Si torna casa

21 ottobre 2008

BaldacchinoSono nuovamente a casa, nellaValle degli Elfi.

E’ periodo di raccolta delle olive e quest’anno la raccolta sembra promettere bene. Sono venuti amici anche dagli altri villaggio.Siamo un monte ed io mi occupo dell’asilo  nel bosco.Mentre i grandi raccolgono le olive e preparano il pranzo io ed un adulto ci occupiamo dei marmocchi.Una passeggiata nel bosco, un saluto alle galline alla mucca ed al vitello e poi tutti nella baracca del bosco a mangiare pane miele e marmellata, un sorso di succo di frutta della casa, due pianti un paio di litigate per contendersi una castagna cruda ed ecco che suona il corno.Il pranzo è pronto e si torna tutti dalla mamma. 

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Letture della domenica

4 ottobre 2008

Saltimbocca alla bolognese   Dedicato a S.V

Saltimbocc

Comoda questa poltrona, se mi sono seduto su una macchia di sperma me ne accorgerò fra qualche secondo.

Il titolo del film o il regista credo che qui non interessino a nessuno e neppure a che punto della storia siano entrati in sala. La trama credo si possa sintetizzare con le parole di mio fratello Alberto: "Comincia con un pompino e finisce con un cazzo in culo".

Fuori dal cinema è luglio e qui come all’Ipercoop c’è l’aria condizionata. Mi vengono in mente le parole del ministro della sanità che consigliava agli anziani  di pascolare nei supermercati per attenuare  il disagio dei calorosi pomeriggi estivi. Qui gli anziani non mancano di certo, appoggiati ai muri o ammassati nelle ultime file chini gli uni sugli atri o stretti fra di loro negli bui a cercare o ritrovare carezze camuffate dal sesso di timide erezioni.

In circa vent’anni che frequento questi "Locali" ho capito che la gente viene qui a cercare fondamentalmente carezze e corpi caldi che possano alleviare  solitudini e abbandoni che hanno il sapore amaro della colpa e della vergogna di essere soli. Una solitudine che molto spesso fa vacillare l’eterosessualità di molti uomini facendoli transitare lentamente dalla condizione di eterosessuali a quella di omosessuali, passando dalla omoaffettività.

Quasi tutti o diciamo molti per salvarsi dallo schifo di un’esperienza di questo genere archiviano tutto nella memoria breve che poi scivola via in energiche insaponate e fiumi di acqua  per ritrovarsi etero un attimo dopo fuori dal cinema.

Personalmente ho un’adorazione per i cazzi, nessuna per gli uomini. Non regalerei mai  un mazzo di rose ad un carpentiere, ma del suo cazzo vorrei sapere tutto. C’è una combinazione di potenza e mistero in un pene che mi affascina sin da ragazzino e che ancor oggi mi provoca stati di turbato eccitamento a cui non riesco a rinunciare ed a cui non vorrei rinunciare mai.

Sullo schermo le solite scene da macelleria messicana, di corpi corrotti dal bisturi e dal silicone, oliati, tonici, performanti ed accoglienti che sembrano pagati a cottimo. Una noi mortale da cui esco concentrandomi sulle ballerine di seconda file, le cosiddette tiracazzi a cui è assegnato il compito di ricaricare i fucili a suon di linguate e bocchini sapienti e generosi.

Di queste instancabili cottimiste che mettono in bocca tutto quello che loro viene dato da mettere in bocca, mi colpisce lo sguardo. La cinepresa è concentrata altrove dunque a queste non tocca interpretare o fingere passione e coinvolgimento, un sorriso è sempre gradito, ma poi rientra lasciandole uno sguardo che nulla a che fare con quel contesto. Se quegli sguardi potessero parlare credo che il dialogo sarebbe pressappoco Così "Si pronto, sono Vanessa che cosa posso fare per lei?" No mi spiace la pratica non l’abbiamo inoltrata noi, qui  forniamo solo informazioni per gli invalidi civili.

Prego e buona giornata.

Ps a breve sarà pronta la seconda parte