Il mazzo di chiavi

28 luglio 2008

faccia per post ToporAgosto è il mese dei suicidi.
E’ alta stagione per la psichiatria, trovare un posto letto in repartino è quasi impossibile, ma se sei abbastanza fortunato puoi ancora trovare posto nella  provincia. Dipende da chi c’è di guardia in pronto soccorso.
Villa Cristina alla periferia di Torino?
“No lì non ci voglio tornare” Ci avevo trovato Michela del gruppo di alcolisti, non mi riconobbe, sembrava che le avessero gonfiato la faccia come un canotto, la pelle del viso liscia e molle come le dita cotte quando si lavano i piatti con l’acqua calda. Gli occhi vuoti che guardavano al vuoto: l’opera devastatrice degli psicofarmaci e di una vita che ti insegue, perché senza quel corpo non ci sarebbe vita. Quella vita.
Ho trovato la chiave! Bello, ma perché non ci avevo pensato prima. Mi sale la pace e mi si sciolgono i sassi  nello stomaco, covo di pugni annodati e dimora di tutte le angosce.
Quando stai così di merda non servono neppure gli psicofarmaci e non servirebbe neppure riavere il mio amore.
Ma adesso tutto questo non conta, ho trovato la chiave, la pace.
Mi dispiace solo per Zora, quaranta chili pelo nero lucido, fedeltà e fiducia incondizionata. Di lei credo e ne son certo se ne occuperanno Maria Grazia e Sergio.
La gomma che il vicino usa per innaffiare il giardino dovrebbe essere della stessa misura della marmitta dell’APE 50.L’ho smontata e rimontata il mese scorso e la gomma la vedo tutti i giorni. Se dovesse essere troppo stretta posso scaldarla sul fornello ed allargarla mentre se fosse troppo larga in laboratorio dovrei avere sicuramente una fascietta  nella Scatola Magica.
Ci sono voluti dodici anni per averla così fornita. E’ una vecchia scatola di biscotti in lamierino leggero in stile tarda Liberti con i caratteri delle lettere giallo oro tipiche degli anni 40/50. Un artigiano non può fare a meno di una Scatola Magica. Quando al sabato ripulivo il laboratorio riponevo tutte le viti e chiodi che trovavo in terra o sul fondo dei cassetti e dato riporle tutte negli appositi separatori sarebbe stato un delirio li riponevo nella scatola dei biscotti. Dopo dodici anni potevo trovarci tutto di tutto, e di tutte le misure: chiodi, viti, rondelle,dadi, bulloni e fascette. Ah è vero, mi stavo perdendo!
Prendo il coltello e vado a tagliare un pezzo di tubo, dalla marmitta all’abitacolo ce ne vorranno due metri e mezzo. La cilindrata dell’Ape è 50 centimetricubici ed in proporzione lo scarico dovrebbe avere un diametro non superiore al centimetro e mezzo. Nessuna fascetta metallica entra che è un piacere, ed è un piacere vedere che dopo tanti anni di lavoro, posso fare a meno del metro e del calibro. Il tempo di un sorriso compiaciuto e poi porto la gomma nell’abitacolo, mi siedo e tiro la porta. Mi chiudo dal dentro, mi chiudo dal fuori.
Alzo la leva dell’aria, giro la chiave e pigio lo START. Attendo alcuni secondi e quando il motore comincia a singhiozzare abbasso la leva per ridargli ossigeno.
Gesti essenziali, misurati, senza incertezze, come se lo avessi sempre fatto.
Mi coglie un senso di pace che non ricordo di aver mai provato, trovo persino il tempo di prendermi in giro.
“Certo che per un asmatico è proprio un modo del cazzo per morire”. Che faccio torno un attimo in casa a prendere i broncodilatatori? E se comincio a tossire? Vorrei morire addormentandomi e non sputando pezzi di polmone!
Immagino i titoli dei giornali: “Artigiano asmatico si suicidi con i gas di scarico, trovato in un lago di sangue”.Merda così no! Che figura da fesso. E  giù a ridere in questa nuvola di fumo. Mi è sempre piaciuto il profumo della benzina e dell’olio sintetico bruciato, mi ricorda quando da ragazzino nell’officina del vecchio questi accendeva le moto dentro l’officina incurante della presenza dei clienti.
Che pace. Adesso. Qui’ dentro. Comincia a bruciarmi gli occhi, a raschiarmi la gola e mi chiedo se lo sto’ facendo veramente. Se mi stò ammazzando veramente. Peccato perdere questa pace proprio adesso che l’ho trovata.
Non posso rinunciare al mio progetto, ho scritto anche l’ultima lettera con tanto di scuse e indicazione per il cane. Che dire poi della mia autostima?
Già la sento mia madre “Cominci mille cose e non ne finisci neanche una”.
Questa volta però vorrei finirla con la pace di questo momento.
E se riuscissi a trovare questa pace fuori? Forse non l’ho cercata abbastanza, forse non l’ho cercata nel posto giusto.
Questi ultimi tre quarti d’ora li ho vissuti serenamente, e se ci fosse il modo per allungarli ancora una volta, due volte,tre…
No non è possibile!
E se invece lo fosse?
Ho trovato la chiave, la seconda oggi, oppure la stessa che chiude e apre?
Spengo il motore. Proviamoci.

