Chioccila letteraria

4 marzo 2014

Buon giorno,
io sono la Chiocciola letteraria, l’ultima impresa di Stefano, diciamo che è il mio papà. Mi ha voluta e costruita pezzo per pezzo. Sono una figlia di legno, cartone, carta, polistirolo, chiodi, colla, un filo di silicone e resina per prevenire le rughe.
Papà è nomade, ama scrivere, ascoltare, sulla strada ha pubblicato due libri, qui nella chiocciola letterari potete chiedere di leggerne alcuni frammenti e poi se credete comprare l’ultimo libro “ L’allevatore di farfalle” racconti brevi e poesie scritti in dieci anni di nomadismo in giro per l’Italia, prima in bicicletta compiendo ventisette mila chilometri, poi qualche pausa ed oggi qui nella mia pancia di legno e cartone.
Lui dice che sono una figlia stanziale dentro e nomade fuori.
Sono la sua casa, il suo lavoro, io sono troppo piccola per sapere cosa sia il lavoro, Papà dice che è quella cosa che al mattino ti fa trovare sul tavolo il caffè latte e i biscotti.

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La Chiocciola letteraria

1 febbraio 2014

I preparativi per la Chiocciola proseguono serrati e con entusiasmo, altro che scrittore!
Credo sia una delle cose più interessanti che abbia fatto in vita mia, ma lo giudicheremo solo quando sarà terminata. Il progetto si modella giorno per giorno.a7

IL FUGGITIVO

4 gennaio 2014

Per fare bene il barbone non dico che devi aver fatto lo scaut, però aiuta

Decidere di lasciare la casa è stato doloroso, una settimana di attesa, di sonni tormentati e poi il giorno prima di partire, per costringermi a scendere in strada ho praticamente demolito l’appartamento per renderlo inagibile. Da bravo artigiano ho fatto tutto con metodo, senza disturbare i vicini: spaccato gli armadi, smontato porte e finestre e divelto i cardini  di modo che risultasse impossibile rimontale, strappato l’oblò della lavatrice e taglia i cuscini del divano e infine gettato il telefono con tutta la sim. La televisione l’ho risparmiata per l’ultima notte. Non ho salutato nessuno. Alcuni giorni dopo, con un certo turbamento ho realizzato che quel gesto era rivolto a mio padre morto ormai da anni, e mi chiedo quanto tempo ci voglia ancora per perdonare. Non reggo questa casa, non reggo il palazzo, la strada, la città, il mio paese, non reggo gli esseri umani sempre più inumani. Non reggo le persone che amo anche se continuo ad amarle. Sento il dolce desiderio di affidare per l’ennesima volta il mio destino ai pedali della compagna di sempre,la bicicletta In bicicletta i bisogni si riducono al minimo e la possibilità di realizzarli aumenta Ho un insaziabile fame di visi nuovo, di nuovi profumi, diversi dai miei e dai vostri e dunque parto. Ho paura, fiducia in un destino migliore ed è al destino che affido la vita di dopo, quella che non conosco e che son certo che arriverà. Quanto possa durare questo spostamento in bicicletta non posso saperlo, sarà un giorno alla volta. Parto con la terapia. Mi sposterò fra il Piemonte la Liguria e la Lombardia, resto in zona per via dei rapporti che ho instaurato e per via delle analisi del sangue che mi legano all’ospedale. Parto alla ricerca di piccoli mondi sommersi da raccontare, terrò un diario che appena possibile metterò in rete. Nessuna fuga, nessun barbone, nessun disadattato, questa è l’ennesima storia di “Cervelli in fuga”. Registro per l’ennesima volta la sconfitta dell’intero sistema. Amerò le persone che incontro per due minuti o due ore come se fosse per tutta la vita e poi ripartirò. Se ho paura? Certo che si, la stessa che provo quando infilo la chiave nella toppa della serratura della mia casa, ed è per questo che la abbandono, che sfuggo.

