14 gennaio 2009

scarpe piediSeconda Parte

Dal diario di viaggio Senza fissa dimora di successo

                                                                       Bologna inverno 2005

A questo punto devo trovare un posto per la notte, anche se qualcosa  su come trovare un posto in cui dormire l’ho imparata, questa della ricerca di un luogo tranquillo tutti i santi giorni resta una scocciatura. Dormire in città non se ne parla neppure, devo puntare sulla periferia: un paesino,un borgo o uno spazio pubblico all’aperto. Per stare sereno devo cercare un luogo “non ideale” per montare la tenda, li ci trovo sempre qualcuno più sfigato di me, che si fa rassicurare da quegli elementi che si avvicinano in qualche modo ad una casa: una tettoia, un parcheggio illuminato, il muro di cinta di una casa abbandonata,e se non sono sfigati sono giovinetti del paese vicino che vengono a farsi le seghe e fumare, senza parlare della criminalità che utilizza le case abbandonate per occultare refurtiva e chissà quant’altro. A Torino mi  ero svegliato in una cascina abbandonata, ci ero arrivato col buio e al mattino mi sono reso conto che il muro a fianco era crivellato di copi di arma da fuoco. Dormire in un poligono di tiro clandestino non è certo un bel modo di cominciare un viaggio, dunque la strategia che mi sono dato è quella di cercare riparo in quelli che definirei “Non luoghi”, posti non propriamente rassicuranti, anonimi, di scarso interesse, tipo la cabina dell’alta tensione dell’Enel in cui nessuno si è curato neppure di chiudere la porta, un bosco incolto o un prato di rovi o con piccoli arbusti selvatici, che possano ripararmi dalla vista dei passanti.
Questa notte ho dormito a Tavernelle nella periferia Bolognese in una vigna, tutto torna e il mio cartone di Tavernello si colloca perfettamente in questa cornice. Pochi minuti per montare la tenda, smonto le borse dalla bici le butto dentro e per prima cosa accendo la radio, il mio aggancio con il mondo. Radio parlata come Radio Radica e Radio 24. Non so cosa sia peggio non avere il vino o la radio, la solitudine e ancor di più il senso di isolamento dal resto del mondo possono essere una punizione. Ho le mie frequenze preferite: Fiorello e Baldini intorno a mezzogiorno con replica elle ventidue, gli approfondimenti sulla politica italiana di Radio Radicale, i radiogiornali di Radio 24 per poi finire occasionalmente su Radio  Maria e Radio Vaticana
E poi arriva la notte, buia, fredda, di un silenzio fitto di rumori, ci ho messo qualche giorno a rendermi conto che il silenzio non esiste; ieri notte sono rimasto immobile nel sacco a pelo nel tentativo di dare forma ad un rumore che mi arrivava da dietro la testa, foglie di castagno secche che venivano spostate con cautela. Sono rimasto immobile con il fiato sospeso,poi quando il rumore delle foglie si è fatto più intenso sono uscito dal sacco a pelo per affrontare la situazione. Infilo gli occhiali ma dietro di me non c’è nessuno, allora cerco di calmarmi. Riecco quel fruscio di foglie, arriva dal basso, mi avvicino al suolo e poi aspetto. Il rumore è sempre più netto, prendo un bastone e sposto delicatamente le foglie per arrivare esattamente sul punto da cui arriva il rumore, mi avvicino punto la torcia e accovacciato in una foglia trovo un bruco peloso lungo come il tappo di una biro.”Merda”! Tre quarti d’ora di paura per un bruco impellicciato. Tento di rimettermi a dormire ma ad un certo punto ecco un altro rumore carico di paura. Resto immobile, il rumore è regolare come dei passi, questa volta c’è  davvero qualcuno, mi concentro per localizzare l’origine dei passi e dopo alcuni minuti mi rendo conto che quel rumore è prodotto dallo strofinamento della mia barba sul sacco a pelo. No non posso vivere così, devo fa pace con la paura altrimenti divento scemo. Questo è un mondo di rumori nuovi, non ci sono pareti e soffitti in questa dimensione notturna in cui il silenzio amplifica rumori mai neppure percepiti prima, ed allora la barba che strofina sul sacco a pelo si trasforma in passi pesanti in cui il bruco diventa un predatore notturno.
A Torino quando stavo in strada con Alberto entrambi si dormiva con il coltello piantato in terra vicino al sacco a pelo. Le aggressioni in un parco pubblico sono la norma, soprattutto fra disgraziati, anche solo per rubarti una coperta o per contendersi lo spazio che ognuno ritiene suo dopo il secondo giorno di permanenza. Andare a dormire con la paura è quanto di più rognoso ti possa capitare quando stai in strada, il cibo ed un posto caldo lo trovi sempre soprattutto in città, di contro  dormirci è pericoloso. Quelli che vivono la strada da anni se possono si rifugiano in periferia,qualcuno occupa una casa abbandonata, una cascina o una vecchia fabbrica o si organizza a modino per passare da un dormitorio all’altro non restando neppure una notte in strada. Quelli invece che affrontano la sorte dormendo ovunque sono gli ultimi dei disgraziati, persone con problemi psichiatri,alcool e che probabilmente anche da integrati avevano pochi strumenti per vivere decentemente. A me dava serenità Zora, che di fatto rappresentava la mia garanzia. Questa cosa la sanno bene i Pankkabbestia che dei cani fanno la loro assicurazione sulla vita.
Normalmente il Barbone bruciato nella notte è  uno sfigato solitario, buttato in terra o sulla solita panchina e a bruciarlo il solito drappello di ragazzi di buona famiglia che hanno finito la Coca, discreti negli studi e timidi con le donne. 
Quando hai in mente queste immagini è davvero difficile prendere sonno, spesso prendo sonno per sfinimento solo al mattino quando le prime luci del giorno  riescono a rassicurarmi.