Tratto dal  diario: Alkoliker senza fissa dimora di successo. Scritto nel Luglio 2007

18 Risposte to “Il mazzo di chiavi”

  1. balza73 Says:

    Per lungo tempo mi sono tenuto a debita distanza da questo manoscritto di Stefano. Scritto di getto, in un getto benefico di lacrime. Eppure era (ed è) un gioiello che mi sono portato nella borsa per alcune settimane.
    Mi sono tenuto a distanza da questo scritto, insieme a me anche il suo autore… e forse è giusto così: perchè quello era il momento di scriverlo, ma questo… e solo qujesto è il momento giusto per leggerlo.
    Ed ora è qui per voi: dopo che è stato depurato da streghe e fantasmi. Ma che fatica.

  2. anonimo Says:

    Max immaginala interpretata dal Macchia,cazzo spacca.
    StefanoBici

  3. TYTTY_ Says:

    bellissimo post..

  4. biancabalena Says:

    E’ un pezzo bellissimo, senza sbavature, chirurgico ma non freddo, tutt’altro. Arriva.
    A che punto è il lavoro sul manoscritto?

  5. analkoliker Says:

    @biancabalena
    Il manoscritto va lentamente, le condizioni non sono ideali per scrivere ma lo sono per vivere pienamente per cui se il libro dovrà aspettare allora che aspetti.
    Un caro saluto

  6. anonimo Says:

    Curata la descrizione del diametro del tubo e l’attenzione per le chiusure alla marmitta, ma se per antonomasia il suicidio con gas di scarico è stato associato all’idea del trapasso indolore e tranquillo, del relax e del non cruento, l’ambientazione nell’Ape va contro a questo principio, data la posizione seduta e un successivo accovacciamento in un abitacolo assolutamente ristretto. Ma la domanda vera a mio avviso è: come si fa ad infilare un tubo di gomma in un finestrino senza lasciare filtrare aria dall’esterno ? Se si chiude il finestrino si strozza anche il tubo.
    ciao

  7. analkoliker Says:

    Non conosci l’Ape e questo non è una colpa.
    Le portiere dell’Ape sono di lamiera sottile e dunque basta praticare una leggera flessione allo sportello nella parte inferiore che il tubo di gomma non si strozzera.Se a questo aggiungi che Gas per loro natura vanno verso l’alto, e che la piccolezza dell’abitacolo consentono una buona concentrazione dei gas, comprendi che quella piccola infilfrazione di ossigeno che arriva dalla parte bassa dello sportello, posso al limite allungare lo stato di sonno che dolcemente ti portaalla morte.Quel tanto che mi ha consentito di riaffezionarmi alla vita.

  8. analkoliker Says:

    Max ci frequentiamo da quattro anni e ti riscopro più spesso nei commenti.
    Le tue parole che per me sono recensioni preziosissime non sempre ti restituiscono altrettanta generosità.
    la tua scrittura è pari solo alla tua riservatezza, eppure racconta quello che ppoco traspare nel quotidiano.Sono la tua “biografia” più autentica, ed un fortunato letto.
    Con l’affetto e la stima di sempre.
    Non temere ci sarà anche il tempo per amarsi meno, dunque continua ad essere generoso.
    ……………………………………

  9. soylu Says:

    no…io credo che il libro non possa aspettare…o forse sono io che non posso aspettare Stefano! Soffro di una malattia atroce Bibliofilia acuta e cronica (proprio come la mia epatite) quindi ti prego …affrettati!! Ora che ho cominciato non posso fare più a meno di leggerti!

  10. balza73 Says:

    @8 Trovo della verità in quello che dici; non lo saprei ri-dire con altre parole, però sento che c’è uno sguardo sincero che vede.
    Che dire? La parola scritta prosegue nel darmi soddisfazioni ogni giorno che passa; uno strumento adeguato al grande bisogno primario dell’uomo: la comunicazione.
    Mi piace far stagionare le parole e dunque anche le emozioni. Questo è l’effetto spiazzante, forse. In effetti farei molta fatica a dire quello che scrivo, anche se è un esercizio sul quale sto lavorando da tempo.
    Questo tuo commento 8 per esempio è denso, è molto denso. L’ho riletto più volte ed ogni volta ci trovo qualcosa, anche di me.

