee, e da 25 anni non ha una residenza fissa. Nel suo blog ha raccontato di essere un ex soldato della Marina, di essere stato sposato e di aver avuto due figli, ma di soffrire di una forma di depressione che lo rende clinicamente ansioso e incapace di restare impiegato a lungo. Barbieux è stato l’indiscusso pioniere degli homeless on linee, ma oggi perfino i ricoveri pubblici offrono ai loro ospiti la possibilità di usare il computer. Praticamente ogni richiesta di lavoro o di aiuto deve essere riempita in internet, e chi non può avere accesso a un terminale è drasticamente sfavorito rispetto a chi può navigare on linee. Per questo a New York cinque dei nove ostelli per senzatetto garantiscono la possibilità di usare un computer. Per quanto terribile sia la sorte di chi si ritrova a elemosinare un letto in questi rifugi, gli ultimi mesi hanno visto moltiplicarsi situazioni anche più drammatiche, come le tendopoli di senzatetto sorte come funghi in California. Le condizioni di queste cittadelle sono anti-igieniche e pericolose. E spesso i sindaci sono obbligati a ripulirle con l’aiuto della polizia. Niente computer qui, solo povertà e disperazione. Anche fra i senzatetto, dunque, c’è una classe più fortunata e privilegiata e una classe di veri diseredati.

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