In questi giorni ho fatto tappa alla redazione del giornale. Non ci posso credere ma questi stanno con le pezze in faccia e al culo come mai avrei immaginato. La redazione è situata sotto il ponte di via Libia, ma che dico sotto, dentro il ponte e per un giornale di strada non si poteva immaginare un posto migliore.
Il cortile è immenso credo fosse il deposito dei mezzi pubblici di Bologna, al centro troneggiano le ceneri del capannone andato a fuoco l”anno scorso in cui si era allestito un fiorente mercatino dell’usato voluto e messo in piedi da un certo Massimo Zaccarelli che seppur morto improvvisamente, in questo luogo resta presente come nessun altro.
In redazione appeso al muro c’è un numero speciale della Pulce dedicato a lui: un ragazzone robusto con la barba e due occhi che faticano a trovarmi indifferente. Occhi pieni di entusiasmo determinazione, saggezza elementare che sa essere profonda, occhi sorridenti e lucidi da battagliero metropolitano, in un corpo pesante di storia che in quegli occhi trova leggerezza e restituisce speranza.
Non c’è giorno in cui qualcuno non parli di lui, e se non lo fanno le persone lo fanno gli oggetti, la cenere del capannone bruciato in cui restano adagiati oggetti affumicati quasi attendessero che il suo fondatore venga ad organizzare lo sgombero e la ricostruzione. Oppure una sorta di disperato augurio di queste persone che lo hanno amato e che in cuor loro attendono che sia Massimo a rimettere le cose a posto.
E  così l’attesa si è lasciata dietro un anno di ricordi e speranze e un’immobilità che sembra seppellire definitivamente quest’uomo dagli occhi gentili.
Sotto il ponte invece l’attività del giornale prosegue incessantemente, ieri ho partecipato alla riunione di redazione presenziata da Massimiliano, e da bravi giornalisti barboni quale miglior cornice del cortile? Qualche lavandino, una lavatrice, pezzi di bicicletta e qualche metro sopra il brusio gommoso delle automobili che percorrono il ponte, e poi la ferrovia, ma quella dopo poco te la dimentichi. Fare una riunione di redazione in queste condizioni sembra quasi voler sfidare ogni regola o ordine sull’organizzazione del lavoro,  gente  che  continuamente attraversa il cerchio per entrare nel giornale a fare due chiacchiere più o meno inutili e che poi quando esce si aggancia al nostro cerchio per lasciare  commenti, pezzi di giornata vissuta in strada , al dormitorio o a litigare col controllore del Bus che voleva fargli la multa piuttosto che di quella puttana dell’assistente sociale che vuole toglierti l’assegno mensile. Poi uno dei più vecchi barboni comincia ad animarsi ed a gridare alla rivoluzione, al fatto che questi politici andrebbero presi per la cravatta ed appesi per le palle in piazza Maggiore per ricordagli che i barboni qui sono determina,ma la rivoluzione di Antonio è trattenuta dal tappo della birra che tiene in mano, e quando toglierà il tappo gli resterà meno di un litro di ebrezza per affondare la rivoluzione. Tenere il filo della riunione ,almeno per me è faticoso, nessun moderatore e tutti accoglienti rispetto a quello che accade, ma qui nessuno sembra preoccuparsi perché tanto in un modo o nell’altro il giornale uscirà, magari  con una decina di giorni di ritardo, ma tanto chi vuoi che se ne accorga?
A me tocca di approfittare dell’ospitalità di questo cortile in cui la sera alla chiusura del giornale mi intrufolo  da sotto il cancello per andare a dormire sotto una tettoia dietro il capannone dei Bus. Non ho chiesto il permesso, ma ho la sensazione che nessuno abbia voglia  di prendersi la responsabilità di mandarmi via ed allora quando al mattino  mi presento in redazione tutti fingono di non sapere della mia presenza clandestina. “ Dove sei stato, sei sicuro di non volere andare in dormitorio? Ma non hai freddo? Non vorremmo che ti ammalassi” E carinerie che se non altro mi permettono di dormire in un luogo tranquillo.