    Un abbraccio a tutti quelli che, come noi, hanno un problema con la felicità.
    Max

  11. anonimo Says:

    Un augurio di buon lavoro e ispirazione per il tuo libro. Il brano citato mi è piaciuto molto. Il mio primo libro lo scrissi nel 1974, lo presentai ad una casa editrice di Milano. Mi ricevette un lettore che mi apostrofò con queste parole “Ma lei crede che basta aver fatto la puttana a Tangeri per scrivere libri ?”. La seconda esperienza fu altrettanto traumatica ma curiosa: presentai un mio testo autobiografico “passeggiata nel delirio” ad una dozzina di grosse case editrici, avevo anche due presentazioni, come si suol dire con i controcazzi. 11 case mi risposero di no per lettera, 1 col no mi inviò, non so perchè anche il commento del lettore, commento nel quale il mio modo di scrivere era giudicato infantile e poco letterario. Bene lo misi nel cassetto e lo presentai a Bologna a un Concorso letterario di narrativa inedita nella sezione storica e vinsi il primo premio di 10 milioni che allora non erano proprio uno sputo. Ma ciò che mi diede più soddisfazione fu il commento della giuria, composta da tre scrittori e due giornalisti che così citarono il mio lavoro “non esiste paragone nella testualità novecentesca” !! Mi sono ripreso così la mia rivincita. Ti auguro di non passare il mio calvario e di non perdere mai la voglia e l’ispirazione davanti alle difficoltà. Che purtroppo ci sono in tutto il mondo della culutura italiota. Un caro saluto Maurizio Rotaris

  12. anonimo Says:

    Bello il tuo pezzo, mi piace perchè “sta in piedi” anche come racconto breve. Poi sono d’accordo con Maurizio: il mondo dell’editoria è veramente una pena. Ne ho anch’io esperienza. L’ultima volta che ho inviato un mio testo sulla storia di una donna stuprata, a un super sponsorizzato sito per nuovi autori, mi rispondono che “pubblicheranno” il mio testo basta che pago 2000 euro come contributo e loro mi danno in cambio 100 copie del mio libro (20 euro a copia) che posso rivendermi ad amici e parenti. Mi danno le 100 copie solo dopo che ho saldato tutto, nel caso pagassi a rate, se non saldo tutto, non mi danno ne le 100 copie, ne indietro niente di quello che ho già pagato, scritto sul contratto !!!! Nel caso pago tutto e loro mi han dato le 100 copie, poi mettono il mio lavoro sul loro catalogo Internet, in lettura online, ma ti rendi conto ? Non li ho mandati a cagare perchè non avevo nemmeno voglia di scrivere, ma provare per credere, se vuoi ti do l’indirizzo. E sono quasi tutti così. Fai bene tu a mettere le tue cose su web, come ha fatto Mau col suo libro. Un saluto e a presto, ciao Elisa

  13. anonimo Says:

    Ragazzi che cos’è questo cordone sanitario?Tranquilli tranquilli, se sono sopravvisutto a me stesso penso di poter affrontare anche un editore.
    E poi il libro posso vendermelo anche da solo per strada.Tranquilli.Non ho il mioto dell’editore mi basta l’approvazione dei lettori che inciampano nei mie scritti bastardamente autobiografici.

  14. anonimo Says:

    No, no tranqui, vai avanti così che vai bene, era solo una digressione su esperienze negative di autori con l’editoria ufficiale. La diffusione via web e di strada è ottima e diretta. Può dare di più.
    Ottimo, ciao Maurizio

  15. 4lt4ir Says:

    Ciao Stefano, questo racconto non prende solo il cuore ma sembra attaccarsi anche alla pelle…

    Domani parto e tornerò all’incirca il 20. Tornerò leggerti 🙂

    Mutty

  16. ivyphoenix Says:

    ciao mi sono guardata la tua video intervista in quel della stazione di milano.. sei tosto.. non ti preoccupare che anzi.. un vero scrittore “maledetto” lo aspettiamo in tanti

    ah.. ecco uno di quelli che mi hanno fregato il nick edera su gmail.. l’ho dovuto modificare alla latina con H iniziale e altro…

  17. Deathshake Says:

    E cosa posso dirti io, che nel leggerti resto rapita?

  18. analkoliker Says:

    Che dire Fiore,
    bello poterti reapire.
    Sempre.
    Un abbraccio


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: