abbandoni

16 settembre 2008

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Abbandoni from bruccoleri stefano on Vimeo.

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Carta da maceroSeimila lire al quintale per il cartone comune e diecimila lire al quintale per la carta “bianca”: riviste patinate e carta da ufficio.

Nessun sindacato, nessun albo. Per raccogliere il catone all’epoca non era neppure richiesta un’età minima, bastava un carretto da traino,uno spirito da esploratori e poco entusiasmo per la scuola e per lo studio.

Quindici, quattordici e tredici anni,un carretto, un secchio per bagnare il cartone ed ecco fatta la ditta post puberale, pre adolescenziale di raccoglitori di cartone. Stefano, Alberto e Donato.

I soliti straccioni del quartiere, pantaloncini corti, ginocchia sporche e magliette fuori taglia raccattate in parrocchia. Al passaggio del carretto sentivi urlare i fratelli Cirulli e suo cugino Enzo “ Ippoveri! Ippoveri”!

Io ero Manisporche per via del lavoretto che avevo trovato da un vecchio ciclista ubriacone, che la sera chiudeva baracca dall’interno per accucciarsi fra camere d’aria appese al soffitto, pezzi di Vespa Special, e latte di vernice Blu metallizzato che avevo rubato al carrozziere pochi isolati più in la.
Per dei ragazzini abituati a trasformare mollette da bucato in aeroplani semplicemente incrociandole, l’essere riusciti ed entrare in possesso di un carretto con ruote vere era una cosa straordinaria, vissuta con entusiasmo e spirito di avventura. A questo si aggiungeva quel minimo guadagno che riuscivamo ad ottene in Cartiera, e così mentre i nostri coetanei facevano i conti con le tabelline, l’algebra e la letteratura Italiana, noi come piccoli giostrai trapezzisti mettevamo a punto tecniche per entrare ed uscire rapidamente dai grandi bidoni.. Se annusavamo che in quel container avremmo potuto dirar su quindici o venti chili di riviste allora uno di noi entrava, un altro teneva il coperchio ed un’altro ancora prendeva i pacchi da fuori e li poggiava sul carretto. Se invece sul fondo o a meta del bidone trovavamo solo un sacchetto bastava alzare il coperchi, bloccarlo fare un balzo e portare la pancia sul bordo, oscillare come una bilancia ed ad ogni immersione afferrare l’afferrabile.Vedere due gambettine uscire da un bidone era sempre uno spettaccolo salvo poi cascarci dentro ed anche lì il divertimento era assicurato.
Tutto vissuto come un gioco che ti fa anche guadagnare, l’obbiettivo minimo era il quintale, tradotti erano l’eqivqlente di duemilalire a testa, un panino una bibita ed un caffe consumati in pochi minuti a fronte di circa quattro ore di lavoro. E la sensazione di essereci procurati da mangiare da soli ripagava di ogni pagella, lettura, sapendo bene che i tuoi compagni di classe stavano chini da giorni sul teorema di pitagora e che tornato a scuola avrei dovuto difendermi con la solita faccia da schiaffi, quel sorriso strafottente di chi sa di poter svoltare da solo in barba ai programmi ministeriali.
La prima lezione di economia applicata ce la diede Antonio, un vecchio raccoglitore di cartone a cui una pressa aveva lasciato solo tre moncherini alla mano sinistra. Era migrato trent’anni prima dalla Sardegna per trovare lavoro alla Fiat e per qualche anno vi aveva lavorato e mantenuto la famiglia. Poi l’infortunio, la pensione di invalidità e la piccola attività di raccoglitore di cartone, che gli consentiva di mantenere la famiglia e persino dare una mano alla nipote, piccola e affascinante sbandatella con capelli rasati e tiniti di rosso. L’alcol e l’eroina se la presero qualche anno dopo e ce la restituirono disfatta, difficile credere che un giorno l’avevamo desiderata, Alberto credo persino che la baciò. Poi anni dopo l’eroina e l’elcool prese anche Alberto ma il metadone lo tiene ben conservato da quindici anni. E come vedere la foto di tuffatore, a metà fra il trampolini e l’acqua, ma con molti denti in meno. Ma questa è un’altra storia.
Antonio la lezione di economia ce la diede suggerendoci un trucco per guadagnare meglio con il cartone. Ci suggerì di andare a raccogliere il cartone alla Crocietta, quartiere della zona residenziale ben nota per le puttane più belle e care di Torino e per i Trans che la notte toglievano il fiato e mettevano a dura prova l’eterosessualità dei maschi più maschi.
Il concetto di Antonio era semplice: "Quelli ricchi leggono di più e leggono le riviste "lucide" e quelle ve le pagano diecimilalire al quintale. Qui non troverete niente solo cartone e giornali da seimilalire al quintale e per farlo pesare di più dovete bagnarlo, ma se in cartiera se ne accorgono non ve lo fanno scaricare"
Scoprimmo che le cose andavano proprio come diceva il vecchio Antonio e un’altra cosa che avevamo compreso era che la letteratura italiana valeva come il Coriere dello sport, seicento lire al chilo.

(Tratto dal diariodi viaggio: Senza Fissa Dimora di Successo)