Riparto da qui, dopo dieci anni ancora nomade

Casa

Immagine

Reparto R.A.F: riabilitazione alcol farmaci

Struttura sobria, pulita con amplio parco e acquario con pesci rossi e tartarughe, luogo ideale per gli inciuci che nascono in reparto fra i degenti, al tempo stesso luogo super presidiato dagli infermieri e dai Frati che lavorando qui da anni e che tutto vorrebbero tranne che da un momento all’altro spuntasse qualche uccello o capezzolo sfuggito dal controllo della RAF.

Gli operatori sono tutti estremamente gentile, altro discorso per le donne delle pulizie che lavorano per qualche cooperativa esterna che si limitano ad ignorare tutti, essere gentili con un lavoro di merda simile pare non glie lo faccia digerire meglio.

Il reparto è una struttura a croce esattamente come il crocefisso, lungo il corridoio principale ci sono le stanze, la sala degli infermieri, quella del dirigente e dei vari specialisti, tutte femmine da mordere con lo sguardo, altre a cui strapperei volentieri la figa a morsi, ragione per la quale credo abbiano messo nella flebo medicamenti che mi hanno falciato le erezioni e con questo un’elevata parte della mia attività. In questi anni ho smesso di giocare a pallavolo, correre , suonate la chitarra, ridurre il mio impegno nel volontariato e mai avrei rinunciato alla sessoautonomia, vivrò di ricordi per un mese e poi ricomincio con gli allenamenti: toglietemi tutto ma non il mio giocattolo.

Stanza n° 4 letto n° 24 tre ospiti su quattro, si vede che non c’è poi così tanta gente che beve o che chiede aiuto.

L’infermiera mi indica il letto, mi consegna la chiave dell’armadietto con la raccomandazione di non lasciarlo aperto:

” Non succede mai nulla, ma sa comè “? Rassicurante.

I due ospiti son distesi sul letto, uno con le cuffie e l ‘altro anche, sembra che attendano in prete prima dell’esecuzione,

l’accoglienza non è certo calorosa, daltronde molti di quelli che si ricoverano non vedono l’ora di uscire, per altri è la prima volta e non sempre lo hanno scelto volontariamente: ce li manda la famiglia o il datore di lavoro, il sert o sono reduci da qualche incidente stradale ed in qualche modo devono dare segni di redenzione. Sono pochi quelli che vengono qui volontariamente chiedendo aiuto al medico di famiglia o a qualche gruppo alcologico.

Il primo è un ragazzo rumeno di trent’anni circa, asciutto, di poche parole, due giorni dopo parlando con la moglie ho saputo che fa il muratore, l’altro invece è un signore di sessant’anni di circa ottantacinque chili, vestito da contadino la domenica, spettinato e poco incline a farsi la doccia, me ha confessato oggi la moglie dopo averlo spedito in bagno a lavarsi. Entrando in stanza sentivo una puzza di marcio ed ho sempre pensato fossi io, mentre scrivo son qui davanti a me con lei che gli elenca i benefici di un detergente piuttosto che l’altro ” Ti ho portato anche il detersivo per i panni” Mi guarda sconsolata ” Vorrà dire che me lo riporto a casa”

Inizialmente mi inquietava un poco poi quasi subito avevo visto una foto in una bella cornice bianca sul comodino, da lontano ovviamente non vedevo nulla e poi quando mi avvicino immaginando di vedervi ritratta la moglie, invece vedo la foto di una cane, un bastardino dal pelo marroncino chiaro accucciato in terra con lo sguardo adorante, verso verso il suo padrone.

Una radiolina tutta colorata di quelle che si regalano ai bambini tipo la radio della fidanzata di Topolino e li mi si stringe il cuore. Mastica tutto il tempo Big Babol rosa.

Comincia a parlare con un filo di commozione, gli chiedo come sta, non mi aspetto grandi discorsi ” Fra due giorni vado via, voglio tornare dal mio cane e dalla mia casa e con le lacrime aglio questo mezzo orco arrivato dalla campagna, con agli occhi lucidi dice ” I primi quattro giorni qui ho pianto, volevo solo andare via da qui, e poi di sicuro quel povero cane me lo hanno fatto ingrassare, ma adesso che torno lo faccio correre io “

La stanza di un ospedale è come una piccola borgata, tutti si vedono, si parlano si conoscono, una sorta di piccolo mondo nel mondo con la caratteristica che in questa borgata è possibile abitaci solo per ventinove giorni, il tempo minimo necessario per la disintossicazione dall’alcool.

Qui siamo arrivati tutti in tempi differenti, io sono stato l’ultimo ad arrivare e come per tutte le relazioni ci sono voluti alcuni giorni prima di parlarsi, ci si limitava ad un educato saluto e poi ognuno si rintanava nella propria casa letto ad ascoltare la radio o a guardare il soffitto.

Ieri finalmente Orlando ( L’orco venuto dalla campagna ) mi si avvicina mentre cazzeggiavo al computer. Orlando con le mani dietro la schiena, passettino dopo passettino si avvicina al tavolo al mio fianco e mi chiede “ Cosa ci vai sempre su quel baracchino li, a che cosa serve”?

Difficile spiegare ad un anziano cosa sia un computer e quali cose si possano fare usando solo le parole.

Venga Orlando si avvicini. Di che paese è lei “

Mondovì, son sempre stato li, ho fatto le scuole , ho lavorato, mi sono sposato. Tutto a Mondovì”

Le piacerebbe vedere la sua casa adesso, il suo paese, la piazza del municipio “?

Si ma fini a domani che torno a casa come si fa”

Dentro di me so che gli sto preparando una magia che non avrebbe mai potuto immaginare e apro Google Map, digito Mondovi e appare la cartina, stringo l’immagine e gli dico “ La riconosce “

Ma si mi sembra Mondovì, no no è Mondovì. O basta là, esclama in piemontese” E finalmente arriva il primo sorriso di questi giorni

Ma lui non sa che siamo solo all’inizio della magia che gli sto preparando e clicco sulla funzione satellite in cui è possibile vedere il paesaggio fotografato dall’alto.

Ecco Orlano questa è la foto del tuo paese vista dal satellite, vediamo se riusciamo a trovare la tua casa”Lui guarda, riguarda, non è abituato a vedere il suo paese dall’alto, ma dopo pochi secondi comincia a riconoscere una grande fabbricato. “ Ecco quella è la fabbrica dove ho lavorato per quindici anni, Un travai d’merda ( Un lavoro di merda )Ecco io abito li vicino alla fabbrica, quella è la casa di mio cugino che fa il muratore, la casa la costruita tutta lui con l’aiuto della mogli, ci ha messo dieci anni perché in settimana lavorava e il sabato e la domenica era sempre li a farsi la casa.Questo grosso qui è il lavatoio e quella vicino è la mia casa”Stavolta sorride di gusto, scuote la testa e dondola goduto.La magia però non è ancora finita, porto il cursore sull’omino arancione e lo trascino sotto casa sua e un attimo dopo appare la sua casa sul mio monitor, adesso è bello che bollito, si agita un po stupefatto, una cosa così non l’aveva mai vista e io sono felice di essere stato il primo a fargliela vedere. Adesso siamo finalmente amici.E poi lo strappo quando stamattina lo vedo riempire le borse delle sue cose, è chiaro che lo stanno dimettendo e io vengo a saperlo solo adesso e in questo modo che sento brutale, poco più di un’ora e l’atto finale con gli infermieri che disinfettano comodino, letto e il cambio di lenzuola che cancella ogni traccio del mio amico Orco.

Bruccoleri Stefano

 

Book trailer

26 novembre 2012

L’allevatore di farfalle

Il mio prato

26 novembre 2012

Arredo i cunicoli e le pareti del cuore di fili sottili d’erba gatta con la frangetta lunga. Dipingo valvole cardiache e ventricoli con i colori dell’autunno ancora caldo.
Un ciuffetto di ricordi da tenere in tasca durante il giorno e sotto il cuscino la notte.

 

Due giorni come ragazzini con i capelli invecchiati, la pelle ispessita dagli anni, il cuore piccolo come al liceo. L’incertezza resta giovane. Un piccolo gesto che lascia ad entrambi piccoli graffi che nessuno avrebbe voluto infliggere all’altro e quel non essere mai riusciti a salutarsi in stazione senza che il treno si porti via con spietata puntualità un pezzetto di noi.

Salutarti al binari 16 in una stazione di una città che non conosco non lo posso sostenere
Avrei preferito non averti incontrata e amata.
la prossima volta, mio sottile filo d’erba vengo in bicicletta con la tenda e due cuscini e una bottiglia di vino.La notte credo la troveremo li ad aspettaci.

 

Gattini

13 ottobre 2012

Questa mattina lo psichiatra mi ha detto ” bene Stefano, in questo periodo abbiamo fatto un ottimo lavoro, se sei daccordo direi di rivederci una volta al mese. Chiamami immediatamente e senza indugi quando comincierai a mettere gatti gattini e affini sulla bacheca di Facebook che rimoduliamo la terapiaImmagine

Le persone che …

7 ottobre 2012

Le persone che incontro riescono a fare quello che da sempre non so fare. Amarmi.
Il mondo degli altri non combacia col mio, quello in cui mi perdo, mi frantumo, mi tremo.
Il mondo degli altri mi nutre, il mio mi affama.MONDI

IL DOMATORE DI DRAGHI

5 ottobre 2012

Accade sempre più spesso di ritrovarmi disancorato dalla realtà, fenomeno che con gli anni si manifesta sempre più subdolamente.

Approfitto di questi momenti di ancoraggio alla realtà per tentare, scrivendo di mettere a fuoco il meccanismo diabolico che mi disallinea portandomi così in una sorta di mondo parallelo sempre più spesso carico di paura.

Scrivo accompagnato dal dubbio sulla mia attuale ubicazione, potrei essere qui o dall’altra parte, oppure dall’altra parte col dubbio di essere qui. Oppure in transito da una realtà psichica all’altra. Non cerco la risposta adesso, so bene che non la troverò.

Uso le parole come una piattaforma a cui legarmi per il tempo più lungo che mi sarà possibile e restarci aggrappato nella speranza di averlo fatto nel mondo buono, quello privo di paura.

“ Dicono che la vicina di casa abbia appena partorito, sul fatto che fosse rimasta incinta l’avevo sentito dire anche dalla madre in una furibonda lite notturna con il compagno. Lo aveva affermato davanti ai poliziotti che erano intervenuti dopo che l’uomo aveva quasi demolito l’appartamento. Lui era stato allontanato dalla donna per diverso tempo finché poi con la coda fra le gambe era stato riaccolto in casa.

Lo vidi una sera entrare in cantina, venni poi a sapere che aveva ripulito la cantina.

La figlia la vedo tutti i giorni e mai col bambino in braccio, ha il seno piccolo che al massimo potrebbe contenere tre cucchiai di latte, non sento mai piangere un bambino, non vedo carrozzelle o pannolini nella borsa della spesa.

Chi era incinta e dov’è il bimbo?

Non possono essere stati così stupidi da averlo seppellito in cantina.

Mi sale l’ansia, camminino su e giù per la casa, mi siedo e mi rialzo continuamente.

E se suonano alla porta? Spengo la radio e cammino scalzo per non far rumore, spengo anche il cellulare e cerco di respirare lentamente.

Cazzo sono finito di nuovo dall’altra parte un’altra volta, devo trovare il modo di tornare indietro. Non ci sono bambini, non ci sono amanti che li uccidono, c’è solo una cantina ripulita e basta.

Riaccendo il cellulare, la radio e mi infilo le ciabatte, bene sono riuscito a tornare indietro pronto e con un filo di ansia a domare il prossimo Drago.Immagine