Da mangiatori di pasta a raccoglitori di cartone.

10 settembre 2008

Carta da maceroSeimila lire al quintale per il cartone comune e diecimila lire al quintale per la carta “bianca”: riviste patinate e carta da ufficio.

Nessun sindacato, nessun albo. Per raccogliere il catone all’epoca non era neppure richiesta un’età minima, bastava un carretto da traino,uno spirito da esploratori e poco entusiasmo per la scuola e per lo studio.

Quindici, quattordici e tredici anni,un carretto, un secchio per bagnare il cartone ed ecco fatta la ditta post puberale, pre adolescenziale di raccoglitori di cartone. Stefano, Alberto e Donato.

I soliti straccioni del quartiere, pantaloncini corti, ginocchia sporche e magliette fuori taglia raccattate in parrocchia. Al passaggio del carretto sentivi urlare i fratelli Cirulli e suo cugino Enzo “ Ippoveri! Ippoveri”!

Io ero Manisporche per via del lavoretto che avevo trovato da un vecchio ciclista ubriacone, che la sera chiudeva baracca dall’interno per accucciarsi fra camere d’aria appese al soffitto, pezzi di Vespa Special, e latte di vernice Blu metallizzato che avevo rubato al carrozziere pochi isolati più in la.
Per dei ragazzini abituati a trasformare mollette da bucato in aeroplani semplicemente incrociandole, l’essere riusciti ed entrare in possesso di un carretto con ruote vere era una cosa straordinaria, vissuta con entusiasmo e spirito di avventura. A questo si aggiungeva quel minimo guadagno che riuscivamo ad ottene in Cartiera, e così mentre i nostri coetanei facevano i conti con le tabelline, l’algebra e la letteratura Italiana, noi come piccoli giostrai trapezzisti mettevamo a punto tecniche per entrare ed uscire rapidamente dai grandi bidoni.. Se annusavamo che in quel container avremmo potuto dirar su quindici o venti chili di riviste allora uno di noi entrava, un altro teneva il coperchio ed un’altro ancora prendeva i pacchi da fuori e li poggiava sul carretto. Se invece sul fondo o a meta del bidone trovavamo solo un sacchetto bastava alzare il coperchi, bloccarlo fare un balzo e portare la pancia sul bordo, oscillare come una bilancia ed ad ogni immersione afferrare l’afferrabile.Vedere due gambettine uscire da un bidone era sempre uno spettaccolo salvo poi cascarci dentro ed anche lì il divertimento era assicurato.
Tutto vissuto come un gioco che ti fa anche guadagnare, l’obbiettivo minimo era il quintale, tradotti erano l’eqivqlente di duemilalire a testa, un panino una bibita ed un caffe consumati in pochi minuti a fronte di circa quattro ore di lavoro. E la sensazione di essereci procurati da mangiare da soli ripagava di ogni pagella, lettura, sapendo bene che i tuoi compagni di classe stavano chini da giorni sul teorema di pitagora e che tornato a scuola avrei dovuto difendermi con la solita faccia da schiaffi, quel sorriso strafottente di chi sa di poter svoltare da solo in barba ai programmi ministeriali.
La prima lezione di economia applicata ce la diede Antonio, un vecchio raccoglitore di cartone a cui una pressa aveva lasciato solo tre moncherini alla mano sinistra. Era migrato trent’anni prima dalla Sardegna per trovare lavoro alla Fiat e per qualche anno vi aveva lavorato e mantenuto la famiglia. Poi l’infortunio, la pensione di invalidità e la piccola attività di raccoglitore di cartone, che gli consentiva di mantenere la famiglia e persino dare una mano alla nipote, piccola e affascinante sbandatella con capelli rasati e tiniti di rosso. L’alcol e l’eroina se la presero qualche anno dopo e ce la restituirono disfatta, difficile credere che un giorno l’avevamo desiderata, Alberto credo persino che la baciò. Poi anni dopo l’eroina e l’elcool prese anche Alberto ma il metadone lo tiene ben conservato da quindici anni. E come vedere la foto di tuffatore, a metà fra il trampolini e l’acqua, ma con molti denti in meno. Ma questa è un’altra storia.
Antonio la lezione di economia ce la diede suggerendoci un trucco per guadagnare meglio con il cartone. Ci suggerì di andare a raccogliere il cartone alla Crocietta, quartiere della zona residenziale ben nota per le puttane più belle e care di Torino e per i Trans che la notte toglievano il fiato e mettevano a dura prova l’eterosessualità dei maschi più maschi.
Il concetto di Antonio era semplice: "Quelli ricchi leggono di più e leggono le riviste "lucide" e quelle ve le pagano diecimilalire al quintale. Qui non troverete niente solo cartone e giornali da seimilalire al quintale e per farlo pesare di più dovete bagnarlo, ma se in cartiera se ne accorgono non ve lo fanno scaricare"
Scoprimmo che le cose andavano proprio come diceva il vecchio Antonio e un’altra cosa che avevamo compreso era che la letteratura italiana valeva come il Coriere dello sport, seicento lire al chilo.

(Tratto dal diariodi viaggio: Senza Fissa Dimora di Successo)

5 Risposte to “Da mangiatori di pasta a raccoglitori di cartone.”

  1. biancabalena Says:

    Ecco un brano che non avevo letto. Lo metto senz’altro tra i miei preferiti. Tu riesci a delineare personaggi con pochi tratti, e non è da tutti, te l’ho già detto. Scrivi, e ancora scrivi.

  2. balza73 Says:

    Una storia che sembra provenire da un altro tempo, da un altro paese… eppure appartiene ad una persona che mi è vicina, appartiene a te. Segna allo stesso tempo una distanza e una vicinanza, un avvicinamento. Un elemento importante in più per disegnare una biografia che appare sempre più complessa.
    Eppure, a pensarci bene, riconosco nello Stefano di oggi quel bambino. Esattamente.

  3. Momilla85 Says:

    ciao… scusa per l’imperdonabile ritardo, ma quando mi hai lasciato quel commento ero appena partita per le vacanze…al mio ritorno il pc l’ho trovato svampato ed è stato per per un mese in assistenza…

    Dal tempo che è passato forse hai già trovato le tue risposte, se non è così fammi sapere. un abbraccio

  4. MoulinDesBureau Says:

    Ciao Stefano,
    ho trovato questo testo profondamente ispirato, denso e pregnante oltre che provocatorio e intimo. In omaggio ti lascio l’incipit di un libro che sto leggendo che credo abbia molto in comune a questo tuo testo, ti consiglio di leggere il libro, lo apprezzerai molto.
    Visita anche il sito di questo pittore, credo che stupirà anche te 😉
    http://www.wolfango.net/

    A presto, Cristina

    Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie, delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e così in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari. Così in un solo mese presso in media venti quintali di libri, ma per trovar la forza per questo mio benedetto lavoro allora in questi trentacinque anni ho bevuto tanta birra che questa lager formerebbe una piscina da cinquanta metri, un parco di peschiere per le carpe di Natale. Così contro la mia volontà sono diventato saggio e sto adesso accertando che il mio cervello è fatto di pensieri lavorati dalla pressa meccanica, di pacchi d’idee. Una noce di Cenerentola è la mia testa, alla quale i capelli sono bruciati e io so come dovevano essere ancor più belli i tempi in cui tutto il pensiero era iscritto soltanto nella memoria umana, quella volta se qualcuno avesse voluto pressare libri avrebbe dovuto pressare teste umane, ma anche questo non sarebbe servito a nulla, perché i pensieri veri provengono da fuori, accanto all’uomo sono come tagliolini in una gavetta, sicché i Koniáš di tutto il mondo vanamente bruciano libri, e quando quei libri hanno registrato qualche cosa che vale, si sente solo la risata silenziosa dei libri bruciati, perché un libro come si deve rimanda sempre altrove e fuori.

    (incipit tratto da Una solitudine troppo rumorosa, B. Hrabal, Torino, Einaudi, 1991)

  5. anonimo Says:

    Bellisimo racconto,
    l’ho trovato per caso perchè dal 15 dicembre sarò disoccupato,
    e avendo nei miei ricordi da bambino nella periferia nord di Torino,
    stavo ce3rcando di capire se durante le feste potevo fare di nuovo questo tipo di lavoro, e cercavo dei riferimenti do ve portare carta e cartone.
    Il racconto ha risvegliato in me quello che volevo mettere in atto per sbarcare il lunario e dare una mano alla mia famiglia.

    Grazie e se conosci i riferimenti dove portare il cartone me li fai avere per
    favore che è già un pò che giro per cassonetti e sitrova di tutto.

    Ray
     


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