scantinato carracciMassimiliano sembra armato e determinato a scuotere le coscienze più misere della parte più misera di questa città e organizza un giro allo Zaccarelli, un dormitorio pubblico intitolato a quel ragazzone dagli occhi gentili.
In questo pellegrinaggio la mia identità subisce per l’ennesima volta  un mutamento. Dovrei essere un barbone pedalatore ma oggi sono l’assistente di Massimiano, con lui Caterina e l’aspirante assistente sociale con la ferramenta sul viso.
Un dormitorio pubblico non è un Casting per aspiranti Grandifrattellisti o  IsolaDeiFamosiDipendentiCadodici, qui gli ospiti si rompono il cazzo con un quotidiano che si fatica a digerire  e l’accoglienza  subisce di tutto questo e quando arriviamo a scuotere le coscienze il loro Cazzo si è già dissolto, per qualcuno sopito dell’alcool e nelle polveri impalpabili di sostanze che medicano vite dal sapone del nulla.
L’idea di Massimiliano è di raccogliere le storie per il progetto Redazione di strada in cui siano le persone di strada a tornare a scrivere sul giornale. E ‘ qualche anno che i senza dimora non frequentano il giornale e farli scrivere diventa sempre più difficile, così se loro non vengono al giornale è il giornale ad andare da  loro.
Il nostro entusiasmo sembra essere contagioso e dopo poco gli ospiti cominciano a raccontarsi. E’ bello trovare qualcuno che trova interessante la tua vita e mentre il registratore parte e le nostre macchine fotografiche sparano flash su  questi visi segnati, ci rendiamo conto di essere diventati l’evento della serata. Tutti quelli che riusciamo ad agganciare hanno voglia di raccontare qualcosa della propria vita, qualcuno tira fuori una poesia e le foto della vita precedente fatta di lavoro casa e famiglia, della disfatta che li ha portati in strada parlano meno volentieri se non quelli che in qualche modo hanno fatto pace ed elaborato l’ultimo tratto della   propria vita.
Quello che viene fuori sono una serie di racconti che si fatica ad ascoltare, rendersi conto che quelle storie appartengono al tuo mondo, che sono avvenute a pochi passi dalla tua normalità senza che tu ne abbia avuta percezione, mi fa dire che siamo tutti normali fino a quando non diventiamo barboni. Io di mio ci sono già passato e tutt’ora  ci sto dentro eppure resto ancora incredulo davanti a certe storie, che sono certo di non voler accoglie oltre al momento di questa serata.
Profilo blogHo voglia di Tornare per qualche giorno a Torino, sono qui da un paio di settimane e qualcosa mi dice che devo muovermi, un po mi sento stretto e un po ho bisogno della mia bicicletta, di farmi il caffè in tenda, vedermi scorrere il paesaggio dietro. C’è uno strano sollievo nel vedere continuamente case, alberi e umanità che ti passano a canto per qualche secondo, scoprire all’improvviso un nuovo cartello col nome di un paesino  gemellato un altra parte del mondo, è come sentirsi in due luoghi contemporaneamente. Campanili,fabbriche, pezzi di bosco, mamme col passeggiano  e volerne sempre di più, sempre diversi e nuovi. E ritrovo la leggerezza di stare in tutti i luoghi e in nessuno. Il tempo di una sigaretta e una birra e non appena la pancia da segnali di inquietudine via sulla bicicletta a farmi scorrere il tempo sul viso. Questa inquietudine che si placa dopo il decimo chilometro e quasi svanisce dopo sessanta, ottanta, cento chilometri.
Bella la mia bicicletta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: